Elena Inversetti
Inversamente
3 Maggio Mag 2018 0959 03 maggio 2018

Il sesso utile. Che cos'è?

Oriana Fallaci Sesso Utile Elena Inversetti

Spesso mi son chiesta: Che cosa fa di una donna una femmina felice? Quando il femminile è il sesso utile? Con il mio blog lo chiedo alle altre donne. La prima ad ispirarmi è stata lei…

Era il 1961 e Oriana Fallaci ci scrisse un libro: Il sesso inutile. Frutto di un reportage. Quando il sesso femminile era di fatto considerato secondario dalla società “maschile”. Oggi? Risulta ancora inutile. Non solo per i motivi discriminatori che sono cambiati solo di facciata, ma anche perché sono le donne stesse a renderlo tale.

I-NU-TI-LE.

Lo dice bene l’amica in carriera della Fallaci nel libro: Mi lamento proprio di quello che ho. Ti senti più felice all’idea di poter fare ciò che fanno gli uomini e divenire magari presidente della Repubblica? Dio, quanto vorrei essere nata in uno di quei Paesi dove le donne non contano nulla. Tanto, il nostro, è un sesso inutile.

La drammatica questione è che, volente o nolente, la donna rimane radicalmente e profondamente legata al proprio grembo. Non significa che debba per forza generare figli in quantità, tuttavia rimane un essere generativo. Per natura. Anzi l’essere generativo per eccellenza. Genera prima di tutto relazione con tutto il suo carico di accoglienza e cura. In questo senso è U-TI-LE.

Ecco, credo che la donna sia un grembo in relazione. In un mondo ancora troppo maschile. È vero. Ma un mondo in cui noi irrompiamo in modo altrettanto troppo androgino. Quindi snaturante noi stesse. Sono sempre più convinta che dobbiamo continuare a volere un cambiamento, a chiederlo, anche dalle barricate, se necessario. Pretendendolo. Nella giusta prospettiva, però. Anzitutto nel rispetto dei nostri tempi. Che sono i tempi – e i modi – delle femmine. Non delle femministe. Quindi nel rispetto dei nostri modi. Che sono i modi di persone che naturalmente sintonizzano testa e cuore. Nel rispetto della nostra natura. Che è la natura di chi si realizza compiutamente nella relazione con l’altro. Nel rispetto della nostra forza. Che è la forza di chi sopporta e supporta con tenacia, anche in silenzio. Nel rispetto delle nostre contraddizioni che ci vedono intrecciare la rottura dei tabù al legame con la tradizione. Nel rispetto dei nostri cicli, ma non necessariamente dei nostri umori. Nel rispetto della nostra libertà. Che è la libertà di chi liberamente ama. Nel rispetto della nostra dote più grande: quella generativa.

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