Elisabetta Favale
E(li's)books
7 Maggio Mag 2018 1404 07 maggio 2018

La storia di un matrimonio - Andrew Sean Greer Recensione

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Eccovi un altro romanzo di Greer

Trama

Siamo nel 1953, in un quartiere appartato e nebbioso di ex militari ai margini di San Francisco, e tutto nella vita dei Cook parla ancora della guerra: la salute cagionevole di Holland, i ricordi tormentati di lei, le loro abitudini morigerate e un po’ grigie. Una vita per il resto normalissima, come sottolinea la voce ammaliante di Pearlie – mentre la sua testa scoppia di pensieri che forse, via via che si disvelano, preferiremmo non ascoltare. Eppure li leggiamo con avidità, rassicurati dal fatto che lei, palesemente, ha intenzione di dirci proprio tutto. Perché, allora, ci sentiamo invadere da un’ansia arcana, da un senso di vertigine e di smarrimento, come davanti a certe atmosfere torve di Edgar Allan Poe? Non solo per il susseguirsi di colpi di scena che ci avvincono a ogni riga sino a condurci all’unico finale davvero imprevedibile. Non solo per l’uomo venuto dal passato, per la lettera che colpisce come un pugno, per i terribili segreti che si dischiudono a uno a uno... Sarà allora per la dolorosa lucidità con cui la narratrice riesce a indagare la distanza che separa ciascuno di noi dagli altri? O perché a ogni pagina ci chiediamo: come fa Pearlie a sapere tutte queste cose – di noi?

Crediamo tutti di conoscere la persona che amiamo.”

Come sempre un incipit ad effetto ma Andrew Sean Greer oramai ha abituato i suoi lettori ad entrare nelle storie così.

I due protagonisti di questa storia, sono Pearlie e Holland, sta per scoppiare la Seconda Guerra Mondiale, sono giovani ed innamorati e di certo non vogliono perdersi di vista ma la guerra decide per loro, Holland deve partire e Perlie rassegnarsi. Si perdono di vista per ritrovarsi anni dopo a San Francisco, per caso.

“Lascia che mi prenda cura di te”, così ha detto quel giorno Perlie al nuovo Holland “ritrovato”che ora è poco più di uno sconosciuto, perché lo fa? Per il ricordo idealizzato di un amore che ora non esiste più, come potrebbe dopo tutto questo tempo? E perché mai Holland le dice di sì?

I due protagonisti di questo coinvolgente romanzo di Greer ignorano tutto l’uno dell’altro, vogliono credere di conoscersi e costruiscono la loro vita insieme sulla base dell’idea che più fa comodo ad entrambi.

Greer è molto abile, il lettore viene travolto dalla trama e a sua volta non sa davvero con chi ha a che fare fino a circa la metà del romanzo, quando ad un tratto si accorgerà di non aver capito niente, finito nella tela intessuta ad arte dall’autore si accorge che si è fatto una idea sbagliata di Pearlie e Holland, del contesto sociale in cui vivono, delle loro origini. Io per esempio sono tornata indietro due volte, non mi sembrava di essermi distratta, di aver saltato qualche pagina. Infatti non lo avevo fatto.

Ovviamente eviterò di dirvi di cosa parlo, vi toglierei il gusto della scoperta.

Dicevo di Holland, l’uomo che Pearlie ritrova è un uomo molto provato, ma ha fatto la guerra giusto? E chi non lo sarebbe dunque? Prima del matrimonio, le bizzarre zie avevano lasciato intendere a Pearlie che in lui c’era qualcosa che davvero non andava, che il suo cuore non funzionava a dovere ma Holland era bellissimo e non c’era motivo di dubitare di lui.

Pearlie vuole intendere che il male oscuro, il “cuore inverso” come avevano detto le zie, si poteva curare con dosi supplementari di amore, di protezione, in un nido perfetto di certo era la soluzione giusta .

Ogni giorno ritaglia tutte le brutte notizie dai giornali, compra un cane di una razza talmente docile che non abbaia mai, il campanello produce un suono attutito e persino il loro bambino, nonostante una malattia importante, cresce silenzioso, buono.

Ma Holland si rivela un uomo chiuso, introverso, soffre di insonnia e non si confida mai con la moglie che tanto mostra di amarlo fino al punto di accettare stanze separate.

L’ingranaggio perfetto su cui Pearlie aveva tanto investito è destinato però a incepparsi, ci pensa Buzz Drumer a far saltare tutto.

Questo personaggio rappresenta il tema più importante di questa storia: la scelta. Scegliere si rivelerà la cosa più difficile per tutti, nessuno escluso.

La psicologia di Pearlie improvvisamente si rivela più chiara al lettore, Greer introduce il tema del razzismo grazie alla personalità di questa donna e a Buzz, alcune crepe nel mondo ovattato e perfetto gettano ombre su questa vita apparentemente luminosa di cui il lettore per tante pagine non ha avuto motivi di dubitare.

“L’apparir del vero” per Pearlie sarà come una sorta di caduta dal paradiso, come se la scatola in cui aveva custodito tutte le brutte notizie ritagliate nel tempo si aprisse e le lasciasse libere di distruggere ogni cosa, come un vaso di pandora dalla scatola vengono fuori fantasmi e colpe inconfessabili.

“L’oggetto del nostro amore esiste soltanto per frammenti, una decina se la storia è appena cominciata, un migliaio se l’abbiamo sposato, e con questi frammenti il nostro cuore fabbrica una persona intera. Ciò che creiamo, supplendo alle lacune con l’immaginazione, è l’uomo che vorremmo. E meno lo conosciamo, più l’amiamo, ovviamente.”

Ancora una volta Greer ci ha regalato una famiglia che, solida, resiste alle “intemperie”, genitori che sanno cosa significa sacrificio e cosa sia giusto per i propri figli, Pearlie è una donna con una morale e una grande capacità di compassione, una donna che fa errori come tutti e per questi errori è disposta a pagare a patto che sue eventuali ammissioni di colpe non danneggino suo figlio che viene prima di tutto.

Anche qui abbiamo incontrato i temi cari a Greer, la “diversità” intesa come disabilità, l’omosessualità, lo scorrere del tempo, una vera persecuzione per Greer, il tempo che passa.

Non manca di coinvolgimento questa bella storia, ci fa soffrire fino alla fine, ma chi conosce Greer sa che in genere le sue storie sono tali da lasciarci una speranza, ed è per questo che io l’adoro.

LA STORIA DI UN MATRIMONIO - ADELPHI

Traduzione di Giuseppina Oneto
Fabula
2008, 6ª ediz., pp. 224

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