Alberto Cazzani
Liberalizzazioni immaginarie
27 Marzo Mar 2018 1026 27 marzo 2018

Fico va alla Camera in autobus? Ok, ma persino il Messico ci dà lezioni di trasporto pubblico locale

Autobus Messico Linkiesta
OMAR TORRES / AFP

Messico e nuvole! Sono quarant’anni che cantiamo Jannacci, convinti dello stereotipo latino americano. Ovvero di un Paese che stenta a uscire dalla sua condizione di pesante arretratezza economica. Ciononostante, il Messico ci fa sognare. Per le sue spiagge e la sua indomabile malinconia. In realtà, basta un viaggio di lavoro da quelle parti per cambiare idea. Con Anav siamo appena tornati dall’Expo 2018 Trasporti di Città del Messico, la manifestazione promossa dalla Canapat (Camara Nacional del Autotransporte de Pasaje y Turismo) e creata appositamente per esporre accessori, attrezzature e autobus per il trasporto passeggeri su gomma. Quella messicana è l’ultima missione all’estero, in ordine di tempo, organizzata dalla nostra associazione. Spagna, Germania, Regno Unito, ma anche Stati Uniti e Russia. Inutile dire che siamo sempre tornati a casa con un ricco bagaglio di esperienze. Modelli di business e di mercato purtroppo difficili da replicare in Italia.

Questa volta, condizionati dai facili cliché, speravamo che succedesse il contrario. E cioè che fossimo noi italiani a poter insegnare qualcosa ai messicani. Non avevamo fatto i conti con la modernità però. E tanto meno con la globalizzazione. Ovvero con quel fenomeno per cui la vecchia Europa, pardon, l’Italia esporta con sempre più difficoltà il suo modello di mercato e arranca di fronte ai paesi emergenti, i quali – memori di un passato difficile – sono spinti da un forte desiderio di riscatto.

Non mi soffermo sulle dimensioni e le potenzialità del Messico. Non è questo il luogo per una didascalica lezione di geopolitica. Ricordo solo che stiamo parlando della prima lettera inziale di quell’acronimo, il Mint, che abbraccia quattro grandi economie emergenti. Messico appunto, Indonesia, Nigeria e Turchia.

In Messico il 97% dei passeggeri è trasportato con autobus. Parliamo di un paese con 120 milioni di abitanti e 39 milioni di turisti stranieri. Il trasporto pubblico dà lavoro a 4 milioni di messicani e copre una rete stradale di circa 366mila chilometri.

Il tutto in un sistema in cui il governo non tira fuori un Peso. Il trasporto su strada messicano infatti è tutto in mano ai privati: dieci major che coprono le lunghe percorrenze, più altre che invece forniscono un servizio prevalentemente locale. L’utente può scegliere quindi tra un’amplissima gamma di prezzi, servizi e categorie di viaggi (classe ejecutiva, de lujo, first class…). Le autostazioni poi, realizzate alla stregua degli aeroporti, sono gestite dalle stesse compagnie di trasporto. Questo permette una coerenza di servizio offerto a terra quanto a bordo. Sicurezza, attività di retail e ristorazione. Durante la missione abbiamo visitato l’Oriente Passenger Bus Terminal, meglio noto come Tapo, uno dei quattro terminal degli autobus di Città del Messico, e tra i venti più grandi al mondo. Si tratta dell’hub della Autobuses de Oriente (ADO), che, con una flotta di oltre 6.200 mezzi e un organico di 20mila dipendenti, copre quasi duemila destinazioni in tutto il Paese.

Per noi operatori italiani, l’esperienza è stata toccante. Il nostro Tpl bistrattato e privo risorse, in cui lo Stato ci mette sempre la mano per bloccare qualsiasi spinta al rinnovamento, ha davvero tanta strada da percorrere per equipararsi a una tale macchina produttiva. Eppure eravamo lì perché invitati al confronto. I grandi operatori messicani infatti, spalleggiati dalla Canapat e soprattutto dalle autorità federali, guardano a una sorta di globalizzazione del trasporto passeggeri nel prossimo decennio e sono alla ricerca di sinergie e collaborazioni internazionali, in primis europee. Mi chiedo cosa l’Italia possa fornire. Se non esempi da non seguire. Per la serie Messico e nuvole, la faccia triste dell’America!

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