Elisabetta Favale
E(li's)books
2 Maggio Mag 2018 0703 02 maggio 2018

Il nemico - Vindice Lecis racconta gli intrighi e i misteri del PCI. Intervista

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Grazie a questo libro del giornalista Vindice Lecis ho potuto ripercorrere parte della storia del PCI, un saggio che riesce ad essere avvincente come un romanzo.

Come sempre vi propongo il libro in breve, l’intervista e infine una breve nota sull’autore.

IL LIBRO

Con taglio narrativo, ma con l'ausilio di documenti d'archivio, in gran parte inediti, questo libro ripercorre il clima di sospetto e assedio in cui il Pci mosse i suoi primi passi nell'Italia del dopoguerra.

Nel dicembre del 1951 un oscuro episodio, di cui esistono scarse testimonianze, coinvolse il segretario del Partito comunista, Palmiro Togliatti. Nella sua casa vennero sistemati dei microfoni spia dal capo della Commissione di Vigilanza, su precisa indicazione di alcuni uomini ai vertici del partito: Edoardo D'Onofrio, capo dell'Ufficio Quadri, e Pietro Secchia, responsabile della Commissione d'Organizzazione. Più che per spiare Togliatti, i microfoni furono messi per controllare la sua compagna Nilde Jotti, sospettata di essere in contatto con ambienti vaticani. Ma non si tratta dell'unico fatto misterioso che riguardò Togliatti in quegli anni. Nell'agosto del 1950 il segretario del Pci rimase ferito in un incidente stradale. La dinamica destò sospetti, e persino Stalin si disse convinto di un attentato. Pochi mesi dopo Togliatti perse conoscenza: operato d'urgenza si salvò, ma ordinò di condurre un'inchiesta approfondita sull'episodio. Il suo medico, infatti, aveva confidato a Pietro Secchia di temere che Togliatti fosse stato avvelenato. Con taglio narrativo, ma con l'ausilio di documenti d'archivio, in gran parte inediti, questo libro ripercorre il clima di sospetto e assedio in cui il Pci mosse i suoi primi passi nell'Italia del dopoguerra. Vengono anche riproposte le schede segrete dell'Ufficio Quadri e documenti che confermano l'opera di intelligence dei servizi, proprio mentre nasceva l'organizzazione Gladio.

L’INTERVISTA

1) La prima domanda che voglio farle è questa, il Pci era nato per fare la “rivoluzione “, di fatto si è rivelato un partito bigotto e conformista. È stata una peculiarità del Pci o era una caratteristica di tutti i partiti comunisti? (La “doppia morale” intendo).

"Il Pci è stato un partito rivoluzionario nato sull'onda della rivoluzione bolscevica del 1917 nel momento di sviluppo storico che imponeva un rivolgimento radicale in senso socialista. La sua fondazione, la sua crescita, i suoi errori e anche le sconfitte devono essere lette mettendo al centro il ruolo della classe operaia in grado, secondo i comunisti, di presentarsi come forza capace, alla testa di tutta la nazione, di guidare questa trasformazione. Il Pcd'I nasce come sezione italiana della III internazionale ma sviluppa sempre più e anche in condizioni di enorme difficoltà e persecuzione durante il fascismo, una sua idea originale di avanzata verso il socialismo nell'azione e nel pensiero di Gramsci e Togliatti sino alla guida di Berlinguer. In pratica il Pci divenne, grazie a queste intuizioni e scelte politiche, il cardine della lotta di Liberazione, uno dei fondatori della Repubblica democratica e fu alla testa delle battaglie per la Costituzione e le successive conquiste sociali. Non mancarono errori, sottovalutazioni ma bisogna capire che cosa abbia significato operare in un Paese che per decenni ha fatto della discrimionazione anticomunista, quasi in continuità col fascismo, una delle sue caratteristiche. Per non parlare delle trame bere e del terrorismo rosso. Definirlo bigotto e conformista, alla luce della Costituzione e delle conquiste sociali realizzate grazie al Pci, mi sembra un'affermazione che francamente non mi sentio di condividere, anche sulle questioni legate alle battaglie civili come il divorzio e l'aborto alle quali i comunisti diedero un contributo decisivo".

