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19 Aprile Apr 2018 0917 19 aprile 2018

#Doumasuffocating: la storia del selfie che denuncia gli attacchi chimici in Siria

Doumasuffocating Stopchemicalattacks
Il selfie di #Doumasuffocating (#stopchemicalattak), gesto (non hashtag) nato in Italia, il 22 gennaio, rilanciato da Douma, il 1 febbraio.

Vi racconto la storia del famoso selfie con la mano sulla bocca e sul naso, rilanciato in Italia da Roberto Saviano, grazie al piccolo grande reporter di Arbin, Muhammad Najem, come reazione di solidarietà e denuncia per l'attacco chimico a Douma del 7 aprile scorso. Diffusosi anche grazie anche alla partecipazione veloce di Laura Boldrini, Fabio Volo, Michele Hunziker, Luciana Litizzetto, Alessia Marcuzzi, e altri personaggi noti e famosi, ha coinvolto rapidamente e spontaneamente migliaia di meravigliose persone italiane.

Ironia della sorte: associato all'hashtag #Doumasuffocating - prima - poi anche a quello di #chemicalghouta; infine ripartito alla grande nel nostro Paese con #Stopchemicalattack, (Saviano, grazie!) il primo selfie è stato scattato in Italia, il 22 gennaio. Ed è proprio il mio. Senza Maleak Abo Anas, però - il ragazzo che vedete in foto copertina - non ne staremmo a parlare. Tutto è cominciato davvero con lui, il 1 febbraio. Da lui, dalla sua straordinaria capacità di farsi amare, di coinvolgere; dal gruppo di amici e attivisti, italiani e non italiani che hanno fatto le prime foto: Jennifer, Nurlana, Takako, Rina, Marina, Lisanna, Karima, Louise, Amer, Marc, Simona, Mohammed Al Toba, Hope, Afraa, Hozaifa, Darren, Alì...(non riesco a citarvi tutti, ma sapete chi siete) E da altri ragazzi di Douma, della Ghouta e della Siria, come Mohammed Najem, o Noor e Alaa, Belal, e poi altri meno conosciuti, come il dolcissimo Rami o Fareed....cui le bombe non hanno mai tolto la voglia di reagire, la creatività e la speranza di farsi ascoltare.

Voglio raccontare questa storia perché ho letto robe strane in giro - nei commenti alle varie foto - e ogni tanto ho sorriso, ogni tanto mi sono inquietata. Spiego: non c'è alcun complotto, non era un’operazione di marketing. Non è propaganda jihadista. Non c’entrano Soros, la Cia e fantasie varie. Almeno non con questo.

Voglio spiegarvi come è andata dal mio punto di vista. Quindi ascolterete dei dettagli di cui potreste fare a meno; vi avverto.

(RI)cominciamo: Il gesto di mettersi la mano sul naso e sulla bocca, scattarsi una foto e condividerla sui social è nato come impulsiva reazione alla notizia dell'ennesimo attacco chimico con clorina in Siria, nella Ghouta Orientale, a Douma, il 22 gennaio.

Diventato virale in Italia negli ultimi dieci giorni, è “nato” proprio nel nostro Paese, in Emilia Romagna, a Parma, dalla camera dalla quale vi scrivo. Quello che vedete nella foto sotto è il primo (bruttissimo) selfie, scattato in serata. Si accompagnava all’hashtag che era stato lanciato in giornata da un gruppo di medioattivisti di Douma: "#doumasuffocating", per la propria campagna di denuncia.

Badate bene, lo dico agli antimperialisti, ai fan di Putin e di Assad e ai ragazzoni di destra e della lega: la notizia arrivava direttamente dai miei contatti lì. Non sono attori. Non avevo allora motivo di dubitare di loro. Piuttosto di essere in pena per loro.

Il mio selfie si accompagnava a queste parole:

"When your breath for freedom and resistance is a poison to death.”

Le parole si ispiravano proprio a un tweet dell'amico Maleak.

Pochi giorni prima un assadista gli aveva augurato di morire, su twitter, perché tanto di lui non sarebbe importato niente a nessuno. Maleak racconta di essere un infermiere, non un soldato, un un giornalista. Ma per un noto assadista meritava la morte. Ve lo racconto perché è importante. Serve a capire che in tanti ci eravamo stretti intorno a lui.

(NB: Il vecchio account di Maleak (@maleak12370) è stato sospeso. Quello del distinto signore che gli augurava la morte no)

Ma torniamo indietro, al primo selfie, così vi dico dell'altro.

Quella mano sul naso e sulla bocca non era niente di originale, soprattutto per chi come me dal 17 dicembre postava e ripostava ovunque altri selfie simili, con la mano sull'occhio, per #SolidaritywithKarim, un’altra campagna spontanea in cui mi ero trovata improvvisamente e appasionatamente coinvolta da subito, lanciata con un tweet da Amer Almohibany, un fotografo siriano. (Se state pensando che siamo tutti degli stupidi a farci le foto, che non serva a niente. Beh, sappiate solo che quella campagna ha raggiunto milioni di account social nel mondo, e ha forse regalato al piccolo Baby Karim un po' di pace. E non solo quella. Ora grazie alla notorietà il piccolo è in Turchia e potrà essere operato all'altro occhio che altrimenti rischia di perdere).

