Elisabetta Favale
E(li's)books
31 Gennaio Gen 2018 0617 31 gennaio 2018

Come saremo fra vent’anni? L’ho chiesto a Maria Frega e Francesco De Filippo - Prossimi umani

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Prossimi umani è un libro che ci racconta, dati alla mano, molte delle cose che nel giro di alcuni decenni succederanno, è il libro che descrive quella che alcuni chiamano già quarta rivoluzione industriale, ci raccontate per esempio che avremo una vita più lunga, che abiteremo in grandi aree metropolitane, che potremo rigenerare alcuni organi del corpo umano e che probabilmente il confine fra artificiale e naturale sarà quasi indistinguibile.

Una volta quando si leggevano libri sulla società futura si restava sempre spaventati, erano sempre inquietanti, leggendo il vostro libro io invece ho visto chiaro il quadro di una società che segue il flusso dell’evoluzione senza troppi scossoni tutto sommato.

Quello che voglio chiedere ad entrambi (Maria Frega e Francesco de Filippo) è:

1. Intanto perché avete sentito lesigenza di scrivere questo libro?

Le poche notizie su come potrebbe essere il futuro degli umani sulla Terra, se si escludono pochi saggi, sono episodiche e frammentarie, diffuse dai media generalisti. Il lettore è confuso da sensazionalismi di prima pagina fra uomini che volano, aerei che viaggiano a diecimila chilometri l’ora e miracolistiche terapie mediche. Abbiamo quindi voluto provare a descrivere in maniera più ampia possibile quale potrebbe essere la società che stiamo costruendo in questi anni. Le tredici interviste del libro non sono casuali: la loro collazione mira a tratteggiare proprio il panorama sociale del futuro a medio termine.

2. Se c’è, qual è la cosa che vi spaventa di più nel panorama prospettato dagli studiosi e scienziati che avete intervistato?

L’idea, già realtà, che gli uomini possano manipolare pesantemente il patrimonio genetico dei loro simili ipotizza uno scenario degno di un incubo e della più angosciante fantascienza. Non soltanto per le conseguenze squisitamente sociali ma anche per le connotazioni etiche e religiose - per i credenti - che vanno delineandosi. Ci preoccupa un mondo di pecore Dolly, di scimmiette Zhong Zhong e Hua Hua e di uomini Frankenstein? Sarebbe sicuramente un pianeta nel quale abitare con grande cautela e per il quale augurarsi che eventuali esseri umani “modificati” siano super nella gioia e non nella sopraffazione.

3. E qual è la cosa che invece non vedete lora che si realizzi?

Ci auguriamo che la ricerca medica possa annientare le malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer o la sclerosi laterale amiotrofica, la Sla. Vivremo più a lungo, saremo capaci di riparare o sostituire molto del nostro corpo, ma la morte dei neuroni non siamo ancora riusciti a fermarla.

Al di là dell’uomo, ci piacerebbe vedere sempre di più tecnologie bioispirate, che copino il meglio dall’evoluzione della Natura e siano, perciò, ecocompatibili e non producano scorie ingestibili.

4. Mi ha colpito molto la posizione del fisico nucleare Valerio Rossi Albertini che esprime i suoi timori sulluso dellenergia nucleare, il dibattito su questo argomento oramai è storico, voi cosa ne pensate?

La ricerca nella produzione di energia nucleare ha contribuito ad ampliare enormemente la nostra conoscenza. Questa produzione, se soddisfa una grande quota del fabbisogno energetico è, dall’altro lato, molto rischiosa. Difficile giudicarla da un punto di vista statistico: un solo incidente come Chernobyl è casisticamente irrilevante ma devastante per l’ambiente e per l’uomo.

Crediamo che convenga investire oggi sulla ricerca di fonti alternative di energia in attesa della fusione nucleare a freddo che non si realizzerà prima di cinquant’anni.

5. Sono rimasta affascinata quando ho letto che nel Consiglio di amministrazione di una azienda di investimenti in biotecnologie di Hong Kong siede Vital, un algoritmo che ha lo stesso peso, nelle votazioni, di tutti gli altri componenti umani, mi raccontate meglio questa cosa? Io lo trovo straordinario e mi piace, voi cosa pensate ci sia di positivo e cosa di negativo in questo?

