Elisabetta Favale
E(li's)books
18 Marzo Mar 2018 1724 18 marzo 2018

L’Affaire Moro e Barbara Balzerani a ricordarci che al peggio non c’è fine

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Venerdì su Rai 3 un ottimo, misurato, Ezio Mauro, ha celebrato l’anniversario del rapimento di Aldo Moro, sono passati 40 anni, la DC non esiste più e molti dei protagonisti di allora sono morti, eppure quella morte pesa ancora come un enorme macigno, una eredità che l’Italia si porta dietro come è giusto che sia, una condanna a vita, un monito per chi non ha capito, per chi non ha voluto capire.

(...) Di fronte a Moro prigioniero delle Brigate Rosse, lo Stato italiano si leva forte e solenne. Chi osa dubitare della sua forza, della sua solennità? (...) lo Stato italiano forte con i deboli e debole coi forti, aveva detto Nenni. Chi sono i deboli, oggi? Moro, la moglie e i figli di Moro, coloro che pensano lo Stato avrebbe dovuto e dovrebbe essere forte coi forti. Dell’improvviso levarsi dello Stato “come torre ferma che non crolla” Moro è sorpreso. Come è venuto fuori, da quella larva, questo mostro corazzato e armato?”

Mai l’Italia aveva “tenuto il punto su nulla”, un Paese, ora come allora, corrotto, sbandato, qualunquista, si sorprese Moro che proprio sulla sua vita voleva far valere la “ragion di Stato”.

E si sorpresero i brigatisti che pensavano di avere in mano, come ha raccontato la Faranda, un uomo prezioso per il quale lo Stato avrebbe ceduto.

Mi ha colpito molto questo resoconto lucido e accorato di Leonardo Sciascia che da deputato presentò una interpellanza parlamentare sul sequestro e l’omicidio di Aldo Moro.

Bellissimi i passi in cui analizza il linguaggio usato da Moro nelle lettere spedite alla DC, alla famiglia, al Governo, inconcepibile la reazione della stampa e il condizionamento che subirono le masse.

Quando ormai disilluso Moro scrisse una lettera di resa a Zaccagnini, questa venne pubblicata solo da alcuni giornali “e la pietà, anche se qualcosa sommuove, non prevale “, racconta Sciascia.

Nulla di concreto farà la Santa Sede, se non un appello di circostanza, e quel concetto di cristianita’ e umanità su cui si fonda la Chiesta e di cui la Democrazia Cristiana si era impadronita per avvalorare i propri principi e pilastri venne meno o meglio si rivelò per quello che era: falso.

“Ha ragione Moravia: in Italia, la famiglia spiega tutto, giustifica tutto, è tutto. (...) E dunque per sopravanzare le ragioni della famiglia Moro, per annientarle - poiché in quanto famiglia di ragioni non ne ha - non c’è niente di meglio che servirle un certo numero di famiglie già in lutto, e quantomeno le cinque di coloro che facevano scorta al l’onorevole Moro”.

Il Presidente del Consiglio Andreotti disse che per rispetto a quei morti non bisognava cedere al ricatto dei brigatisti e firmò dunque la condanna a morte di Moro.

Nessuna pietà, incredibilmente l’unico che spese qualche parola nel vano tentativo di salvargli la vita fu Craxi e forse lo stesso brigatista, Moretti, che al telefono con Tritto (quando annunciò che il cadavere sarebbe stato trovato in via Caetani) tradì una umana pietà nel tono esitante, nel chiamare il condannato Moro onorevole, Presidente.

“Forse ancora oggi il giovane brigatista crede di credere si possa vivere di odio e contro la pietà: ma quel giorno, in quell’adempimento, la pietà è penetrata in lui come il tradimento in una fortezza. E spero che lo devasti “.

Così scriveva Sciascia.

Qualche giorno fa, Barbara Balzerani, all’epoca compagna di Moretti, condannata all’ergastolo per quei morti, per quella morte, in un post su Facebook (non sapevo che gli ergastolani potessero serenamente usare i social per esprimere i loro pensieri) si lagnava del “rumore” che questo anniversario avrebbe causato, per l’assassina brigatista i parenti delle sue vittime si lagnano da anni, addirittura dice che fanno le vittime di mestiere.

L’augurio di Sciascia, che queste persone fossero devastate a vita dal rimorso e dal sentimento di pietà non si è realizzato.

Scrive infine Moro alla moglie nella lettera di commiato, nella quale chiede anche di non permettere che uomini di Governo intervengano al suo funerale:

“(...) ho visto con dolore (...) un riferimento dell’Osservatore Romano. In sostanza no al ricatto. Con ciò la S. Sede (...) smentisce tutta la sua tradizione umanitaria e condanna oggi me, domani saranno i bambini a cadere vittime per non consentire il ricatto. È una cosa orribile, indegna della S. Sede”.

L’ Affaire Moro - Leonardo Sciascia - Adelphi editore

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