Era un gesto così poco originale - dicevo - così scontato per me, che un po' me ne vergognavo. L’immagine scattata, modificata con picsart e postata compulsivamente, alla sera, era pure sgradevole alla vista. Se di base sai di poter tentare delle belle cose con la grafica, ci fai una brutta figura a postare certi scempi. Ai primi screenshot da parte di due o tre account “assadisti”, la tolgo da twitter e poi dal mio account personale instagram. Lo lascio su quello di SolidaritywithKarim e sul mio facebook. E sto zitta. "Magari lo rifà qualcuno, meglio". Penso.

Passano due o tre giornì e spuntano le immagini di alcuni medioattivisti di Douma, ragazzi che si occupavano della comunicazione, giornalisti, grafici, fotografi e social media manager, decisamente migliori della mia. Non solo le loro, anche quelle di un simpaticissimo siriano/napoletano, Amir, foto di gruppo, la sua. Me ne rendo conto qualche giorno dopo, il giorno in cui Maleak, del tutto inconsapevole di quanto fatto dagli altri prima, fa (ri) partire tutto. Amir la riposta. Io pure, così altri. E. insomma, si (ri) comincia ma sul serio....

Il primo febbraio, Douma si sveglia con un nuovo attacco mattutino con la clorina. Maleak posta come foto profilo un selfie con la mano sulla bocca. E scrive:

""Only the Sun can protect us. The International Community has abandoned us"
Today Douma woke up breathing #Chlorine in the western neighborhoods.

Take a #Selfie in solidarity,

"Solo il sole può proteggerci...La comunità internazionale ci ha abbandonato"-

Le parole muovono. Commuovono anche me. Eravamo in un gruppo insieme ad altri amici, su twitter.

Quella mattina era una delle tante mattine in cui proprio non ero andata a letto, come oggi. Aspettavo una persona. Doveva venire a Parma per questioni di lavoro. La stessa persona di cui attendevo una telefonata la notte in cui mi ero lanciata a dare una mano con l’hashtag #solidaritywithKarim, a dicembre

Mi dico: "se mi dà buca anche questa volta, è un segnale: resto qui a spammare". Così accade, Quella persona mi chiama per dirmi che aveva avuto un incidente stradale. E quindi mi scatto un altro selfie, uno nuovo, lo posto senza ritocco, e via.

Cominciano ad arrivare spontaneamente gli altri, quelli degli amici stretti attivisti, e poi gli altri. Ad aiutarci con video, collage, e RT..., il solito Alì, una specie di angelo custode dei social, Iran Arab Spring

Questo e altri come questo, postati intorno al 24/25 gennaio, non hanno generato che un po' di attenzione. Poi si sono fermati. Senza un gruppo di amici a sostegno, come per l'amatissimo Maleak, forse non era possibile, quel giorno...E nonostante fossimo tutti in pena per l'attacco chimico.

Partecipano anche Mohammed Najem, e Noor e Alaa. Le conoscete, vero?

A tre giorni dal lancio di Maleak, alcuni medioattivisti di Douma lanciano una nuova campagna di sensibilizzazione, un nuovo hashtag: #Chemicalghouta, e ripetono il gesto. Dopo aver spammato a destra e a manca l'altro, aver riceveuto centinaia di foto, generato migliaia di tweet intorno a #Doumasuffocating, noi si continua a usare quello. Con i giorni che passano, Hashtag e selfie prendono il significato di: "voci soffocate" - come quelle dei miei amici, in gabbia - mi ero detta:

E poi qualche articolo sui siti arabi, Al Jazeera, altri selfie.., Persone che spedendo i propri selfie ci raccontavano la propria storia, dalla Thailandia, dall'Inghilterra, dal Pakistan. Gente che usava l'hashtag sbagliato, ecc ecc ecc. Ho seguito più o meno fino alla fine di febbraio. Un tweet è arrivato persino da Sanremo. Ma non dai Metamoro...E poi dalle United Nations, grazie a una gentile giornalista. Non li ho ripostati tutti.

Dovrei scrivere almeno un altro paio di lunghi post, per spiegare bene.

E poi? E poi un altro attacco chimico, purtroppo. Sempre a Douma. Di questo sapete tutti. L'amica Kate, tedesca che parla bene in italiano, una ragazza dal cuore d'oro che vorrebbe aiutare tutti, quella sera ha pensato a Maleak, ha ricominciato con il selfie di #Doumasuffocating. Again... L'abbiamo seguita in tanti.

Anche Saviano, senza saperlo.

MAI dire MAI

Leggete...

L'ex presidente delle Camere, Laura Boldrini. Lei non lo sa, forse, ma ai ragazzi siriani ha fatto tanto piacere...

#Doumasuffocating. Thank Laura Boldrini, the former President of Italian Chamber of Deputies. She wrote on twitter,...

Geplaatst door Solidarity With KARIM op dinsdag 10 april 2018

GRAZIE, come dice l'amico Fareed,

da Maraat Al Newman, Idlib.

NOTA AGGIUNTIVA

Per i curiosi più esigenti, ammesso che esistano. Cercando #doumasuffocating su google images potreste trovare questa foto. Sono io filtrata da applicazione simil snapchat. L'immagine è avatar di un account twitter che usavo per aiutarmi a twittare e retwittare l'hashtag. Giustamente, twitter l'ha sospeso. Lo spam, anche quello mosso dalle migliori intenzioni - come nel mio caso - può dare fastidio a qualcuno.

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