Daniele Grassucci
Dopo Skuola
1 Dicembre Dic 2017 1520 01 dicembre 2017

Fake News, per riconoscerle chiediamo una mano ai più giovani

Fake News

Finalmente ci si accorge che esistono le fake news. E che sono molto pericolose, anche per la politica. Perchè fino ad oggi sembrava fosse un problema solo per i più giovani. Dall'alto della loro torre d'avorio, molti 'soloni dell'informazione' avevano quasi sempre puntato il dito contro i ragazzi, visti come sprovveduti e involontari 'untori' del web. La loro costante frequentazione dei social network portava ad un teorema sin troppo semplice: passano tante ore laddove nascono e si propagano le bufale online, di conseguenza - con i loro like e con le loro condivisioni - sono quelli che alimentano questa piaga. Si sbagliavano di grosso. Le cose non stanno proprio così. Lo ha dimostrato una ricerca effettuata da Skuola.net per conto della Polizia di Stato, in occasione del lancio di ‘Una Vita da Social’, la campagna di sensibilizzazione alla lotta contro le 'fake news' , giunta alla sua quinta edizione.

Ebbene, effettivamente gli utenti del web si dividono in due grandi emisferi: da una parte gli ‘under25’, dall’altra tutti gli altri. Ma a ruoli invertiti rispetto al quadro dipinto dall'opinione pubblica. Perché il 93% dei ragazzi tra gli 11 e 25 anni sostiene di saper distinguere tra una ‘fake news’ e una notizia vera. Ovviamente con dei distinguo: di questi, 1 su 3 dichiara di riuscire sempre a riconoscere la bufala, 2 su 3 spesso ma non sempre. Ma sono numeri confortanti, soprattutto se confrontati con quelli dei loro 'genitori'. Tra gli ‘over25’, infatti, ben il 34% ammette di cascarci ogni volta (quota che sale al 55% se isoliamo chi ha più di 30 anni).

Più di 9 ragazzi su 10 si dicono pronti a riconoscere le 'fake news'.

Il 55% degli 'over30', invece, ci casca puntualmente

Quelle dei più giovani non sono opinioni buttate lì a caso. Ci sono i dati di fatto a confermare quanto affermano. La profonda conoscenza delle piattaforme social, infatti, sembra permettere loro di fiutare subito la puzza di bufala. Il primo campanello d’allarme? Ovviamente il ‘click baiting’(l'esca da click): per il 25% dei ragazzi, se le notizie hanno titoli poco chiari, che invitano ad aprire il link, probabilmente si tratterà di ‘fake news’; così come – per il 19% - la presenza di immagini che spingono a cliccarci per approfondire deve mettere sull’attenti. Ma anche richieste esplicite di condividere il contenuto (13%), la condivisione da parte di pagine che hanno già pubblicato notizie false in passato (11%), titoli allarmistici o clamorosi (5%), grafiche e caratteri appariscenti (4%) sono segnali molto gettonati dai ragazzi. Per la cronaca, circa un quarto degli ‘over25’ non ha saputo indicare come individuare una bufala. Mentre tra gli under 25 scendono a 1 su 6.

Le caratteristiche della bufala online?
Titoli poco chiari o clamorosi, immagini accattivanti, grafiche appariscenti.
Ma i giovani lo sanno già!

Adulti che, inoltre, non si preoccupano di verificare se una notizia che gira sui social network (o sul web) sia vera o meno. Anzi, non si pongono proprio il problema: la pensa così il 38% di chi ha più di 25 anni (il 59% tra gli ‘over30’). Mentre i più giovani controllano eccome: il 54% cerca su Internet per vedere se ci sono altri siti più attendibili che parlano dello stesso argomento (e nello stesso modo), il 31% controlla che la fonte che ha pubblicato la news sia conosciuta e affidabile. Solo 1 su 10, invece, è più tranquillo se la notizia ha ricevuto tanti like o condivisioni (4%) o se viene postata da persone affidabili (6%). Appena il 5% tende a fidarsi a scatola chiusa.

Più della metà degli 'under25' verifica sempre se una notizia che gira sui social sia vera. Tra gli adulti, lo fanno solo in 4 su 10

Per questo quasi 7 ragazzi su 10, prima di condividere sui social una notizia interessante o curiosa, verificano che sia effettivamente vera. E un altro 25% la verifica solo se gli sembra particolarmente strana. Solo il 6% non verifica mai, contro il 35% degli ‘over25’. Discorso simile per i commenti: il 66% degli ‘under25’ verifica che la notizia non sia una bufala prima di commentare un post (un altro 26% solo se è troppo strana); tra i più grandi, invece, il 35% non lo fa mai (il 60% tra gli ‘over30’). Ancora peggio se la notizia pubblicata richiede la lettura di un testo più o meno lungo: il 53% degli ‘over25’ (addirittura il 67% se si isolano solo gli ‘over30’) per decidere cosa fare legge solo il titolo senza badare al contenuto. Gli ‘under25’, al contrario, in 3 casi su 4 consultano il contenuto per intero.

Diverso, tuttavia, è anche l’uso che adulti e ragazzi fanno delle piattaforme: il 57% dei più grandi dice di non leggere mai notizie o curiosità sui social (il 69% tra chi ha più di 30 anni). Così, quelle rare volte che s’imbattono in ‘fake news’, le subiscono senza fare nulla (si comporta così il 66% degli ‘over 30’). Se proprio devono agire, smettono di seguire quella pagina: lo fa il 50% degli ‘over 25’. Le nuove generazioni, invece, vivono in un altro mondo: il 31% s’informa sempre attraverso le piattaforme sociali, il 49% ogni tanto. Ma se si accorgono che è una bufala in tanti sanno cosa fare: il 18% la segnala agli amministratori del sito (tra i grandi lo fa solo il 5%), il 12% la commenta per avvertire che si tratta di un fake (tra gli adulti il dato è del 4%), solo il 29% smette di seguire la pagina.

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