Elisabetta Favale
E(li's)books
27 Aprile Apr 2018 0726 27 aprile 2018

Piacere, sono Arthur Less e ho vinto il Pulitzer - Recensione di Less

Less Greer Pulitzer

E’ stato appena insignito del prestigioso Premio Pulitzer per il suo ultimo romanzo, Less, Andrew Sean Greer, romanziere americano adottato da Firenze dove dirige la Fondazione Santa Maddalena che organizza ogni anno il bellissimo festival degli scrittori e traduttori intitolato a Gregor Von Rezzori (io ci sono stata è un festival che adoro) con la sua aria da ragazzo perbene e la sua prosa fresca, convincente ed ironica mi ha letteralmente conquistata.

Voglio parlare di Less (tradotto in italiano da Elena Dal Pra), quindi comincio dalla trama, poi vi dico quello che ha lasciato a me questo romanzo e chiudo con una breve nota sull’autore.

TRAMA

"Problema: sei uno scrittore fallito sulla soglia dei cinquant'anni. Il tuo ex fidanzato, cui sei stato legato per nove anni, sta per sposare un altro. Non puoi andare al suo matrimonio, sarebbe troppo strano, e non puoi rifiutare, sembrerebbe una sconfitta. Sulla tua scrivania intanto languono una serie di improbabili inviti da festival ed editori di tutto il mondo. Domanda: come puoi risolvere entrambi i problemi? Soluzione: accetti tutti gli inviti, se sei Arthur Less. Inizia così una specie di folle e fantasioso giro del mondo in 80 giorni che porterà Less in Messico, Francia, Germania, Italia, Marocco, India e Giappone, riuscendo a frapporre migliaia di chilometri tra lui e i problemi che si rifiuta di affrontare. Cosa potrebbe andare storto? Tanto per cominciare, Arthur rischierà di innamorarsi a Parigi e di morire a Berlino, sfuggirà per un pelo a una tempesta di sabbia in Marocco e arriverà in Giappone troppo tardi per la fioritura dei ciliegi. In un giorno e in un luogo imprecisati, Less compirà i fatidici cinquant'anni: questa seconda fase della vita gli arriverà addosso come un missile, trascinando con sé il suo primo amore e anche l'ultimo."

LE MIE RIFLESSIONI

Parto dalla copertina (bellissima, è uguale sia in America che in Italia) sulla quale ho passato una buona ora a riflettere… spero di riuscire a saperne di più dall’editore o dallo stesso autore.

La prima cosa a cui ho pensato è stata la sigla di Mad Man, la famosa serie Tv americana a firma di Matthew Weiner dove la sagoma nera di un uomo, che poi scopriremo essere il protagonista, precipita da un grattacielo insieme a tutto ciò che lo circonda, quadri, oggetti, foto ecc.. una sigla molto criticata perché tanti ritengono evochi la famosa foto di Richard Drew, L’uomo che cade (l’avrete vista), scattata quel tragico 11 settembre.

Ma se dell’uomo della foto di Drew non si conosce la vera identità e la foto è diventata per l’immaginario collettivo il suo cenotafio, l’uomo della copertina del libro di Andrew Sean Greer è sicuramente Arthur Less, vestito del suo abito migliore, blu elettrico con la fodera fucsia, è l’abito che lo identifica, che rispecchia meglio di tutti la sua personalità, Arthur precipita nel vuoto ma chi guarda non ha l’impressione che sia la sua fine, non almeno la fine della sua vita, forse la fine di Arthur Less col completo blu e le sue convinzioni di inadeguatezza, è Less che lascia andare le paure guardando avanti. Arthur Less, io credo, stia solo sognando di cadere.

Less è uno scrittore non proprio di successo, ha scritto diversi romanzi ma solo il primo ha avuto un minimo di attenzione: Kalipso, “un lirico virtuoso” fu definito dai critici che poi tradotto era “Arthur, disse Robert, tenendogli la mano, ti sta solo dando del frocio” ora è alla soglia dei cinquant’anni e sta facendo un bilancio della sua vita.

E’ strano avere quasi cinquant’anni, no? A me pare di avere appena capito come essere giovane

A raccontare di Less è una voce narrante la cui identità non verrà svelata prima della fine della storia, un bellissimo espediente narrativo per indagare con un certo distacco, fin nelle pieghe più nascoste di quest’uomo fragile e insicuro.

Una riflessione ironica su temi come la scrittura, l’essere americani e omosessuali oggi, Andrew Sean Greer l’ha buttata in commedia e ci ha restituito i suoi pensieri malinconici e forse anche un pò amari, con un sorriso.

Ho trovato molto divertente il modo in cui prende in giro gli scrittori alle prese con i premi letterari. Durante la sua fuga Less arriva a Torino perché candidato a un premio di cui non sa assolutamente nulla, lo sminuisce considerandolo solo un mezzo per continuare la sua fuga a spese altrui e invece... si sorprende a soffrire all’idea di poter perdere, perché in fondo per uno scrittore un premio o una recensione rappresentano la cartina di tornasole per il suo lavoro e perdere in una competizione “involontaria” sarebbe una ulteriore umiliazione.

