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21 Gennaio Gen 2018 1400 21 gennaio 2018

Cosa ci insegna il processo Cappato: l’ordinamento deve evolversi assieme alla società

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Il 17 gennaio si è tenuta l’ultima udienza della fase istruttoria del processo a Marco Cappato, imputato con l’accusa di aiuto al suicidio, ex articolo 580 del Codice Penale, per i fatti relativi alla vicenda della morte assistita di DJ Fabo, che Cappato ha aiutato a recarsi in Svizzera. Il PM, dopo un lungo discorso, ha chiesto l’assoluzione dell’imputato perché il fatto non sussiste, dichiarando che, nel caso in cui la condanna arrivi lo stesso, valuterà di proporre questione di illegittimità costituzionale dell’articolo 580.

Al di là della notizia, il lungo discorso pronunciato dal PM è una grande lezione per noi e per tutte le istituzioni. Parla dell’invecchiamento del nostro ordinamento, della nostra Costituzione, dei nostri principi e della necessità che tutti questi si modernizzino ed evolvano sulla base di come, a sua volta, si sono evoluti il corpo sociale e le sue strutture. Ultimamente, non è molto usuale che tali discorsi provengano da un rappresentante dello Stato, il quale, per molti aspetti, non passa certo alla cronaca per essere snello, moderno e dinamico.

Peraltro, non si parlava di cose da poco: diritto alla vita e diritto alla dignità umana, sia nella vita che nella morte. Tra le tante cose, è stato sottolineato come l’istituto dell’ausilio al suicidio sia vecchio: è rimasto invariato per quasi un secolo, resistendo in toto al passaggio della nostra Costituzione (l’articolo 580 infatti è più datato). Anche il principio del diritto alla vita è antecedente alla Costituzione: in essa non è espresso, almeno non esplicitamente, ma si aggancia all’articolo 5 del Codice Civile e agli articoli del codice penale che trattano di omicidio e di suicidio, compreso il 580, tutti antecedenti alla Carta.

Il fatto è che i principi costituzionali non sono mai assoluti, ma si incontrano, si scontrano e necessitano di un bilanciamento continuo. E il PM ha avuto il coraggio di dire che un principio come quello del diritto alla vita è stato poco bilanciato e, in certi casi, portato troppo in là. E questo perché il nostro sistema è rimasto vecchio e, spesso, non si è accorto che hanno fatto ingresso nel nostro ordinamento altri principi che è necessario considerare e bilanciare, in primis, nel caso di specie, quello della dignità, sancito dalla CEDU (nel primo articolo, non a caso) e dalle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Dignità umana significa dignità nella vita e dignità nella morte. E se per tutelare il diritto alla vita si cancella quello alla dignità, allora c’è un problema. E il problema deriva da un ordinamento troppo statico, ostile a modernizzarsi e ad accogliere tutta una serie di principi e di regole che si impongono perché la società, le sue condizioni e i suoi valori cambiano in fretta (gli americani parlano di living constitution). Con una conclusione semplice: siccome la nostra Costituzione non è a tenuta stagna e si deve evolvere (accoglie i principi del diritto internazionale e comunitario, oltre naturalmente a poter essere cambiata), articoli come il 580, se può arrivare a considerare illecito ciò che in realtà è un esercizio del diritto alla dignità umana, devono essere ritenuti, almeno in parte, incostituzionali.

Non è un concetto da poco, ed è importante capirne la portata. Se il nostro ordinamento e la nostra Costituzione non si evolvono e non si adattano alle necessità che la società pone, questo immobilismo si trasformerà sempre di più in diverse forme di violazione dei nostri diritti. E non farà altro che creare dei martiri, che verranno prontamente santificati, magari dopo un secolo, quando ci accorgeremo che avevano ragione loro e che eravamo noi a essere rimasti indietro.

Questo discorso non vale solo per il tema del fine vita. In fondo può essere visto, per certi aspetti, come un argomento di sistema, che si può applicare a tanti argomenti diversi. Provate ad applicarlo, ad esempio, a quello dei diritti acquisiti. Il punto è che più il nostro ordinamento rimane fermo e invecchia, meno l’Italia sarà una casa accogliente per le nuove generazioni, oltre che per tante altre persone come Fabiano.

Leonardo Stiz

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