Non solo nella finanza. Stiamo delegando agli algoritmi una quantità enorme di decisioni, dalle più giocose - quale libro acquistare, dove andare in vacanza, con chi uscire la sera - a quelle più insidiose - diagnosi mediche, scelte manageriali o addirittura politiche. In un’epoca dove le informazioni ci travolgono potrebbe essere positivo l’aiuto di una procedura veloce su larga scala, purché sia davvero imparziale e non manipolabile. Sappiamo però che spesso non è così e crediamo stia a noi diventare consapevoli della potenzialità di questa tecnologia per vigilare.

6. Ad un certo punto dellintervista a Roberto Basili, professore ordinario di informatica presso lUniversità Tor Vergata di Roma, parlate di una nuova pedagogia, dobbiamo insegnare ai bambini a gestire le macchine, i computer che coadiuvano la nostra vita quotidiana, ma la tecnologia può essere un pericolo, una volta era pericoloso se un bambino andava in giro per strada da solo, ora allo stesso modo è pericoloso lasciarlo da solo davanti ad un pc voi avete figli? Come immaginate si debbano “educare” i genitori che devono affrontare nuove responsabilità? E chi lo fa?

Come Roberto Basili, anche Roberto Battiston, presidente dell'Agenzia spaziale italiana, ci ha parlato delle sue preoccupazioni rispetto al divario adulti-bambini per mentalità e capacità di destreggiarsi con i nuovi dispositivi digitali. Questo tema ci sta a cuore in modo particolare anche se non siamo genitori perché riteniamo se ne parli ancora troppo poco e purtroppo non esiste, in Italia come altrove, una strategia educativa adeguata. Del resto, è troppo tardi, forse, per nascondersi in modalità offline, per fare gli eremiti digitali.

7. Biologia della mente, neuroscienza e psicologia cognitiva, la coscienza e il libero arbitrio, dopo quello che vi ha raccontato il neuro scienziato Piegiorgio Strata sembra che di fatto tutto sia scritto nei nostri circuiti cerebrali e che la coscienza non fa altro che prenderne atto per decidere di conseguenzavi ricordate il film Natural born killers? Ho pensato subito a quello, a voi che effetto ha fatto quello che vi ha detto Strata? E lambiente esterno non conta sulle reazioni/interazioni secondo voi?

Il cervello e, soprattutto, la mente sono la grande incognita della conoscenza umana ed è difficile convincersi che sia l’attività cerebrale la responsabile di ogni nostro pensiero, sogno, crisi, follia. Oppure che si possa essere attratti dal male senza possibilità di salvezza, come nel film che hai citato o come in “Arancia Meccanica”. Crediamo che l’interazione con l’ambiente, con la cultura contribuisca alla formazione della personalità di ciascun essere umano.

8. Ci attende un mondo migliore, questo è il titolo del capitolo dedicato a Guido Martinelli del Dipartimento di Fisica dellUniversità La Sapienza di Roma, condividete questo ottimismo storico? Se si perché e se no perché.

Un’evoluzione è in corso da molto tempo: la democrazia è compiuta e la pace sociale è quasi consolidata in alcune aree del mondo. L’Europa, ad esempio, ha scongiurato una guerra che una crisi come quella economico-finanziaria del 2008 in passato avrebbe comportato. Se istituzioni sovranazionali così avvedute sapranno anche governare la serie di complesse dinamiche scatenate dall’avvento delle tecnologie, allora possiamo sperare in un mondo migliore. Perché un utilizzo positivo della ricerca di base nella fisica, nel biomedico, nella genetica, nell’automazione, potrebbe essere sostanziale in questo senso.

9. Nel 2019 luomo indosserà permanentemente devices per registrare, immagazzinare e catalogare ogni conversazionemi fate un esempio concreto dellutilità di questa cosa? Il 2019 è il prossimo annomi voglio organizzare!

L’essere connessi permanentemente è una condizione non diversa da quella attuale. Siamo rintracciabili in qualunque momento, anche con gli smartphone spenti: siamo oggetto di controllo continuo. Sancire questo stato con la catalogazione ufficiale di ogni nostra azione è (purtroppo?) il naturale sbocco di quello che già avviene oggi.

