Maurizio Sgroi
il Cronicario di Crusoe
12 Marzo Mar 2018 1626 12 marzo 2018

Arriva il nuovo governo per la riscossa dei redditi. Però parla tedesco

Demagogia

Proverbio del 12 marzo Per il cavallo pigro il carro vuoto è pesante

Numero del giorno: 23 Quota % di italiani a rischio povertà secondo Bankitalia

Se vi piacciono i precipizi, godetevi la panoramica da questo dirupo che m’appare d’improvviso in una piovosa mattinata di marzo sul sito di Bankitalia.

Ecco, questo ripido a pendenza che sfiora i 90 gradi mostra l’andamento del reddito delle famiglie italiane, a prezzi costanti, a partire dal 2006. Così finalmente sapete perché non arrivate a fine mese. E non dipende dal fatto che si è allungato il mese.

“Il reddito è ancora inferiore di circa il 15 per cento a quello registrato nel 2006, prima dell’avvio della crisi finanziaria globale”, nota Bankitalia. Epperò è salito del 3,5% il reddito medio equivalente, che è una diavoleria statistica usare per misura il benessere e nel nostro grafico è la linea rossa. Che come vedete non è che se la passi tanto meglio. Vabbé, uno si potrebbe pure accontentare. Senonché leggo che anche l’età fa la differenza, e non serve che vi spieghi perché.

E per finire con le buone notizie, abbiamo pure che nel frattempo è pure aumentata la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi, misurata secondo l’indice di Gini: “Nei dieci anni precedenti, seguiti alla crisi finanziaria globale, il livello della disuguaglianza, misurato dall’indice di Gini, è aumentato di 1,5 punti percentuali riportandosi in prossimità dei livelli toccati alla fine degli anni novanta del secolo scorso (34,3 per cento); per effetto della prolungata caduta dei redditi familiari, il rischio di povertà è più elevato rispetto a quel periodo, ma inferiore per i nuclei il cui capofamiglia ha più di 65 anni o è pensionato”.

Quanto alla ricchezza media, immobiliare e finanziaria, siamo sotto di un quasi dieci per cento rispetto al 2014 (218.000 euro procapite) e ci troviamo intorno ai 206.000, con un valore mediano che “riflette la forte asimmetria nella distribuzione”. E qui viene fuori un altro ripido.

“La quota di ricchezza netta detenuta dal 30 per cento più povero delle famiglie, in media pari a circa 6.500 euro, è l’1 per cento”, mentre “il 30 per cento più ricco delle famiglie, di cui solo poco più di un decimo è a rischio di povertà, detiene invece circa il 75 per cento del patrimonio netto complessivamente rilevato, con una ricchezza netta media pari a 510.000 euro”, con la sottolineatura che “oltre il 40 per cento di questa quota è detenuta dal 5 per cento più ricco, che ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro”.

La buona notizia dopo tutto questo è che oggi finalmente è stato firmato l’accordo per il nuovo governo. Dicono che il nuovo esecutivo abbia un programma formidabile e che sia animato delle migliori intenzioni. L’unico problema è che parla tedesco e quindi non ci capiremo granché. Toccherà fidarsi. Ma in fondo ci siamo abituati.

A domani.

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