Elisabetta Favale
E(li's)books
26 Marzo Mar 2018 1307 26 marzo 2018

Vinpeel degli orizzonti - Peppe Millanta - Recensione

Vinpeel Degli Oriizzonti Peppe Millanta

Quando ho cominciato a leggere Vinpeel degli orizzonti, ho creduto fosse un libro cosiddetto “young/adults”, poi però, arrivando in fondo, mi sono accorta che si tratta di un libro per tutti, è una di quelle storie da cui puoi trarre diverse conclusioni e spunti a seconda della fase della vita che ti stai trovando a vivere. Di certo è la storia “delle seconde possibilità ”, perché ognuno di noi ha diritto a ricominciare o a riprendere da dove aveva lasciato.

Trama in breve

Un pugno di case gettato alla rinfusa. Una comunità sospesa nel tempo. Una strada da dove non arriva più nessuno, e nessuno ricorda più dove porti. Questo è il paese di Dinterbild, il luogo dove si rifugia chiunque abbia paura, lontano dal mondo e da ciò che può fargli male. Tra di loro c'è Vinpeel, l'unico bambino (in realtà poi ne arriva un altro, anzi un’altra) della bizzarra comunità e l'unico che, vedendo una notte alcune luci misteriose all'orizzonte, decide di voler andar via e scoprire cosa c'è al di là del mare e di Dinterbild. Tra i suoi mille tentativi, conosceremo gli stravaganti abitanti, le loro paure, i sogni, le aspirazioni”.

La storia nata dalla penna di Peppe Millanta (scrittore esordiente e musicista) è una storia ambientata in un non-luogo e tuttavia agganciata alla realtà, come i sogni. Quel che fanno tutti gli abitanti di Dinterbilt è “difendersi” dalla memoria, quella memoria che nella vita di tutti ha il compito di tramandare ma che comporta, di conseguenza, una bella dose di sofferenza e incertezze.

Le immagini più evocative, che arrivano immediate al lettore sono sicuramente quelle del padre di Vinpeel, Ned Bundy, che passa tutto il suo tempo a scrivere messaggi che poi infila in una bottiglia e, dopo aver osservato per ore il mare, si decide a lasciarli in balia delle onde non prima di aver individuato un particolare momento, come se aspettasse l’onda giusta, quella che di certo avrebbe recapitato il messaggio.

Il mare evoca il tema del viaggio ma anche la solitudine e il senso di abbandono e di impotenza, Ned è un padre in absentia, la figura genitoriale è una figura in divenire.

In questo mondo gli adulti danno l’idea di essere bambini con i loro vezzi, con i litigi futili, con le reazioni emotive e il senso di inconsapevolezza, mentre invece Vinpeel, l’unico bambino (in realtà poi ne arriva un’altra, Mune) è il personaggio a cui Peppe Millanta affida il ruolo del “filosofo”, solo Vinpeel si interroga sul futuro e soprattutto su un Altrove che gli consenta di affrancarsi da questa vita senza possibilità di Dinterbilt.

A Dinterbilt essere e destino sembrano fondersi, è un mondo “compiuto” dove non v’è traccia del “preesistente” e il desiderio di “partenza” di Vinpeel è lo strumento attraverso cui il bambino va alla ricerca del sé.

Per gli abitanti di Dinterbilt è follia pensare di partire, non c’è null’altro oltre, per Vinpeel al contrario il mito dell’avventura, della partenza è totemizzante, fissa il mare, passa ore a guardare il cielo e ancor di più le nuvole, altri simboli importanti, Vinpeel annota su un quaderno ogni giorno tutte le nuvole che “passano” in cielo, ognuna di esse ha una forma, se è a forma di casa, Vinpeel prende il vocabolario e cancella la parola casa, come cosa acquisita. Jungianamente parlando le nuvole sono l’essenza stessa dell’uomo, conoscere tutte le nuvole per Vinpeel è come conoscere le cose e le persone e quando dico persona intendo nel senso filosofico del termine.

Facevano così ogni giorno. Si mettevano li, al di là della collina, e le guardavano per ore e ore, chiamando per nome quello che ci vedevano dentro e cancellando la relativa parola dal vocabolario. Lo facevano per Doan. Per il suo dannatissimo attimo. Lo chiamava così. Il - suo- dannatissimo- attimo”.

Altra cosa che aiuta il lettore a conoscere Vinpeel è il suo doppio, l’amico Doan che è il “rispecchiamento” dello stesso Vinpeel, è il “compagno” su cui riversa tutte le sue conoscenze, è il suo segreto, quello che lo aiuta a crescere senza il padre. Il prete di Dinterbilt punisce Vinpeel per il suo amico Doan, l’unico con cui può condividere questo segreto è il pazzo del paese Krisheb che in quanto pazzo riesce a vedere l’impossibile, perfino l’Altrove che Vinpeel e Doan sperano di raggiungere al punto di decidere, un giorno, di “svuotare” il mare.

Ed è proprio la follia di Krisheb che apre gli orizzonti a Vinpeel, la follia diventa un paradosso della verità.

Ho trovato bellissime le definizioni di Vinpeel per parole come Stupore

” Stupore è quando inciampi su una cosa che non ti aspettavi e che ti fa perdere l’equilibrio. Ma che poi ti fa tornare sui tuoi passi altre cento volte per inciampare di nuovo”.

O Speranza

“Speranza è quando vuoi che qualcosa accada. Ma lo devi volere davvero tanto affinché accada davvero “.

Bello anche il momento in cui Krisheb il pazzo spiega a Vinpeel cosa vuol dire sognare:

“Sognare è come vivere due volte. Una vita per quando sei sveglio e una per quando dormi”.

Ma non posso dirvi come va a finire questa storia, di certo Peppe Millanta è un autore di cui penso sentiremo ancora parlare, i miei complimenti alla scrittura che ho trovato molto “matura” per un esordiente.

Vinpeel degli orizzonti – Peppe Millanta – Neo Edizioni 2018

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