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1 Marzo Mar 2018 2039 01 marzo 2018

Teoria della classe (non) dirigente

Classe NO Ndirigente

Sabato 24 febbraio il nostro blog Millennials ha tenuto la sua prima conferenza pubblica, alla Spezia, intitolata “Mind the Gap - Teoria della classe (non) dirigente”. Era una giornata sorprendentemente mite, nel Levante Ligure, e il Centro Allende ospitava un buon numero di spettatori e sei rappresentanti dei tre principali poli politici italiani: centrosinistra, centrodestra e 5 stelle. A moderare l’incontro c’erano gli autori di questo pezzo collettivo a 8 mani, che nasce per dare un seguito al considerevole numero di spunti nati in quella sede. Il format è stato quello dell’intervista “all’americana”: 5 domande, uguali per tutti, 3 minuti a testa per rispondere. L’evento è durato 2 ore e mezza e la notizia è che il pubblico è rimasto incollato alle sedie per tutta l’estensione del dibattito. Le voci chiamate in causa sono state quelle dei candidati Raffaella Paita (PD), Elisa Gambardella (Insieme), Maria Grazia Frijia (Fratelli d’Italia), Arianna Viscogliosi (Noi con l’Italia), Terenzio Dazzini e Fabio Romano (M5S).

Il dibattito è stato vivo e vero: tranne qualche sbavatura e attacco fuori contesto, avvenuti comunque in misura minore rispetto a quanto prevedibile, le risposte sono state sempre coerenti ai temi, che sono stati: lotta di classe, welfare, pensioni e università, dopo una breve domanda introduttiva che invitava i candidati a presentarsi, e spiegare “perché proprio loro”. La domanda zero, che si pone la classe (non) dirigente. Le risposte in merito sono state piuttosto umili. Il taglio medio è stato: “sono qui perché rappresento il mio partito, non mi sento di avere qualcosa più degli altri, è l’idea della squadra quella che conta”. I profili erano essenzialmente di due tipi: politici “di professione”, con alle spalle anni di militanza ed esperienza nella macchina amministrativa, e politici selezionati dalle parlamentarie su internet, perché capaci di prendere più voti degli altri.

A fronte dei dati scoraggianti sulle crescenti disuguaglianze interne alla eterogenea classe dei giovani (ne abbiamo parlato qui) i portavoce del M5S hanno proposto una Banca di Investimenti pubblica, per garantire i mutui dei precari e rilanciare l’economia, un piano per aumentare le borse di studio e rafforzare i centri per l’impiego. Elisa Gambardella ha proposto un fondo inquilini morosi e un aumento dei fondi destinati alle borse di studio per garantire a tutti gli idonei di usufruirne. Le due rappresentanti del centrodestra propongono iniziative per rilanciare la domanda di lavoro, per esempio azzerare le tasse per le imprese dei giovani e rafforzare le politiche a favore delle startup, mentre, in contrasto, Raffaella Paita ha ricordato che i bandi pubblici non servono se i soldi arrivano con anni di ritardo. Nel programma del PD vi sono politiche di sostegno agli affitti ma l’idea a nostro avviso più forte è la riduzione del cuneo fiscale, sebbene non sia affatto chiaro dove debbano essere reperite le risorse.

Sulle pensioni, Viscogliosi ha carezzato l’idea di un sistema pubblico più privato, rivendicando il diritto a una scelta autonoma, mentre Paita ha insistito sul tema della crescita del Paese resa possibile dall’ultimo governo come unica via per risolvere il problema, oltre a invocare il concetto delle pensioni di garanzia. Gambardella ha individuato la soluzione allargando il perimetro del gioco, suggerendo l’esigenza di costruire sistemi previdenziali europei mentre il duo Dazzini-Romano dei 5 stelle si è dapprima mostrato scettico sui dati della disoccupazione, definiti “falsati” dai contratti di Renzi, e poi ha sottolineato come il problema sia essenzialmente di piramide demografica. Un problema particolarmente critico, in effetti, nella Regione più anziana del Paese più anziano d’Europa.

In materia di investimenti nell’Università e nella ricerca, vi è stato un comune punto di partenza nel riconoscere che l’Università italiana è troppo teorica e dà una scarsa preparazione alle sfide del mercato del lavoro. Arianna Viscogliosi ha sottolineato come ciò costituisca un problema per la formazione della futura classe dirigente: i giovani sono costretti ad andare all’estero e non riusciamo ad attirare cervelli da altri Paesi. Ha aggiunto che è necessario investire sul merito anche in politica, dove mancano grandi scuole di formazione. Raffaella Paita, invece, ha menzionato la necessità di investire sulla formazione con l’obiettivo di ridurre il “digital divide”, ed Elisa Gambardella ha spiegato come Insieme proponga di potenziare il fondo per la preparazione tecnico-scientifica e l’investimento sui relativi istituti. Sul versante scuola, Gambardella, come Paita, incalza sull’importanza di investire sugli istituti tecnici, proponendo inoltre di riformare l’istituto dell’alternanza scuola-lavoro per renderlo più a misura delle piccole imprese. Per il M5S, Fabio Romano sottolinea come sia necessario potenziare e finanziare i tirocini, gli erasmus e gli stage in azienda durante gli studi. Terenzio Dazzini propone poi di spostare risorse dalle scuole paritarie alle scuole pubbliche. Infine, sulla possibilità di abolire il valore legale del titolo di studio, vi è un generale accordo sul fatto che, di principio, l’abolizione sarebbe una misura importante per garantire la meritocrazia. Tuttavia, sono stati espressi numerosi dubbi sul fatto che il sistema italiano sia pronto per una tale riforma.

La moderazione è più volte intervenuta per chiedere chiarimenti sulle cifre snocciolate dai politici: sulle coperture, su eventuali tagli. Questo perché è forte la tentazione politica di aumentare la spesa, soprattutto sociale e sanitaria: riteniamo che sia più corretto concentrarsi su un suo efficientamento, con un contributo strutturale dell’innovazione tecnologica e di una razionalizzazione dei centri di spesa. Osserviamo come sia ancora rilevante il protagonismo dello Stato: solo due candidati hanno parlato di sussidiarietà e di maggiore ruolo del privato. Buona parte delle proposte sono apparse abbastanza convincenti e utili, anche se non abbiamo sentito alcun silver bullet in grado di incidere con forza sul sistema-Paese. Probabilmente l’attuale classe dirigente ha bisogno di una contaminazione più forte dei settori più innovativi della società che, almeno per quanto ha riguardato i presenti all’evento, possono trovare interlocutori appassionati e preparati.

ANDREA DANIELLI, FILIPPO LUBRANO, ALESSIO MAZZUCCO, LEONARDO STIZ

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