Dunque Less sta scappando da San Francisco perché Freddy, il suo giovane fidanzato, lo ha lasciato per sposare un altro. Il viaggio come fuga e ricerca del sé è tema ricorrente per Greer, qui Less lascia la sua “area di comfort “ e totalmente decontestualizzato in Messico, Germania, Francia, Italia, Marocco, India, Giappone in un susseguirsi di sit com che ne amplificano la goffezza rincorre la possibilità di trovare tra tutte le maschere che indossa quella più vera.

Esilarante il momento in cui deve fare la valigia e decide, per ogni posto dove si fermerà, il suo “travestimento “:

dei jeans neri per New York, di certo il colore kaki per il Messico, l’abito blu è per l’Italia, il piumino per la Germania, abiti di lino per l’India. Il lettore scoprirà però che Arthur Less, il vero Arthur Less è quello del completo blu con la fodera fucsia, o così pensa lui.

Ogni mise è un personaggio, e un personaggio in cui lui si cala: Less il gentiluomo, Less lo scrittore, Less il turista, Less l’hipster, Less il colonialista. Ma dov’è il vero Less? Dov’è il ragazzo terrorizzato dall’amore? Il serissimo Less di venticinque anni prima? Be’, quello alla fine non l’ha messo in valigia. Dopo tutto quel tempo, Less non sa neanche più dove l’abbia nascosto.”

Il pensiero di Freddy presto sposo, obbliga Less a riflettere sulla loro relazione:

Si chiede quand’è che le loro conversazioni hanno cominciato a suonare come un romanzo tradotto”.

Nonostante Less soffra e il lettore finisca per immedesimarsi in questa sofferenza, non è possibile non sorridere.

Bello il modo in cui viene affrontato il tema dell’omosessualità di Less che scopriremo essere l’ultimo dei suoi problemi, il mondo di Arthur Less è un mondo dove la “finzione”, i problemi e le umiliazioni riguardano solo aspetti della vita “materiale”: il lavoro, i soldi, il successo, mentre i sentimenti, l’amore, qui sono universali. Innamoramenti o tradimenti, passioni o rotture vengono raccontate senza che si debba pensare chi ama chi, l’ironia leggera e garbata è la stessa che Greer usa per prendere in giro il suo personaggio sulle sue insicurezze.

Ma sappiamo benissimo che il grande amore della vita non esiste. L’amore non è una cosa estrema come quella (il colpo di fulmine). E’ portare fuori il cazzo di cane così l’altro può continuare a dormire, è fare la dichiarazione dei redditi, è pulire il bagno senza prendersela. E’ avere un alleato nella vita. Non è fuoco né fiamme né fulmini. (Zohra l’amica lesbica dice a Less in Marocco)

Come si fa a non ridere quando descrive Arthur Less come “the first homosexual ever to grow old”! Il primo omosessuale che è invecchiato.

E quando discute dei suoi insuccessi con un amico scrittore che non vedeva da anni e d’improvviso scopre che forse la verità è che non è un cattivo scrittore, è solo un cattivo gay!

Ammetto che stasera rimarrò deluso se premieremo gli assimilazionisti, quelli che scrivono come gli etero, che li celebrano come eroi di guerra, che fanno soffrire i personaggi gay, che li collocano alla deriva in un passato nostalgico che ignora l’oppressione presente di cui siamo vittime; io dico che noi ci dobbiamo liberare da questi soggetti, che ci farebbero scomparire dalle librerie (…) Less riconosceva questi elementi come una madre riconosce la descrizione di un serial killer della polizia. Era Kalipso! Finley Dwyer stava parlando di lui. Lui, il piccolo inerme Arthur Less era il nemico!

Ma la fuga di Less avrà una fine, ci sarà un ritorno che lo consegnerà, ritemprato, a se stesso.

È un personaggio bellissimo Arthur Less perché è “normcore”, Less è chiunque di noi, Less, è quello che dice lo stesso nome: “di meno”, una diminutio, un coacervo di sentimenti, di fragilità, di manie e finisci per volergli bene, vorresti incontrare il tuo Less che, una volta tolto l’abito blu, spogliato da ogni paura, rimane un uomo buono con cui bere un bicchiere e leggere un buon libro, magari il suo, quello che non gli hanno pubblicato perché raccontava di un Ulisse gay e triste! (LOL aggiungo io).

Bravo davvero Andrew Sean Greer, io, per conto mio, ho comprato tutti i suoi romanzi perché sono una buona compagnia.

L’AUTORE

Andrew Sean Greer è nato nel 1970 a Washington. E’ l’autore di Le confessioni di Max Tivoli (scelto come miglior libro del 2004 dal San Francisco Chronicle e Chicago Tribune e vincitore del Northern California Book Award, il California Book Award, il New York Public Library Young Lions Award, e l’O. Henry Award) Storia di un matrimonio e Le vite impossibili di Greta Wells.

LESS - Andrew Sean Greer - La nave di Teseo

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