Daniele Grassucci
Dopo Skuola
19 Gennaio Gen 2018 1759 19 gennaio 2018

Smartphone in classe: svolta epocale o semplice corsa ai ripari?

Smartphone Scuola Regole

La rivoluzione è ufficialmente partita. Dopo mesi di annunci, confronti a livello istituzionale e scolastico, dubbi e interrogativi arrivano finalmente le regole sull’utilizzo degli smartphone in classe. Un decalogo – a metà strada tra il tecnico e il programmatico – che nei piani del Miur dovrebbe aprire una nuova fase nella didattica. Ma siamo sicuri si tratti di una svolta epocale? Perché, in realtà, serve a sanare un ‘vuoto’ che era ben visibile nella quotidianità delle scuole italiane. I dispositivi elettronici personali (smartphone ma anche tablet) già entrano nelle nostre aule. Continuare a non ammetterlo, facendo finta di nulla, era qualcosa di anacronistico. Provare, al contrario, a disciplinare la materia appare quindi la scelta più saggia. Anche se tardiva.

Basti pensare che, secondo un sondaggio effettuato da Skuola.net tra gli studenti all’indomani del via all’operazione ‘device in classe’, più della metà dei ragazzi (56%) diceva di usare già il cellulare durante le lezioni: in 1 caso su 10 erano tutti i professori a cercare di sfruttare gli smartphone per rendere le spiegazioni più coinvolgenti; il 47% di loro, invece, si doveva accontentare solo di alcuni docenti che credevano nelle potenzialità delle nuove tecnologie. Ma, nello specifico, che uso se ne fa? A più di 1 ragazzo su 3 – il 36% - viene chiesto di accenderli per approfondire le spiegazioni; nel 13% dei casi per usare App durante lezioni e compiti in classe; la stessa percentuale (13%) lo sfrutta per prendere appunti e organizzare lo studio.

Ma, tornando al decalogo (frutto del lavoro di un Gruppo di esperti scelti dal ministero dell’Istruzione), cosa prevede? Come detto, le linee guida che dovranno indirizzare l’utilizzo di smartphone e tablet sono un mix di teoria e pratica. Partiamo da quest’ultima: innanzitutto sarà il docente a decidere come e quando far accendere i device agli alunni. Resta dunque la regola base che i cellulari devono essere tenuti spenti qualora non richiesto dal professore. Una precisazione importante, visto che quasi la metà dei ragazzi (45%) ammette di usare lo smartphone per scopi personali anche durante le lezioni (per chattare, per andare su Internet, per copiare i compiti).

Proprio per questo uno dei pilastri del decalogo impone agli studenti (e ai docenti) di disabilitare le notifiche del cellulare. Per evitare eventuali distrazioni dovute ad avvisi su nuovi contenuti pubblicati sui social network, a messaggi in entrata provenienti dalle chat di messaggi, a report vari inviati dalle App scaricate sul telefono. La didattica (e solo quella) deve essere la protagonista dell’uso degli smartphone a scuola. Un ulteriore garanzia di un corretto utilizzo dei dispositivi personali potrebbe venire dal tipo di rete prescelta per la navigazione: niente 3G o 4G, ci si dovrà connettere esclusivamente in Wi-Fi. In modo tale da poter tagliare i ponti, spegnendo il router, se la situazione dovesse degenerare e la classe andasse per i fatti suoi. Ed è questo uno dei nodi più critici: siamo sicuri che le scuole siano preparate al cambiamento? A quanto pare no.

In base ai numeri raccolti dal focus annuale elaborato da Skuola.net sullo stato d’avanzamento del Piano Nazionale Scuola Digitale, solo 1 studente su 5 ha un router Wi-Fi dedicato per la propria classe. Mentre il 17% frequenta un istituto che è dotato di una rete centrale per tutta la scuola, limitata agli ambienti comuni e ai laboratori. Per non parlare di chi – il 25% - dice di avere a disposizione in aula solo la connessione con cavo LAN. E di chi – il 37% - la connessione non ce l’ha proprio. Immaginiamo, dunque, questa scena: il professore chiede a tutta la classe (circa 20 persone) di accendere cellulari e tablet e di collegarsi a Internet. Nell’80% dei casi ci sarebbero sguardi smarriti (quale connessione?). Nella migliore delle ipotesi la connessione è destinata a cadere dopo poco. Un potenziamento delle reti sarà una delle prime cose da valutare.

Considerazioni che, forse, il Gruppo dei saggi ha già messo in preventivo. Spingendo per l’inserimento nel documento programmatico di una consistente parte ‘teorica’ (ben sei punti su dieci). Una cornice all’interno della quale si dovranno muovere tutti gli attori coinvolti nel processo. Le scuole, che avranno il compito di dotarsi di un regolamento interno, in cui si spiega esplicitamente cosa si potrà e cosa non si potrà fare con gli smartphone. I docenti, che saranno chiamati ad ‘accettare il cambiamento tecnologico’: ancora troppi quelli che ‘rifiutano’ di convertirsi al 2.0. Sarà necessario un ingente investimento in formazione dei docenti, per metterli allo stesso livello tecnologico dei propri alunni? Probabile. Istituti e professori che, assieme, avranno anche un ruolo educativo: spiegare alle famiglie i motivi di una scelta del genere e avvicinare i ragazzi all’uso etico della tecnologia.

Insomma, più che un punto di arrivo sembra un punto di partenza. Ma prima o poi andava creata una base. L’innovazione corre. È bene che la scuola mantenga, se non proprio lo stesso passo, un ritmo che le permetta di tenerla sotto controllo. Ora che la macchina è stata messa in moto, non resta che ingranare la marcia e partire. Già nei prossimi mesi si potrebbero vedere i primi risultati concreti. Anche se, verosimilmente, il via definitivo (in tutte le scuole di ogni ordine e grado) avverrà solo con l’inizio del nuovo anno scolastico.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook