Rosario Pipolo
L'ambulante
7 Aprile Apr 2018 1052 07 aprile 2018

La pioggia dei ricordi e dell'immaginazione di Isao Takahata ci ha resi invincibili

Isao Takahata

Isao Takahata (1935-2018), cofondatore dello Studio Ghibli assieme all'altro patriarca dell'animazione giapponese Miyazaki, ha dato alla mia generazione un vasto territorio da esplorare in cui la semina dell'immaginazione ha unito la nostra vita a quella distante del Sol Levante.

Se fossimo rimasti intrappolati nella landa desolta che faceva da sfondo ai robottoni di Go Nagai Goldrake, Mazinga e Jeeg Robot, avremmo continuato a viaggiare nel Giappone traumatizzato e sconfitto dall'atomica di Hiroshima e Nagasaki.
L'animazione di Takahata, snodata attraverso regie, sceneggiature, produzioni, direzioni musicali e incursioni in personaggi di ispirazione letteraria europea e nordamericana come Lupin III, Heidi e Anna dai Capelli Rossi, ci ha fatto esplorare l'altro mondo nipponico. Persino dietro il ghigno bonario di un ladruncolo gentiluomo o il viso paffuto di una piccola orfanella montanara, c'era il tentennamento poetico di contribuire a raccontare storie affogate nell'anima.

La poesia di un gigante dell'animazione come Takahata, ispirata dalla fluidità letteraria dell'amato Jacques Prévert, non si misura soltanto con il successo e l'affezione popolare che la mia generazione non ha mai smesso di dimostrargli. Si misura con le lunghezze d'onda che tracciano il nostro vissuto, la nostra coscienza civile, la nostra memoria personale e collettiva nelle sceneggiature e regie di gioielli cinematografici come Una Tomba per le Lucciole, La Pioggia dei Ricordi e La Storia della Principessa Splendente.

Ripenso all'opportunità datami da Sayoko Kinoshita, fondatrice e direttrice dell'Hiroshima International Animation Festival, che nel 2016 mi vide unico giornalista italiano accreditato a quell'edizione per un confronto con i nuovi protagonisti dell'animazione nipponica, eredi direttamente o indirettamente della grande lezione di Isao Takahata.
​I miopi hanno tentanto di convincerci che l'animazione giapponese fosse robetta per mocciosetti. I visionari della memoria come Takahata hanno dimostrato il contrario. Oggi la mia generazione, bagnata dalla "pioggia dei ricordi e dell'immaginazione" del suo mondo, si sente invincibile.

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