Elisabetta Favale
E(li's)books
4 Gennaio Gen 2018 1802 04 gennaio 2018

Le stanze dell’addio -Yari Selvetella

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È uscito oggi Le stanze dell’addio di Yari Selvetella Bompiani editore, vi propongo due brevi commenti di chi lo ha letto in anteprima:

È stata la mia prima lettura dell'anno. Arriva domani in libreria. Un romanzo importante. Un consiglio per voi perché forse il lutto si può trasformare in una nuova occasione di amare, che non significa dimenticare chi abbiamo avuto accanto, solo restare in vita, con quell'amore che è stato, a cui ci si era affidati e che resta "in circolo", per usare le parole di Salvetella, anche dopo la morte della donna amata. Ma c'è anche molto altro in questo libro, di cui proverò a scrivere. Fatevi un regalo: leggetelo. E regalatelo.

"Ho amato molto, è vero. Per questo mi sento in grado di farlo ancora e meglio. Però talvolta temo che il dolore mi abbia indurito... Forse è qui lo scandalo: soffro, ma non mi sento in colpa a essere nel mondo, ad andare avanti, a innamorarmi".

Isabella Borghese (scrittrice - Gli amori infelici non finiscono mai - Giulio Perrone editore)

“Entrare nelle stanze dell’addio significa lasciarsi risucchiare in una spirale di parole e immagini struggenti, dolorose, bellissime. Significa attraversare insieme al suo autore i ricordi di una vita molto amata e troppo presto spezzata, la sofferenza fisica, il dolore terribile di una perdita che niente potrà mai lenire, significa ritrovarsi sull’orlo dell’abisso della disperazione e scoprire, però, di possedere la forza per non saltarvi dentro. Così come ha fatto lui.”

Donatella Rizzati (scrittrice e traduttrice - La piccola erboristeria di Montmartre- Mondadori)

Descrizione

''Io ho ricominciato a lavorare. In altri luoghi scrivo, succhio gamberi, respiro foglie balsamiche, faccio l'amore, ma una parte di me è qui, sempre qui, impigliata a un fil di ferro o a una paura mai vinta, inchiodata per sempre: il puzzo di brodaglia del carrello del vitto, quello pungente dei disinfettanti, il bip del segnalatore del fine-flebo, la porta che si chiude alle mie spalle quando termina l'ora della visita.''
Così si sente chi di noi vive l'esperienza di una perdita incolmabile: impigliato, inchiodato. Dalle pagine di questo libro affiora il volto vivissimo di una giovane donna, Giovanna De Angelis, madre di tre figli e di molti libri, editor di professione, che si ammala e muore. Il suo compagno la cerca, con la speranza irragionevole degli innamorati, attraverso le stanze - dell'ospedale, della casa, dei ricordi - fino a perdersi. Solo un ragazzo non si sottrae alla fratellanza profonda cui ogni dolore ci chiama e come un Caronte buono gli tende una mano verso la vita che continua a scorrere, che ci chiama in avanti, pronta a rinascere sul ciglio dell'assenza.
Yari Selvetella dà voce a un addio che sembra continuamente sfuggire al tentativo di essere pronunciato, come Moby Dick nel fondo del mare, e scrive un kaddish laicissimo eppure pervaso del mistero che ci unisce a coloro che abbiamo amato. Attraverso il labirinto al neon degli ospedali, le stanze chiuse del lutto, il filo tracciato da una penna sul foglio bianco è ancora di salvezza, celebrazione commossa della forza vitale delle parole.

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