Francesco Fravolini
Notes da (ri)vedere
8 Marzo Mar 2018 1035 08 marzo 2018

Il ruolo della comunicazione politica mediante i social

Social Icons

La comunicazione nella politica e nella diplomazia internazionale subisce una radicale trasformazione con l'avvento dei social media, poiché diventano un canale informativo dove è possibile leggere i commenti dei politici di ogni nazione. C'è un diverso modo di veicolare le dichiarazioni il quale si sta velocemente imponendo nella società. I cittadini spesso si informano proprio mediante i social, stravolgendo quelle classiche regole della comunicazione che appartengono ormai al XX secolo.

Per analizzare questi cambiamenti c'è la tavola rotonda dal titolo “La Diplomazia Digitale nell’era dei Social Media”, organizzata presso il Centro Studi Americani di Via Caetani, 32 a Roma, giovedì 15 marzo 2018. La diffusione di strategie e pratiche digitali nei Ministeri degli affari esteri avvenuta negli ultimi dieci anni rappresenta una vera rivoluzione nella pratica della diplomazia. Il digitale trasforma radicalmente il modo in cui gli individui interagiscono nelle loro relazioni sociali, le aziende fanno business e gli Stati governano.

L'adozione di piattaforme di social media da parte dei Ministeri degli esteri ha cambiato il modo in cui la diplomazia gestisce le informazioni, le crisi internazionali, i negoziati e complessivamente le strategie di Public Diplomacy in un quadro globale dove i nuovi soggetti non governativi hanno assunto un crescente ruolo di influenza.

«L’arte della politica estera - spiega Federica Olivares, Direttore del Master in Cultural Diplomacy dell’Università Cattolica – significa creare e gestire relazioni; il nuovo macro fenomeno rappresentato dalla presenza dei social media permette di avere a disposizione potenti piattaforme globali: dai 2 miliardi al mese di utenti attivi su Facebook in tutto il mondo ai 330 milioni di utenti attivi su Twitter. Come conseguenza anche le pratiche della diplomazia e della politica internazionale hanno dovuto aggiornare i propri strumenti».

Per comprendere questa trasformazione è interessante studiare in modo approfondito il fenomeno sociale, ripercorrendo la breve ma intensa storia di 15 anni di Digital Diplomacy. Diventa un passaggio necessario conoscere i diversi scenari dove la Digital Diplomacy è riuscita a operare in maniera perfetta grazie alla risorsa del web.

«Digital Diplomacy – continua Federica Olivares - non è un termine creato dalla diplomazia, che ai suoi albori preferì chiamarla “E-diplomacy” ossia “l’uso di internet e delle nuove information and communication technologies per contribuire a raggiungere specifici obiettivi diplomatici”. La prima unità di E-diplomacy viene creata nel 2002 dal Dipartimento di Stato USA che diede vita alla prima task force di E-diplomacy. Segue il Foreign Office britannico con un primo Ufficio di Digital Diplomacy mentre in Europa è la Svezia il primo Paese a creare una vera e propria strategia di comunicazione online dal 2006, grazie all’azione del Ministro degli Esteri Carl Bildt. Nel 2012 la Digital Diplomacy assume un’ulteriore declinazione: “Twitter Diplomacy” o “twiplomacy” emersa dalla diffusione esponenziale dell’uso di Twitter (creato nel 2006) da parte di Capi di Stato e di governo. Negli ultimi 5 anni gli account Twitter di Capi di Stato e di governo sono passati da 264 in 125 Paesi nel mondo, agli attuali 856 in 178 Paesi, che rappresentano il 92% di tutti gli Stati membri dell’ONU, con un pubblico complessivo di 356 milioni di follower. Gli Stati membri del G20 sono tutti presenti ufficialmente su Twitter e sei dei leader del G7 dispongono di un account personale: la Cancelliera tedesca Angela Merkel è l’unico leader ad aver scelto di non essere presente su Twitter».

La tavola rotonda è soltanto l’inizio di una serie di incontri con esperti e professionisti per analizzare e comprendere le diverse trasformazioni avvenute mediante i social media nell’ambito delle relazioni internazionali.

È utile ricordare che secondo il rapporto Twiplomacy 2017 elaborato da Burson-Marsteller, il 92% dei Paesi membri dell’Onu ha una presenza ufficiale su Twitter. Anche le reti diplomatiche hanno visto un’espansione massiccia nell’utilizzo dei social media. Nelle città come Londra, New York o Washington le missioni diplomatiche non possono più ignorare l’influente attività dei social network. L’Ambasciata d’Italia a Washington, guidata da Armando Varricchio, ha promosso da sei anni una serie di incontri sulla Digital Diplomacy ed è una delle più attive nella creazione di un “ecosistema collaborativo”.

Francesco Fravolini

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook