Elisabetta Favale
E(li's)books
20 Febbraio Feb 2018 1624 20 febbraio 2018

Complotti italiani: Toscanini, Einaudi e i misteri dell'epoca fascista.

Il Complotto Toscanini

Il secondo dopoguerra è stato, per il nostro Paese, un periodo caratterizzato da molte vicende mai chiarite. Quella che racconta Filippo Iannarone nel suo romanzo di esordio Il complotto Toscanini, è una di queste e vede coinvolto un personaggio illustre come il maestro d’orchestra Arturo Toscanini.

La trama

Piazze, provincia di Siena, 1935. È notte quando la quiete immobile della cittadina toscana viene squarciata da un grido. Di fronte alla folla riversatasi in pochi istanti tra le vie, il corpo inerme di un uomo ucciso da una serie di violente percosse: si tratta di Alberto Rinaldi, solo all'apparenza un comune medico di provincia. In realtà, un luminare della medicina del tempo. Grazie alle sue cure miracolose, infatti, tra i suoi pazienti si annoverano personalità di spicco in Italia e in Europa, fino in America. Malgrado l'attenzione dei giornali e della famiglia della vittima, però, le indagini e il processo si rivelano una farsa, nulla viene chiarito dalla giustizia e tutto scivola nell'oblio. Quattordici anni dopo, nel 1949, il presidente della repubblica Luigi Einaudi vuole conferire la nomina di senatore a vita al grande compositore e direttore d'orchestra Arturo Toscanini. Sul passato del maestro, però, c'è un'unica ombra: il suo nome compare tra i documenti dell'indagine per l'omicidio di Rinaldi, e in quella delicata fase storica di transizione repubblicana è necessario che nessun personaggio pubblico abbia scheletri nell'armadio. Ma perché la morte di Rinaldi ha a che fare con Arturo Toscanini? Che cosa legava lo scienziato e il maestro? E perché una nuova indagine potrebbe far emergere un coinvolgimento di Toscanini in quella morte spaventosa? Il colonnello Luigi Mari, figura eroica dell'antifascismo liberale, affiancato dal giovane tenente Barbetti, viene incaricato di far luce su un mistero che dura ormai da troppo tempo. Tra depistaggi, colpi di scena e congetture fruttuose, Mari cercherà di scoprire una verità che in molti hanno voluto celare.”

Volendo inserire questo romanzo in un genere direi che rientra nel genere del “Chi è stato?” (cit.), uno stile che svela, a mio avviso, i trascorsi di avvocato di Filippo Iannarone che si insinua in quelle zone d’ombra mai chiarite dalla storia per mancanza di prove o forse più di volontà (si parla di complotto!) e costruisce l'impalcatura per una indagine che approfitta delle fonti ufficiali come sfondo ricorrendo però a elementi di fiction capaci di risultare per il lettore “verosimili”. Iannarone ha scelto di non “riprodurre” semplicemente i fatti ma di “farne racconto” offrendo al lettore argomentazioni che sollevano dubbi nel segno della “probabilità”.

Due personaggi inventati, il colonnello Mari e il tenente Barbetti, diventano strumenti fondamentali per l’economia della narrazione, come ogni storia che racconta il passato ne Il complotto Toscanini “ l’azione critica” rispetto ai fatti accaduti, diventa un vantaggio, offre materiale e spunti da cui attingere, Iannarone riesce a delimitare il campo dell’indagine, fa una ricognizione nell’ambito dei fatti conosciuti e infine offre al lettore la meta, l’obiettivo da raggiungere. Perché è stato ucciso Rinaldi, chi è stato, quali gli interessi coinvolti e in tutto ciò, come è coinvolto Toscanini.

La cronistoria comincia nel 1931 quando il maestro Toscanini, a causa di una borsite al braccio e alla spalla destra, deve sospendere la sua partecipazione ad alcuni concerti di New York, aveva appreso dai giornali delle cure miracolose di questo medico, decide pertanto di far ritorno in Italia e recarsi a Piazze, piccolo borgo della Toscana e farsi curare (come già facevano altre personalità di spicco come Ferragamo, Gucci, Horowitz) dal dottor Rinaldi.

Nei quattro anni successivi, visti i benefici ricevuti, Toscanini contina a tornare a Piazze per le sue cure trovando nel medico un buon amico e alleato per le sue corse in auto nel tempo libero e qualcuno con cui condividere la sua avversione per il regime.

Consultando l’Archivio storico della presidenza della Repubblica Iannarone analizza i documenti relativi all’indagine che diversi anni dopo, nel 1949, il presidente Einaudi volle fare prima di nominare Toscanini senatore a vita. Erano le prime nomine e allora si sentiva la responsabilità di far entrare nel Senato della Repubblica uomini la cui dirittura morale fosse ineccepibile.

Rinaldi era stato ucciso nel 1935 e le indagini, inspiegabilmente, erano state archiviate in tutta fretta, Iannarone “incarica” un uomo come il colonnello Mari, colto, amante della musica e dell’opera e soprattutto alla ricerca di una opportunità di “rivalsa” (il colonnello ha problemi di deambulazione e nonostante sia ancora giovane è già stato congedato dall’esercito proprio per le sue condizioni fisiche) che gli permetta di tornare a dare un contributo concreto alla società.

Personaggi ben delineati e argomentazioni ben sostenute tanto da indurre il lettore ad aderire alle tesi che man mano vengono sviluppate.

Essendo un romanzo di esordio soffre forse del fatto di risultare talvolta “impostato”, troppo perfetto, credo che appena Iannarone si sarà rilassato e avrà preso confidenza con la sua nuova veste di scrittore potrà “spingere” maggiormente sulle corde dell’emotività.

La storia sarebbe una gran bella cosa se solo fosse vera ”, così diceva Tolstoj, nel racconto di questa vicenda i confini tra narrazione e storia finiscono per confondersi, ci si dimentica cosa è vero e cosa no.

Cablogramma del 6 dicembre 1949 New York, Stati Uniti d’America

Al Presidente della Repubblica Italiana
S.E. Luigi Einaudi

È un vecchio artista italiano, turbatissimo dal suo inaspettato telegramma che si rivolge a Lei e la prega di comprendere come questa annunciata nomina a senatore a vita sia in profondo contrasto con il suo sentire e come egli sia stato costretto con grande rammarico a rifiutare questo onore.

Schivo da ogni accaparramento di onorificenze, titoli accademici e decorazioni, desidererei finire la mia esistenza nella stessa semplicità in cui l’ho sempre percorsa. Grato e lieto della riconoscenza espressami a nome del mio paese pronto a servirlo ancora qualunque sia l’evenienza, la prego di non voler interpretare questo mio desiderio come atto scortese o superbo, ma bensì nello spirito di semplicità e modestia che lo ispira. Accolga il mio deferente saluto e rispettoso omaggio.

E così, mentre Einaudi indagava sulla condotta morale di Toscanini, il maestro rifiutava la carica.

IL COMPLOTTO TOSCANINI – Filippo Iannarone – Piemme editore 2018

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