Rosario Pipolo
L'ambulante
27 Dicembre Dic 2017 1830 27 dicembre 2017

Gualtiero Marchesi, perchè continuate a chiamarlo "chef"?

Gualtiero Marchesi

Gualtiero Marchesi, il re dei "cuochi" in Italia, non ne voleva sapere del vocabolo chef. Intervistarlo per me fu una grande lezione tra arte, cucina e cibo, e mi tolse ogni dubbio sull'uso improprio del termine francese.
Chiacchierare con Marchesi era come avere di fronte un arguto aristocratico di altri tempi, capace di mietere la scienza della cucina per farne germogliare arte pura.

Quando assaggiai, in occasione dell'inaugurazione del ristorante Il Marchesino alla Scala di Milano, il suo riso oro e zafferano mi accorsi che il suo mestolo era come lo scettro di quei re, i cui rintocchi sapevano farti attraversare tutto il regno in un colpo solo.
I piatti di Gualtiero Marchesi hanno ridisegnato la cucina italiana, liberandoci dall'aplomb della Nouvelle Cuisine francese per farci riappropriare del temperamento e della geografia del gusto italiano.

A differenza di tanti suoi allievi, che si sono fatti stritolare dal divismo televisivo o hanno ripiegato al brand per farsi "chef della patatina", Marchesi si è tenuto lontano dall'Italietta media che sognava il figlio chef o si sarebbe tagliata le vene per vederlo sul podio dei Masterchef.

Gualtiero Marchesi ha insegnato anche a noi addetti ai lavori che anche la coerenza definisce l'impalcatura necessaria affinché un mestiere si tramuti in arte.
Un giorno i nostri posteri racconteranno se l'epidemia del food blogging in Italia abbia contribuito alla crescita di quella cialtrona arroganza - tradotta in foodporn visivo sui social network - che ci fa sentire "tutti piccoli chef in casa" davanti ai fornelli.
Nel frattempo teniamo cara la lezione di un maestro come Gualtiero Marchesi che ha tracciato con eleganza, equilibrio e sofisticata semplicità la strada della modernità della cucina italiana.

Perchè continuate a chiamarlo con insistenza "chef"?

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