2) Secondo lei, se uno dei due attentati a Togliatti fosse andato a segno, con Secchia e Seniga alla guida che Pci sarebbe stato?

"Il Pci era un partito coeso e abbastanza immune dal culto della personalità anche nei confronti del proprio segretario generale. Ciò che contava realmente era la consapevolezza della propria funzione nazionale e democratica al di la della figura del segretario. Tuttavia, senza Togliatti questo partito non avrebbe avuto quel poderoso radicamente e quella funzione nazionale che poi ebbe. Secchia era una sorta di togliattiano riluttante, leale ma certamente diverso per formazione e prospettive da indicare. Certo assai legato al partito sovietico. Seniga è invece un personaggio minore di secondo piano che ebbe un ruolo invece nei gangli dell'apparato di vigilanza e tradì la fidicia dei suoi compagni".

3) Il nemico comincia con il racconto del momento in cui alcuni uomini del partito vanno a “piazzare” dei microfoni a casa di Togliatti e Jotti per spiarli. Il Pci nasce con il “germe” del complottismo interno, questa “dittatura” insita era inevitabile o è stato un errore umano?

"La vicenda delle cimici in casa di Toglioatti non è un errore ma è una reazione paradossale all'esasperato clima di repressione anticomunista presente nel Paese - vorrei ricordatre i settanta lavoratori uccisi dalla polizia in pochi anni - e dalla necessità di preservare un partito che contava due milioni di iscritti e aveva oltre il 20% di consenso elettorale. Quelle microspie sono il frutto anche dell'ossessione della vigilanza che, quella volta, mette nel mirino persino la compagna di Togliatti, Nile Jotti sospettata di essere vicina ad ambienti cattolici e vaticani".

4) Rita Montagnana e Teresa Noce furono rispettivamente mogli di Togliatti e Longo. Entrambe sono state lasciate per donne più giovani. Poco male, se non fosse che il Pci volle giustificare, in un’ottica dal sapore borghese e maschilista, queste scelte dei suoi uomini, eppure le due tanto avevano fatto per il partito. Che ruolo hanno avuto dunque le donne nel Pci?

"Le donne del Pci combatterono nella Resistenza ed ebbero ruoli importanti nelle istituzioni e nel partito: oltre a Montagnana e Noce ricorderei anche Jotti, Nadia Spano, Camilla Ravera e altre. Tuttavia nel Pci pesava la contraddizione dell'essere un partito rivoluzionario che voleva evitare di essere considerato poco affidabile sui temi, ad esempio, della famiglia. Il ritardo fu evidente ma fu colmato presto. Il Pci negli anni cinquanta, certamente moralista, è molto diverso da quello degli anni settanta in poi."

5) Nel 1950 il Pci aveva più di 2 milioni di iscritti, riesce a descriverci l’italiano elettore del Pci di quegli anni?

"Un partito assai attivo, insediato profondamente nella società italiana, una sorta di stato parallelo con giornali, sedi, strutture, associazioni dopolavoristiche, persino agenzie di viaggio e reti commerciali e cooperative. E diecimila sezioni. Già alle amministrative del 1951 divenne la seconda forza politica del Paese consolidata nelle politiche del 1953, quando non scattò la legge truffa. In quell'anno il Pci ottenne il 20,1% di voti nel triangolo industriale Milano Torino-Genova, il 13,2% nelle cosiddette zone bianche del nord est, il 33,5% nelle regioni rosse, il 22,4% nel Mezzogiorno e il 21,7% nelle isole. Nel 1951 il 75% dei parlamentari era di estrazione opoeraia e bracciantile. Gli operai nel periodo dal 1950 al 1954 rappresentavano oltre il 40% degli iscritti".

