Federico Iarlori
From Paris with blog
28 Novembre Nov 2017 1144 28 novembre 2017

Glifosato: Macron è un eroe o si sta arrampicando sugli specchi?

Macron3

“Sarò il leader di un’Europa che protegge”, aveva ripetuto fino alla nausea Emmanuel Macron durante la campagna elettorale delle ultime Presidenziali. Sì, peccato però che ieri, il Comitato d’appello dell’Unione europea abbia rinnovato l’autorizzazione per l’utilizzo del glifosato - il tremendo erbicida cancerogeno inventato dalla Monsanto - per altri cinque anni. Eccola, insomma, l’Europa che protegge (la nostra salute). Sono diciotto gli stati membri che hanno votato a favore. Tra questi, c’è a sorpresa anche la Germania, che in una prima votazione si era astenuta e che alla fine avrebbe ceduto - come scrivono alcuni commentatori - alla pressione della Bayer, che sta per acquisire la suddetta Monsanto. Sono solo nove, invece, gli stati che hanno votato contro, tra cui l’Italia (ogni tanto una buona notizia) e… la Francia di Macron.

La votazione dei membri dell'Ue (Afp)

Macron, dicevamo, è il Presidente forte all’interno dell’Europa che protegge, ma, a quanto pare, l’Europa, quando si tratta di soldi, di lui se ne frega alla grande e va dritta per la sua strada. Il problema è che adesso bisogna spiegarlo ai francesi, che a quella storia del Presidente forte e dell’Europa che protegge ci avevano creduto - o quasi. Come trasformare una sconfitta politica in una vittoria? Come uscire a testa alta da questa faccenda e vestire i panni dell’eroe che non vuole sacrificare la salute dei cittadini al business delle multinazionali? Semplice, basta andare su Twitter: “La Francia proibirà l’uso del glifosato nel giro di tre anni al massimo”, ha promesso Monsieur le Président con tanto di hashtag tamarro #MakeOurPlanetGreatAgain. Tutto questo, alla faccia del ministro dell’Agricoltura Stéphane Travert, che invece si era rallegrato per la decisione presa dall’Unione europea, e di chi da Bruxelles gli ricorda che abbandonare il glifosato non è una passeggiata, visto che, secondo gli esperti, richiederebbe dai cinque ai sette anni per non svantaggiare pesantemente l’agricoltura europea in termini di competitività internazionale. Ma perché riflettere seriamente sui problemi quando uno può fare il figo su Twitter?

Morale della favola: l’Europa continua a fare impunemente il gioco delle multinazionali, Macron si salva la faccia con un tweet e noi continueremo a morire di cancro.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook