Alberto Cazzani
Liberalizzazioni immaginarie
2 Marzo Mar 2018 1654 02 marzo 2018

Quei 623 milioni spesi da Ferrovie in Europa che oggi gridano vendetta

Treni Linkiesta
PACO SERINELLI / AFP

Domenica farò un esperimento. Abito a Vigevano, ma sono residente a Milano. Quindi ho deciso che andrò al seggio non in macchina, come faccio di solito, ma in treno. Viaggerò su quella tratta Vigevano-Milano, aperta ancora nel 1867 e oggi percorsa da circa 20 mila passeggeri al giorno, divenuta vittima delle critiche più caustiche da parte della stampa locale, come anche oggetto ormai di storielle talmente assurde che sembrano figlie dell’immaginazione di un pendolare esasperato. Portelloni aperti durante il tragitto, passeggeri fatti scendere nel mezzo della campagna, impianti di condizionamento guasti, eccetera. In un mondo di fake news è difficile credere che tutto questo accada nel cuore dell’Europa, nella prospera e produttiva Lombardia. E siccome sono un liberale classico, sono un anche un empirista. Quindi domenica, per andare a votare, viaggerò su quella tratta che vanta un secolo e mezzo di vita e che pertanto richiede seri interventi di manutenzione.

Ora, mi rendo conto che parlare di treni di questi tempi sia un po’ come sparare sulla croce rossa. D’altra parte, volendo restare nei luoghi comuni, chi è causa del suo male (non) pianga se stesso. Il tema del trasporto ferroviario in Italia è infatti vittima di un criticismo qualunquista, spesso ripetitivo, orfano di soluzioni percorribili, ma soprattutto legato all’emotività collettiva. E quest’ultima non ha le mezze misure. La gente è fatta così: sopporta a lungo in maniera apatica, poi all’improvviso s’incazza, spesso fino all’eccesso (come le famose formichine).

In stato di calma piatta, sono pochi coloro che prestano attenzione alle ferrovie nostrane. Nemmeno sulle pagine dei giornali economici più attenti, per esempio, si concede l’adeguato spazio a notizie che potrebbero far saltare sulla sedia. Sto parlando delle acquisizioni portate a termine lo scorso anno da Ferrovie dello Stato, su Trainose, il principale operatore ferroviario greco, e su Qbuzz, operatore olandese nel trasporto pubblico locale di tram e bus; 45 milioni di euro la prima mossa, 30 la seconda. Tendenzialmente si dovrebbe esultare per l’espansione di un’azienda italiana all’estero. Poi però ci si rende conto dell’incongruità dei fatti.

Al momento dell’accordo Fs-Trainose, il premier ellenico, Alexis Tsipras, diceva che gli investimenti nelle ferrovie greche, per renderle almeno decenti, dovrebbero essere pari a mezzo miliardo di euro. Un volume di affari ben maggiore rispetto a quello su cui si è esposta la nostra compagnia di bandiera. E in Olanda? La prima gara vinta da Qbuzz targata FS prevede, tra l’altro, un investimento di 48 milioni di euro per un servizio di Tpl fra Utrecht e Rotterdam, con autobus elettrici di ultima generazione (mentre a Pavia la figliastra Autoguidovie toglie quelli a metano per ritornare al Diesel).

E allora, anziché spendere 623 (seicentoventitre !!!) milioni in giro per l’Europa, non sarebbe stato meglio investirli in un serio programma di manutenzione, aggiornamento ed efficientamento della infrastruttura ferroviaria italiana?

E allora, anziché spendere 623 (seicentoventitre !!!) milioni in giro per l’Europa, non sarebbe stato meglio investirli in un serio programma di manutenzione, aggiornamento ed efficientamento della infrastruttura ferroviaria italiana? Ecco, quando leggo queste cose mi viene l’orticaria. Solo a me e a pochi altri, purtroppo. Perché in uno stato di calma piatta regna l’indolenza.

Quando poi però monta la rabbia, tutti danno addosso al colosso di Stato. E lo credo bene! Ti pare possibile che per pochi fiocchi di neve uno debba buttar via trenta ore della propria vita per andare da Reggio Calabria a Torino? Lasciamo perdere i disastri sull’alta velocità Roma-Milano. La speranza è che queste cose non vengano a sapersi né a L’Aja né ad Atene.

Il problema è che un piano industriale, oltre a delineare grandi scenari – Fs ha firmato anche un accordo per la realizzazione dell’alta velocità in Iran – dovrebbe guardare in primis nel proprio giardino di casa. E non solo quando nevica. Ma è vero che a essere cattivi non si sbaglia mai. Quello del traporto italiano è un monopolio de facto. Il gestore gode di un affidamento diretto che gli permette di fare il bello e il cattivo tempo. In altre parole Fs resta l’unica opzione. Con o senza investimenti. Verrebbe da chiedersi, a questo punto, l’utilità di un piano industriale. Di prassi un’azienda lo fa se vuole migliorare sul mercato. Ma quando il mercato tu lo controlli, perché se sei solo e hai sbaragliato la concorrenza, c’hai poco da pianificare.

Negli ultimi giorni, ho avuto la fortuna di parlare personalmente con i candidati alle regionali in Lombardia: Fontana, Gori, Rosati e Violi. Le proposte di Anav Lombardia di un generale ricorso a gare contendibili per il Tpl, sia su gomma che su ferro, sono state parzialmente accolte. Anzi, c’è chi addirittura le ha avanzate a prescindere dalle nostre proposte. Fermo restando che, a oggi, siamo ancora in una condizione di liberalizzazioni immaginare e che queste sono tutte promesse elettorali – da marinaio? – ribadisco il mio credo: Gare! Gare! Gare! Sia per i pullman sia per i treni.

Lo dico per il bene di chi viaggia. Per le aziende, ma soprattutto per i pendolari, quelli della Vigevano-Milano, come anche i disgraziati della Reggio Calabria-Torino chiedono semplicemente un servizio pubblico efficiente, o almeno decente, che deriva dalla selezione fatta dal mercato. Un servizio fornito da chi ha ben chiaro che il core business del trasporto pubblico locale è qui: nelle piccole o lunghe tratte che attraversano il Paese. Non solo made in Italy, ma per l’Italia!

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