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23 Aprile Apr 2018 0900 23 aprile 2018

Giovani e anziani, la coperta è corta

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Entro la splendida cornice di Vicenza cittàimpresa, dal 13 al 15 aprile si è svolto il festival dei territori industriali promosso da italypost, dall’Università degli Studi di Padova e dal Comune di Vicenza.

L’apertura dell’ultima giornata si è svolta a palazzo Trissino nella sala degli Stucchi, con l’evento “Giovani e Anziani. La coperta è corta”, in occasione della prima presentazione del libro “Né bamboccioni né sfruttati” del direttore de Linkiesta, Francesco Cancellato.

Dopo l’appello di Cancellato a risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia, hanno discusso con l’autore Luigi Copiello (ex sindacalista, ora associazione Innoveneto), Francesco Polo (project analyst CERVED e presidente Commissione Bilancio Conegliano), Lorenzo Rocco (docente di Politica economica dell’Università di Padova). A moderare gli strattoni alla coperta tra giovani e anziani Diana Cavalcoli (Nuvola del Lavoro del Corriere della Sera).

Nella stesura del libro, l’autore cura il tema generazionale non solo con uno stile economicamente descrittivo, ma rende intellegibile e adatto ad un pubblico non accademico un tema che chiede a gran voce di essere posto al centro della discussione pubblica con serietà e razionalità bipartisan.

Durante il dibattito, è stato affermato come la questione generazionale non sia solo un problema di alcuni e sospesa al più o meno triste giudizio dell’incerto divenire, ma un problema della società e dell’economia italiana nel suo complesso.

Come tale, non deve essere affrontato alimentando uno scontro generazionale in distonia tra giovani e anziani (come sono state le conquiste del ’68), ma con dialogo cooperativo per poter ugualmente e meritevolmente usufruire della stessa coperta corta. Per fare tutto ciò dobbiamo liberare energie, combattere insicurezze e restituire ai giovani il diritto di sognare, scrive Cancellato.

Liberare energie significa battersi per la formazione come motore di sviluppo che faccia veramente da discriminante nel mercato del lavoro. L’ascensore sociale non può funzionare solo con l’età, ma anche con il merito e la conoscenza. Tuttavia, è necessario dare valore alla conoscenza creando ponti tra la cultura umanistica e la cultura tecnica che non devono viversi in contrapposizione tra la moda del liceo e il ripudio di una formazione professionalizzante. Liberare energie significa prendere posizioni politiche per chiedere fondi strutturali che vadano ad investire pesantemente in formazione.

Investire in questo campo non significa solamente dare attenzione alle politiche di sviluppo giovanile, ma sostenere anche le richieste assistenziali e previdenziali. È evidente che la relazione tra le due sfere di intervento è di medio-lungo periodo, ma la politica, in quanto arte, deve saper vedere oltre e non replicare il presente con la carta carbone.

La sostenibilità del welfare di domani dipende infatti dalla capacità dei giovani di poter entrare nel mercato del lavoro e, quindi, di contribuire al pagamento della spesa pubblica. Ecco perché anche l’anziano deve essere coinvolto e può cooperare con il giovane. Entrambi mirano a diversi interessi, i giovani ad un salario e gli anziani ad una pensione, ma il risultato è ottenibile, in maniera ciclica, se e solo se gli interessi sono tradotti in proporzioni economiche sostenibili. Non è solo il rapporto tra il numero di lavoratori (giovani) e pensionati (anziani) che rende sostenibile il sistema, ma anche la gravosità dell’imposizione fiscale che devono sostenere entrambi a seguito dell’ammontare del reddito prodotto. Vogliamo ora investire in formazione per salvare l’Italia?

A mano a mano che cominceremo a godere dei frutti di questi investimenti potremo vedere in opera la formazione come fattore tecnologico. La tecnologia sbaraglia i paradigmi della crescita economica e ci permetterà di rendere la sproporzione lavoratori-pensionati, dovuta dalla crisi demografica, maggiormente sostenibile.

Francesco Polo

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