Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
26 Aprile Apr 2018 1345 26 aprile 2018

Il Desiderio é Sacro: Appunti per una Politica dei Bisogni

Grazie a Domenico Giannino, che torna con un post su bellezza, politica, societa' e bisogni. Buona lettura!

Cos'e' la bellezza? Cos'è la politica? Di cosa abbiamo realmente bisogno? Sono domande a cui non è facile dare risposta, tanto meno nello spazio di un solo post.

Più di un ventennio fa, James Hillman riconosceva, con estrema lungimiranza, il principale male che affliggeva l’anima dell’uomo moderno: la rimozione dell’idea di bellezza, strettamente collegata all’idea di politica.

Ma quali riflessioni si possono fare sulla scorta di questa considerazione così intrigante?

Quando si deve metabolizzare qualcosa di complesso è necessario romperlo in piccoli pezzi: la complessità si semplifica scomponendola.

É proprio quello che farò con le ‘domande da un milione di dollari’ di questo post.

Partiamo dal titolo: il desiderio è sacro. Potrebbe sembrare lo lo slogan perfetto per un telefono cellulare o, ancor meglio, per una macchina supersportiva.

Ecco, macchine, cellulari… La nostra mente è diventata come assuefatta dal perenne desiderio di cose materiali. Desideriamo cose, tante ed inutili.

Al contrario, persone, relazioni, discorsi, comunità, il caro vecchio dolore, natura, salsedine, musica, cultura, amore, non sono cose. Sono bellezza. E con la mente obnubilata dal costante desiderio indotto di cose inutili, finiamo per cercare la bellezza sempre meno.

Desideriamo sempre meno la bellezza. Non la riconosciamo, non la vediamo, non siamo educati a riconoscerla, e quindi non la rispettiamo.

Il problema non è il sano egoismo della sacralità del desiderio. La questione sta nel voler colmare quelle mancanze che affliggono l’anima nel falso riparo trovato nelle cose.

L'elemento dei bisogni è fortemente legato a ciό che desideriamo. Ma sappiamo quello di cui abbiamo bisogno?

Ogni tanto mi sveglio al mattino e penso: avrei proprio bisogno di una Maserati. Altre mattine mi sveglio e penso: avrei proprio bisogno di un pony. Due bisogni irrazionali: la prima non me la posso permettere; del secondo non saprei veramente cosa farne. Nonostante ciό, appena apro gli occhi al mattino mi sembra totalmente razionale aver bisogno di una Maserati o di un pony. Non sembrano proprio delle voglie, sembrano proprio dei bisogni essenziali, come puό essere essenziale bere un buon bicchiere di vino e mangiare del cibo sano.

Non mi considero certo un esempio affidabile: ammetto che il mio cervello ed il mio cuore funzionino in un modo tutto loro – sintetizzabile nel ‘calabresissimo’ “si stranu va” (sei molto strano) – e che spesso e volentieri questa storia della sacralità del desiderio mi prenda la mano.

Se il mio caso non rappresenta la regola, guardiamo la vita di un uomo comune, chiamiamolo Massimiliano, un membro di quella che una volta era considerata la classe media.

Massimiliano lavora piú o meno 40 ore a settimana – in molti casi di piú – e si ritiene molto fortunato per avere un lavoro. Di questi tempi si sa…

Ogni giorno Massimiliano, tolte le ore di sonno, ha a disposizione 16 ore in cui “vivere”. 10/12 di queste vengono spese per fare ‘cose di lavoro’, ma lui è felice lo stesso. Di questi tempi si sa…

Il salario guadagnato da Massimiliano viene speso per comprare cose – non per soddisfare bisogni – che permettono al nostro PIL di crescere ed aiutano altri uomini comuni come lui ad avere un lavoro.

Il circolo sembra ‘virtuosissimo’: lavoriamo tanto – io direi troppo, ma di questi tempi si sa… – per comprare cose di cui non abbiamo bisogno, che aiutano altri uomini comuni a lavorare tanto (io direi troppo, ma di questi tempi si sa…). Tutto ciό porta avanti il gran baraccone della globalizzazione/massificazione che annebbia/annega le coscienze. Mi sembra che Massimiliano sia addirittura più annebbiato di me.

Cosa c’entra in tutto questo la politica? Be’ c’entra tutto.

Prendiamo l’Italia, per esempio. Adesso che siamo in seconda repubblica avanzata, direttamente protesi verso la terza repubblica, alcune cose avremmo dovute impararle.

Prima di tutto la distinzione destra versus sinistra è ormai inutile, sia dal punto di vista ideologico che da quello pratico.

L’ultimo decennio di crisi e politica europea, con differenti forme di consociativismo, ci ha insegnato come dal punto di vista programmatico non esista alcuna sostanziale differenza tra i blocchi progressisti e quelli conservatori. Inoltre le politiche con cui si governa uno Stato – quella monetarie e quella fiscale – sono ormai dirette da attori economici e politici ben più potenti dello Stato.

Dal punto di vista ideologico, nessuno vi impedisce di proporre il materialismo storico o il corporativismo come chiavi di lettura della realtá politica contemporanea. Ma come vi sentireste se il vostro medico vi proponesse di curarvi con il chinino? Il futuro non potrá che essere ideologicamente ecumenico.

Ma allora, visto che il fine ultimo della politica non è più quello di imporre una propria visione ideologicamente cieca sui cittadini, quale può essere il suo nuovo scopo? La soddisfazione dei bisogni diventerà il suo nuovo centro: una nuova politica dei bisogni. Il bisogno del politico soddisfatto da una politica dei bisogni.

Trovare un accordo di massima su quello di cui abbiamo bisogno non è cosa semplice, come hanno dimostrato secoli di teoria politica. Ci sono comunque delle tematiche, toccate in questo post, che potrebbero essere di estrema utilità per abbozzare i limiti di tali bisogni.

Se il cambiamento va, almeno in prima battuta, imposto, vi è bisogno nel medio e lungo termine di una educazione alla bellezza. Dobbiamo essere educati a riconoscere, apprezzare, tutelare ció che di bello ci circonda, oltre la folle ideologia dell’interesse economico o politico immediato. La smania di visibilità porta la politica ad occuparsi di grandi opere, spesso inutili, ed a trascurare infrastrutture essenziali come la rete idrica e fognaria, per il solo fatto che i tubi di acqua e fogna non sono visibili. Funzioniamo ormai cosí: è tutto oro quello che luccica.

Lavorare tutti per lavorare meno. La proporzione tempo libero/impegni lavorativi andrebbe invertita a favore del primo. Tutti promettono nuovi posti di lavoro, ma la felice verità è che non ci sarà abbastanza lavoro, anzi ce ne sarà sempre di meno. La soluzione è quella suggerita dalla logica: lavorare di meno. Meno ore lavorative, insieme con sistemi ‘radicali’ di ridistribuzione della ricchezza, sarebbero la chiave di volta del sistema: Massimiliano diventerebbe sicuramente più umano ed il suo lavoro una passione, piuttosto che una condanna.

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