6) Il Pci aveva una organizzazione molto militare. Ma dopo aver vissuto una dittatura, nell’immaginario collettivo questo aspetto del partito era abbastanza chiaro? Non faceva paura?

"I comunisti disponevano di un'organizzazione articolata e gestivano la vita interna secondo le regole del centralismo democratico e della disciplina interna, tipica dei partiti di formazione leninista. Disciplina che si fondava sulla libera adesione beninteso, ma anche sulla necessità di autodifesa negli anni del centrismo asfissiante. Il Pci aveva dei livelli riservati di azione in previsione di colpi di mano dell'avversario. Ma nulla di più".

7) Quando fu scoperta Gladio non so bene perché (ero giovane) ne rimasi sconvolta. Mi ricordo che ad una interrogazione un professore mi chiese quale evento di quelli accaduti nel 1989 sarebbe passato alla storia, si aspettava la risposta ovvia” la caduta del muro di Berlino “ invece dissi Gladio (si arrabbiò!). Ma quando fu creata Gladio aveva davvero senso secondo lei o era una cosa tipo “meglio prevenire che curare”?

"Gladio fu avviata nel 1951 e resa concreta nel 1956 come formazione illegale della Nato in funzione anticomunista. Venne costituita all'insaputa del Parlamento e aveva ruoli e livelli di attività in contrasto con un paese democratico. Se lei collega Gladio alla P2 e alle altre organizzazioni riservate e deviate abbiamo un quadro di degenerazione gigantesca".

8) Giulio Seniga nel 1954 scappò con la cassa del partito. Sappiamo che accampò scuse di natura politica, ideologica, rimproverava a Togliatti di aver fatto abortire la rivoluzione. Ma oggi questo personaggio come è passato alla storia? Come un traditore o...

"Seniga era stato un bravo partigiano e divenne un uomo dell'apparato di vigilanza del Pci, assai vicino a Pietro Secchia. Certamente ebbe molti tratti ambigui e la sua vicenda apare ancora oggi poco chiara. Certo è che Togliatti utilizzò la fuga di Seniga con una parte dei soldi del partito per rimuovere il suo antagonista Secchia nel 1954, sostituito con Amendola alla guida della potente commissione di organizzazione. Scelta che forse non piacque ai sovietici".

9) Se dovesse mettere a confronto Togliatti e Berlinguer, secondo lei chi ha incarnato meglio lo spirito del suo tempo?

"Togliatti elaborò la linea della via italiana al socialismo che Berlinguer con la Terza via portò a un alto livello di ricerca. Togliatti fu il segretario della lotta al fascismo, del movimento comunista internazionale, del partito nuovo ma dentro la logica della Guerra Fredda. Enrico Berlinguer incarnò un'Italia nuova e onesta, del lavoro, della terza via e della totale autonomia del Pci nel contesto internazionale: il suo Pci fu al centro delle attenzioni dei comunisti e dei movimenti di liberazione e delle forze progressiste del mondo. Togliatti e Berlinguer sono però parte di una storia che ha fatto del Pci appunto un partito innervato nella storia repubblicana, pur con limiti e ritardi".

10) Intorno alle figure di Togliatti e Berlinguer è cresciuta nel tempo una iconografia encomiastica inossidabile. Tra i politici degli ultimi 20 anni secondo lei ci sono degli eredi (non per forza di sinistra )? Degli uomini che saranno ricordati a lungo?

Solo ora si sta attenuando la rimozione della figura di Togliatti e diradando l'alone nero che certa pubblicistica reazionaria gli ha cucito addosso. Invece di Berlinguer si preferisce solo quello della questione morale, depotenziandone tutte le altre idee che ebbe sulla democrazia, la pace e la coesistenza. Dopo la Bolognina per la sinistra è cominciato il declino anche nella qualità dei cosiddetti leader".

11) Io non ho ricordi miei di Berlinguer ma mi impressiona il fatto che Kissinger lo trovava pe ricoloso. Suggestione di quel momento storico o secondo lei col senno di poi era sopravvalutato?

