Francesco Fravolini
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15 Marzo Mar 2018 1159 15 marzo 2018

Crescono le esportazioni nell'agroalimentare: più di 40 miliardi di euro nel 2017

Immigrati Agricoltura

Le esportazioni del settore agroalimentare sono in forte crescita sottolineando una interessante alternativa per l'economia italiana. La politica dovrebbe agevolare una forte promozione del comparto economico proprio in conseguenza delle positive perfomance.

«Tra 2007 e il 2017 - si legge nella relazione del Centro di studi economici Nomisma di Bologna - il valore delle esportazioni agroalimentari italiane è passato da 22 ad oltre 40 miliardi di euro, record storico, sebbene ancora lontano dall’ambizioso traguardo che il Paese si è dato dei 50 miliardi al 2020. A trainare questa crescita sono settori tipici del “Made in Italy” come lattiero-caseario, carne e derivati, vino, che, a partire dal 2007, hanno fatto segnare incrementi medi annui dell’export superiori al 6%. Nel 2017 il comparto economico registra un ulteriore +7% rispetto al 2016 grazie soprattutto alle ottime performance di alcuni dei prodotti rappresentativi del “made in Italy”: formaggi (+11%), vino (+6%), cioccolata (+20%), prodotti da forno (+12%). L’Italia è migliore rispetto altri “big exporter” come Usa (-0,2%), Cina (+2,1%), Germania (+3,3%) o Canada (+3,4%) ma la distanza in valore assoluto rimane ancora alta. Le potenzialità per l’agroalimentare italiano sono ampie mentre sugli scambi internazionali pesano le incognite della Brexit e della politica protezionistica di Trump».

Il processo di internazionalizzazione avvenuto negli ultimi dieci anni ha contraddistinto l’attività imprenditoriale del settore agroalimentare italiano. Sebbene l’Italia abbia da sempre giocato un ruolo di primo piano nel commercio internazionale di prodotti agroalimentari, il calo dei consumi domestici conseguente agli effetti della crisi economica ha spinto le imprese alimentari italiane a rivolgersi sempre di più al consumatore straniero. È un export a trazione “Made in Italy” che colloca l’Italia in quinta posizione in Europa alle spalle di Olanda, Germania, Francia e Spagna.

«Nei prossimi cinque anni – si legge ancora nel rapporto di Nomisma - si attende una ulteriore crescita dei consumi alimentari in molti dei principali mercati mondiali: Stati Uniti (+24%), Cina (+44%), India (+85%), Russia (+45%), Corea del Sud (+22%), Canada (+35%). Sono questi mercati dove, tra l’altro, si stima un aumento del reddito medio pro capite, una condizione utile alla luce dei prezzi medi dei prodotti italiani esportati dall’Italia, mediamente più alti di quelli dei competitor (ad esclusione del vino francese)».

Le imprese alimentari italiane si trovano oggi ad affrontare una duplice sfida: sul mercato domestico dove, in un contesto di graduale ripresa dei consumi, il consumatore modifica continuamente il suo approccio alla spesa e pone sempre più attenzione nei confronti di valori come la salute, la sostenibilità ambientale e la semplicità con conseguenti effetti sulla composizione del paniere di spesa. Sul mercato internazionale dove si configurano grandi opportunità di crescita ma, allo stesso tempo, le imprese si devono confrontare con una concorrenza agguerrita e organizzata, senza tralasciare i mercati che richiedono competenze e conoscenze specializzate soprattutto alla luce dei repentini mutamenti nello scenario economico e geopolitico globale, in primis la Brexit e la politica protezionistica di Trump.

Francesco Fravolini

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