Daniele Grassucci
Dopo Skuola
12 Gennaio Gen 2018 1549 12 gennaio 2018

Alternanza, anche l'apparenza conta. Ma è il mondo del lavoro

Accoglienza Turistica

“Cercasi personale, bella presenza, no piercing e tatuaggi, per accoglienza clienti”. Qualcuno potrebbe pensare si tratti del solito annuncio di lavoro per commessa o receptionist d’albergo. Invece è la descrizione di un progetto di alternanza scuola-lavoro. Perché, nonostante gli sforzi del ministero dell’Istruzione per migliorare il sistema dei tirocini scolastici, alcune aziende continuano ad ‘approfittare’ della situazione per assoldare manodopera a costo zero. Ovviamente dettando anche le regole. Così, ad esempio, se un hotel decide di prendere qualche ragazzo per affiancare i dipendenti, anche per loro richiede un aspetto estetico che colpisca favorevolmente la clientela, prima ancora della conoscenza delle lingue o dell’attitudine ai rapporti interpersonali.

E la cosa peggiore è che non sono offerte pescate chissà dove. Annunci del genere si possono trovare sul Registro Nazionale per l’alternanza, dove il Miur, gli altri ministeri coinvolti, le Camere di commercio, oltre ai loghi ci mettono la faccia. Su quella che dovrebbe essere la fonte ufficiale dove rintracciare i progetti di alternanza di qualità, ‘certificati’. Nessuno, forse, se n’è accorto. Per fortuna, a segnalarle, ci hanno pensato i rappresentanti degli studenti che, in una lettera indirizzata direttamente alla ministra dell’istruzione Valeria Fedeli, ora chiedono “maggiore attenzione alle modalità con cui vengono attivati i percorsi di alternanza”. Questa, infatti, è solo la punta dell’iceberg.

Al di là della questione ‘aspetto fisico’, infatti, sono state parecchie le storture dell’alternanza scuola lavoro evidenziate in questi primi anni di verifica sul campo della riforma varata nel 2015. Tanti i ragazzi ‘costretti’ ad accettare di fare le fotocopie, di portare i caffè, di fare le pulizie, se non addirittura di stare per giorni con le braccia conserte potendo al massimo osservare quello che facevano gli altri. Situazioni che anche Skuola.net ha da tempo sottolineato: secondo il report 2017 – che ha coinvolto 4500 studenti – circa 1 alternante su 4 (il 26%) durante lo stage ha svolto mansioni di contorno oppure non ha fatto proprio nulla. E quasi un terzo degli intervistati – 31% - non ha ritenuto il tirocinio coerente con i propri studi e interessi lavorativi.

Problematiche che, con l’entrata a regime del sistema – dall’anno scolastico 2017/2018 lo stage è diventato obbligatorio per tutti gli alunni dell’ultimo triennio delle superiori – hanno portato a un’accelerazione del confronto studenti-istituzioni. Dapprima attraverso il primo sciopero con il focus proprio sull’alternanza. E poi con gli Stati Generali di metà dicembre, dove sono stati varati gli strumenti che dovrebbero tutelare maggiormente i ragazzi: il nuovo Registro dell’alternanza, la Carta dei diritti e dei doveri, la piattaforma di gestione online ma soprattutto il famoso ‘bottone rosso’ con cui gli studenti potranno segnalare la ‘cattiva alternanza’, quella che ignora lo spirito ‘didattico’ della riforma. Sperando che quanto prima venga attivato anche l’Osservatorio Nazionale sull’alternanza, che verifichi puntualmente la bontà dei percorsi proposti dalle aziende.

Ma, tornando al tema principale, il lasciapassare dato a quegli annunci sul sito ufficiale dell’alternanza potrebbe essere quasi voluto. Del resto, come dare tutta la colpa a un datore di lavoro che inserisca tra le caratteristiche di un buon alternante anche l’aspetto fisico e il comportamento. Per carità, anche la serietà e l’impegno sono requisiti fondamentali per chi vuole entrare con successo nel mondo dei mestieri e delle professioni. Chi, però, vorrà seguire determinati percorsi – come quello dei servizi di sala, dell’accoglienza alberghiera e di tutti quei profili che prevedono il rapporto diretto con il pubblico – deve mettere in preventivo che la ‘bella presenza’ praticamente nella la totalità dei casi viene considerata una priorità.

Sembra un discorso brutale, specialmente se viene fatto a un adolescente che ancora conosce poco del mondo che lo aspetta un domani. Sia ben chiaro, se quelle strane proposte di tirocinio fossero solo il tentativo di utilizzare gli studenti al posto dei normali dipendenti, evitando di assumere nuove risorse, quei datori di lavoro andrebbero stroncati sul nascere. Ma se, dietro il loro comportamento, ci fosse solo buona fede il discorso cambia: agendo in questo modo potrebbero voler far conoscere il prima possibile - perché no, già dalla scuola superiore - gli ostacoli (apparentemente assurdi) che i giovani trovano sul loro percorso quando cercano un lavoro del genere. Anche così si esce dal regno dei sogni e ci si affaccia a piccoli passi sulla realtà. Anche così si cresce.

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