"Per gli Usa i comunisti italiani erano un pericolo perché volevano superare la logica dei blocchi contrapposti e si opponevano a una concezione di guerra dello stare negli organismi come la Nato. Il Pci era totalmente autonomo da Mosca - e non piaceva nemmeno al Pcus - e puntava alla dignità nazionale. Troppo per Kissinger e altri fautori della sovranità nazionale. La stessa vicenda del terrorismo va inquadrata in quest'ottica. Moro fu ucciso dalle Br dentro una concezione atlantica che voleva impedire qualasisi avvicinamento del pci nell'area del govermo".

12) Il Pci e la sinistra italiana hanno storicamente portato avanti strategie “sconfittiste “. Cosa ha tenuto in vita il Pci e tutte le sue numerose declinazioni secondo lei?

"Non capisco la domanda. Il Pci è stato sempre allì'opposizione pur contribuendo allo sviluppo democratico del Paese da quella collocazione. Pur con il 33 % dei voti gli fu impedito di governare. Lo sconfittismo al quale lei allude forse riguarda i pallidi ed esangui epigoni di quella grande storia. Ma si tratta di cose diverse. La cosiddetta sinistra quasi scomparsa in Europa è perché negli ultimi anni è stata paladina delle più scellerate politiche di destra, dall'austerità al rigorismo a senso unico. Non è sinistra se si massacra lo stato sociale, si toglie l'articolo 18, si vuole manomettere la Costituzione e si colpiscono scuola e sanità e il precariato è la norma. Questo ha fatto un partitito come il Pd che non è nemmeno lontano parente della sinistra storica italiana. Che, infatti, non ha lasciato eredi".

La domanda era, ammetto, capziosa ma taccio, in questo particolare momento mi capita di fare pensieri polemici sulla nostra sinistra... sorry!

13) Oggi un social network sembra essere lo strumento per influenzare gli elettori, una volta molto più semplicemente si sottraevano le schede elettorali, come sembra abbia fatto la Cia nel 1948 in Italia. Ma se avessero vinto i comunisti quell’anno, che Italia sarebbe stata?

"La vittoria della Dc nel 1948 fu netta, frutto di una forsennata e terroristica campagna anticomunista. Le truffe sembra che ci siano state ma non so quanto abbiamo potuto influenzare il risultato finale. Non credo comunque che se avesse vinto il Fronte popolare i cosacchi avrebbero fatto abbeverare i loro cavalli a San Pietro".

14) Infine. “Non si governa con il 51%” questa frase “rinunciataria” di Berlinguer è passata alla storia, potrebbe commentarla per favore?

"Quella affermazione era legata alla situazione determinatasi in Cile col colpo di stato fascista e la caduta dell'eserienza progressista di Unidad Popular di Allende. Berlinguer fu colpito da quella vicenda. Col compromesso storico, non indicava una formula di governo ma un'idea unitaria di rinnovamento del Paese. Per questo motivo, e solo in quella drammatica fase, pose il problema di un'intesa democratica. Che la Dc rifiutò. Mi piace però ricordare anche il Berlinguer che nel 1980 propose un'alternativa secca e definitiva alla Dc".

L’AUTORE

Vindice Lecis (Sassari, 1957), giornalista, ha lavorato per trentacinque anni per il gruppo Espresso. È autore di romanzi storici e saggi sulla politica italiana del Novecento e sulla storia antica della Sardegna, tra cui La resa dei conti (2003), Togliatti deve morire (2005), Da una parte della barricata (2007), Le pietre di Nur (2011), Golpe (2011), Buiakesos: le guardie del Giudice (2012), Il condaghe segreto (2013), Judikes (2014), Rapidum (2015), Le pietre di Nur (2016). Per Nutrimenti ha pubblicato La voce della verità (2014) e L’infiltrato (2016).

IL NEMICO - VINDICE LECIS - NUTRIMENTI 2018

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