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13 Dicembre Dic 2017 1550 13 dicembre 2017

L’esplosione del gasdotto in Austria e la sicurezza energetica dell’Italia

Gasdotto

Dopo l’incidente alla centrale austriaca di Baumgarten il flusso di gas che dall’Austria arriva in Italia attraverso il Tag (Trans Austria Gas Pipeline) è ripartito. Le forniture di gas sono rimaste sospese per una giornata durante la quale si è attinto a una piccola parte delle riserve strategiche di gas stoccate da Snam.

Lo stop all’hub austriaco ha portato all’utilizzo di circa 150 mila metri cubi di gas delle riserve strategiche nazionali (su un totale di 17 miliardi di metri cubi di riserve stoccate). Non è stato messo a rischio l’approvvigionamento del Paese che ha un fabbisogno annuale di 70 miliardi di metri cubi di gas, il 30 per cento del quale viene usato per la produzione di energia elettrica. Tuttavia sul mercato all’ingrosso le società del settore sono state costrette ad acquistare gas a un prezzo raddoppiato. A far schizzare i prezzi l’incidente in Austria, la contemporanea chiusura del gasdotto del Mare del Nord che rifornisce il mercato del Regno Unito a causa di una rottura e l’abbassamento delle temperature in tutta Europa che hanno spinto i mercati a correre ad assicurarsi le forniture future.

Sebbene non ci siano stati seri problemi di approvvigionamento il blocco del 12 dicembre ha portato sotto i riflettori i profili di rischio della situazione italiana: quasi metà del gas utilizzato proviene dalla Russia e arriva in Italia attraverso l’Austria e la stazione di Baumgarten. Come evidenziato dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda per limitare la dipendenza dala Russia una delle soluzioni è rappresentata dal gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline) che porterà in Italia gas naturale proveniente dall’area del Mar Caspio, in particolare dall’Azerbaigian. La capacità del Tap, a seconda delle infrastrutture che saranno costruite, potrebbe oscillare tra i 10 e i 20 miliardi metri cubi l’anno. Il gasdotto con approdo in Puglia sarebbe l’elemento chiave per dotare l’Italia di uni strumento di “reverse flow” (flusso inverso), cioè la capacità di far entrare e uscire dal sistema nazionale il metano in base alle esigenze e ai consumi del momento.

L’incidente in Austria ha messo in evidenza che può bastare una interruzione del flusso per incrinare il sistema delle forniture visto che il 42% del metano utilizzato in Italia proviene dalla Russia e che quindi serve avere più gasdotti su cui spalmare la quota di gas necessaria all’approvvigionamento. Ma qual è il valore strategico del progetto Tap e quale può essere l’impatto sui mercati interessati? L’infrastruttura che porterà il gas azero in Europa potrebbe fornire i 20 miliardi metri cubi l’anno. Considerando che il fabbisogno italiano si aggira intorno ai 70 miliardi di metri cubi l’anno, la sua realizzazione significherebbe ridurre in maniera sensibile la dipendenza dal gas russo che passa attraverso l’Austria. Ma come ha scritto Luca Franza (Clingendael International Energy Programme) per RiEnergia «L’Italia, vanta già un’offerta ben diversificata – contrariamente a paesi quali Serbia e Ungheria. Il nostro paese, infatti, importa Gnl (gas naturale liquefatto) e gas dalla Russia, dal Nordafrica e dal Mare del Nord». Per quanto riguarda i prezzi «In una prospettiva europea, anche l’impatto di Tap sui prezzi del gas sarà limitato. per dare un’idea dei volumi in gioco, oscillazioni di import dalla Russia determinate da variazioni della domanda e dei prezzi possono essere tre, quattro, cinque volte maggiori rispetto all’intero import azero, che rimarrà dunque price taker».

Altro elemento per diminuire la dipendenza dall’estero è l’incremento di produzione di energia attraverso la transizione alle rinnovabili. Secondo Piero Gattoni, presidente di Cib, il Consorzio italiano biogas, «se adeguatamente sostenuto, il comparto del biometano italiano potrebbe raggiungere una produzione di 10 miliardi di metri cubi di gas rinnovabile al 2030».

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