Simone Paoli
Actarus
2 Marzo Mar 2018 1607 02 marzo 2018

Perchè, stavolta, non voterò

5 anni fa mi ero appassionato alla campagna elettorale, fino a pochi giorni dal voto. Ero stato uno di quelli che si era illuso che “Fare per fermare il declino” potesse rappresentare una alternativa valida alle solite opzioni ed al “Movimento 5 Stelle”, cui riconoscevo tanta buona volontà ma altrettanta impreparazione e proposte incompatibili con il mio modo di pensare. Come è andata tristemente a finire lo ricordiamo tutti.

Commentai in anticipo quelle elezioni, e posso dire che non sbagliai di molto, anzi.

Oggi, a distanza di 5 anni, ho vissuto questa inutile campagna elettorale in modo totalmente distaccato. Vuoi per una reale distanza fisica, vuoi per una totale freddezza (altro che Buran) verso l’attuale proposta politica, vuoi per la decisione presa molto presto di annullare la scheda (che per protesta contro le modalità ignobili di voto all’estero diventerà astensione), ho osservato il dipanarsi lento e ripetitivo di questi ultimi mesi con un crescente senso di noia.

D’altra parte, di quello che si è discusso resterà poco o nulla. Posso però dire quello che nel mio Paese ideale avrei voluto sentire. Non voglio utilizzare il termine paese normale, perché alla fine ognuno di noi una suo senso di normalità, per cui non voglio offendere nessuno.

Nel mio paese ideale i politici dibattono e si confrontano in campagna elettorale. Solo un dibattito serio, vero, alla Peppone e Don Camillo fa capire cosa ci sia di solido nelle argomentazioni dei contendenti. Altrimenti è solo logorante battaglia di slogan. L’unico “duello” che ricordi è stato quello Boldrini-Salvini, più un regolamento di conti personale che altro, perfino divertente, ma infine irrilevante.

Nel mio paese ideale non si parla per due mesi di fascismo ed antifascismo. Si parla solo di come insegnare la Storia, e quindi di come il nostro sistema di Istruzione faccia ormai acqua da troppe parti.

Nel mio paese ideale non si minaccia di licenziare una maestra perché partecipa ad una manifestazione, ma del perché una persona arrivi a minacciare di morte i poliziotti, e si indaga sul perché un carabiniere non è stato fermato ma protetto dai suoi superiori nonostante le disperate denunce della moglie.

Nel mio paese ideale si discute di come recuperare credibilità a livello internazionale, e non se sia meglio andare a trovare un dittatore o una cancelliera per farsi “benedire” in una foto ricordo.

Nel mio paese ideale in campagna elettorale ci si interroga sul perché i nostri giovani fuggano, non siano in condizione di costruirsi una famiglia e avere figli, e non si promettono redditi di vario nome ma sempre della stessa sostanza, ovvero mancette.

Nel mio paese ideale non si discute di quanto belle siano le nostre città sotto la neve, ma del perché il turismo mondiale ci consideri ormai solo una meta secondaria.

Basterebbe questo, ma ci sarebbe ancora molto su cui discutere, scannarsi con rispetto reciproco, nel mio paese ideale.

Vorrei concludere con due parole sul solo tema sbraitato da tutti in questi due mesi, ovvero quello del razzismo. Si sono contrapposti due concetti, fondamentalmente. Quelli per cui solo ciò che è Tricolore è bello, e quelli per cui dobbiamo accettare qualsiasi tipo di immigrazione. Io mi limito a dire, da quasi espatriato, che stando fuori dal mio Paese ho capito una cosa sola: se si vuole andare in un altro posto, servono da un lato la volontà e l’umiltà di integrarsi, e dall’altro l’orgoglio delle proprie radici. Il resto del mondo ci apprezza e riconosce perché siamo Italiani, voler perdere o annacquare quello che siamo è profondamente sbagliato. Accogliere gli altri è giusto, ma va ricordato che sono loro a doversi calare nella nostra cultura, non noi adeguarci alla loro. E che solo in questo modo, poco alla volta, con pazienza e fatica, ci si arriva a capire e rispettare.

Auguro a tutti buon voto, e spero che dopo Frozen nei commenti post voto si possa parlare serenamente anche degli Avengers e di Batman.

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