Però il monitoraggio continuo delle nostre condizioni di salute può consentire la previsione di eventi tragici; oppure in situazioni di pericolo, nel caso di calamità naturali o incidenti, avere dispositivi sottocutanei sarebbe di enorme aiuto per attivare o indirizzare i soccorsi. Forse sapremmo dove andare a cercare Giulio Regeni dopo la sua scomparsa.

10. Quel che interessa molto a me è capire se tutto questo progresso annunciato porterà davvero a scoperte importanti, quelle scoperte che aspettiamo da tempo come una cura definitiva per il cancro, ogni tipo di cancro, per malattie degenerative che provocano dolore e tolgono dignità, perché stiamo impiegando tutto questo tempo? Euna mia impressione o non si sono ancora raggiunti risultati davvero importanti?

L’impennata demografica che si registra negli ultimi decenni è la risultante, anche, di un brusco ridimensionamento del tasso di mortalità - che a sua volta deriva dai progressi della farmacopea - e di un allungamento della vita media. Fino a pochi anni fa poche persone sopravvivevano a un attacco cardiaco, e quelle poche erano costrette a una esistenza di sacrificio e cautela. Analogamente, una diagnosi di cancro corrispondeva a una condanna a morte mentre oggi sono pochi i tipi di tumore inguaribili, grazie alla diagnostica preventiva che sfrutta tecnologie che derivano dall’astrofisica, come l’utilizzo dell’antimateria nella PET. La posibilità di intervenire sul cervello e sui feti ancora nell’utero sono altri enormi successi. La cura non è mai un miracolo, ma il risultato del progresso nella ricerca scientifica. E’ tuttavia vero che anche le malattie evolvono e dunque occorre continuamente rimodulare la ricerca per affrontarle.

11. Alla fine di questo vostro lavoro, ora che il libro è nelle librerie, quale messaggio vorreste far arrivare ai lettori?

Prepariamoci al mondo nuovo con consapevolezza. Quasi quotidianamente un nuovo prodotto ci coglie di sorpresa: forse solo chi commercializza queste novità ne comprende la portata. Spesso In famiglia i ragazzini ne spiegano l’utilizzo ai genitori in un rapporto ribaltato rispetto al passato. Il progresso tecnologico è in continua accelerazione e prevederne gli sviluppi è sempre più complesso. Non è un caso se nessuno, nemmeno gli scrittori di fantascienza più visionari, aveva immaginato internet, il mondo continuamente connesso.

12. Che difficoltà avete incontrato scrivendo questo libro?

Una ponderazione lunga e complessa è occorsa per individuare tra esponenti significativi e interessanti di tante e diverse discipline, gli scienziati da intervistare.Questa è stata la prima grande difficoltà. Una seconda è stata mantenere un livello di aggiornamento costante nelle discipline che abbiamo trattato, i cui progressi si realizzano a velocità vertiginosa.

13. Mi dite per favore: una cosa bella del passato che non esiste più, una cosa del presente che scomparirà e di cui sentirete la mancanza?

L’otium. Quella possibilità, quella capacità di astrarsi e rincorrere i proprio pensieri senza dover necessariamente finalizzare qualcosa. Apparentemente velleitari, in realtà sono momenti che stimolano la riflessione, che servono a mettere in ordine le idee. E comincia a scomparire anche un certo tipo di rapporti personali, un’umanità centrata sulle relazioni umane e non mediata dai social network. In futuro, ci mancherà la memoria: faremo sempre più ricorso a Google a sfavore della ricerca nelle nostre esperienze personali, nelle relazioni, nelle enciclopedie.

14. E libri quando scompariranno del tutto? I libri di carta intendovi piace la prospettiva?

Chi legge i libri, oggi? Molti bambini e ragazzi e una parte di adulti, in particolare coloro che hanno studiato (sui libri, appunto). La quota di giovani che legge è marginale: chi studia sui tablet e fa ricerche scolastiche utilizzando Google ha un rapporto diverso con la carta, non la ritiene essenziale. Questa prospettiva non ci piace… ma crediamo che i lettori non scompariranno, rimarranno piccole quote di ostinati, come noi feticisti della carta, che amano andare a cercare i libri nelle bancarelle.

PROSSIMI UMANI – GIUNTI EDITORE

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