Cometa, il disperato erotico stomp di Gregorio Magini. Intervista

11 Maggio Mag 2018 0658 11 maggio 2018 11 Maggio 2018 - 06:58

Una cometa è un corpo celeste relativamente piccolo, simile a un asteroide ma composto prevalentemente di ghiaccio. Spesso le comete sono descritte come "palle di neve sporca". (Wikipedia docet ).

Il romanzo di Gregorio Magini si intitola Cometa, bisogna leggerlo tutto fino in fondo per capire se è una “palla di neve sporca”. Di certo è una Cometa con la coda perché quando arriva in prossimità del lettore la storia si sublima e forma la “chioma” che rimane e rimane e rimane come un’eco nella testa.

Cometa è uscito ieri per Neo edizioni io l’ho letto in anteprima (ringrazio l’editore per il privilegio) e queste sono le mie domande a Gregorio Magini. In fondo trovate la trama e una breve nota sull’autore.

1) Leggendo Cometa ho avuto l’impressione che volessi evadere dalla “decenza mainstream” è così?

Mi sembra naturale scrivere certe cose, sono cent’anni ormai che i romanzi parlano di cose “indecenti”, senza troppi problemi. Ho cercato di seguire la mia sensibilità e non autocensurarmi, tutto qui. Parlo di autocensura perché di fronte a un mercato che da tempo ingloba e neutralizza tutti gli atteggiamenti, compresi i più estremi, viene da sentirsi ridicoli quando ci scappa, magari involontariamente, qualcosa di provocatorio, e allora si taglia le parti esposte, quelle più ingenue forse, preferendo mostrarsi, che ne so? Inafferrabili. Gente scafata, post-ironica, palpebra bassa e sorrisetto. Tutto ok, dobbiamo pur sopravvivere. Ma la verità, come disse Terence McKenna, è che nessuno ha la più pallida idea di quello che succede, di come si rinnova il mondo, di cos’è davvero giusto e cosa è sbagliato. E quindi è ovvio, ovvio che la coscienza neutra, standard, quella che hai chiamato “decenza”, non possa essere sempre soddisfacente, che la necessità di rompere, eccedere, uscire dal seminato sia ancora tutta lì, non importa se hai venti o sessant’anni o cinquemila. Siamo umani, ci piace esplorare.

2) Nella prima parte di Cometa ti ho percepito come uno scrittore “nonsense” che si ripete nelle descrizioni accurate degli atti sessuali e nei coiti liberatori, mi sono chiesta, Gregorio Magini li guarda i film porno?

Certo, il mio sito preferito è www.sex.com. Ma a parte questo. Nel primo capitolo, si entra nella storia attraverso lo sguardo di un neonato. Dal suo punto di vista “nonsense”, la pornografia più estrema, il sesso coniugale, l’amore, l’affetto sono tutte manifestazioni dello stesso principio vitale, l’attrazione per gli altri esseri umani che coincide con il piacere di essere al mondo. Se ci spogliamo delle categorie culturali (un paio di volte l’anno è doveroso), diventa evidente. Nasciamo ben disposti verso il prossimo, pronti a condividere il nostro corpo, letteralmente, con cani e porci. Poi l’influenza di altri istinti, altrettanto innati, di rabbia e di violenza, assieme alle complicazioni dovute ai legami sociali, ci costringono a rientrare nel guscio (e meno male, che altrimenti la nostra sarebbe una vita davvero breve e brutale). La storia di Raffaele è il tentativo di un uomo di diventare adulto con un guscio “sottile”, uno che non butta via il bambino della libertà sessuale coi panni sporchi delle fantasie infantili. Nel frattempo sì, guarda migliaia di video porno.

3) Le storie dei due protagonisti, Raffaele e Fabio, sono le storie di due perdenti, rappresentano una sorta di “morale-negativa” il lettore può identificarsi ma poi gli viene naturale cercare di discostarsene. Ma in realtà tu volevi “fare la morale “?

Non mi aspetto certo che dopo Cometa le lettrici siano colte da compassione verso i nerd erotomani e smettano di bloccarli su Facebook e Tinder, in questo senso sì volevo proprio fare la morale. Però una morale leggermente diversa però da quella che ci hai, pur legittimamente, visto. Mi spiego. Raffaele e Fabio sono due cazzoni, è automatico che hai preso le distanze, mi aspetto che i quasi tutti i miei lettori lo facciano, così come io ho preso le distanze da me stesso scrivendo questo libro. Però non li vedo come “perdenti”. Hanno molte attività interessanti, viaggiano, se la godono, sono persone piene: Raffaele è un erotomane squilibrato, ma ha una sua morale privata e una spiritualità non banali; Fabio completa tutte le side quest di Assassin’s Creed e poi finisce addirittura in un intrigo internazionale di hackers. Voglio dire, se sono perdenti loro, allora tutte le persone che conosco sono perdenti. Con ciò, la mia lettura non vale più della tua o di quella di chiunque, ogni lettore reagisce come crede.

4) In Cometa vengono esibiti difetti, debolezze, incoerenze, crudeltà, nascondi il disincanto dietro al cinismo?

Nessun disincanto né cinismo, sono sempre stato solidamente pessimista verso gli esseri umani. Perché siamo pessimi. Siamo meschini e crudeli e poi nascondiamo i nostri difetti a noi stessi e agli altri dietro a una storiella. La cosa buffa è che anche i tentativi che facciamo per migliorarci, quelli sinceri, dico, passano attraverso le storielle. Le proiettiamo sul mondo, sul futuro, e le rendiamo i nostri modelli, che poi inseguiamo. Come se i cani si lanciassero i bastoni e poi se li riportassero da sé. Tuttavia, non ho l’indole del moralista, per il semplice fatto che qualsiasi giudizio di un essere umano sugli esseri umani deve essere relativo, provvisorio. Infatti, al di fuori della nostra fantasia, non abbiamo pietre di paragone. Siamo pessimi, va bene, ma rispetto a chi? Siamo più buoni o più cattivi dei maiali? Più o meno virtuosi di una quercia? Più o meno di ipotetiche intelligenze extrasolari? Non lo sappiamo. Tocca dunque essere anche un po’ indulgenti.

5) Ad un certo punto, il bad boy, Raffaele, finisce arso da un amore crudele, perché? Volevi compiacere le lettrici?

Per via di quella frase da Romeo e Giulietta che è il tormentone di Westworld: These violent delights have violent ends. Compiacere le lettrici? Mi accontento di non sdegnarle. La mia più grande insicurezza, mentre scrivevo Cometa, veniva dal dubbio di risultare sgradevole, o peggio indifferente, alle lettrici, perché è un libro che racconta la storia di due maschi che fanno cose da maschi nel senso più deteriore, senza infingimenti o come dicevi all’inizio, rispetto per la decenza. Se ci saranno lettrici che confesseranno di aver provato un certo piacere sadico di fronte ai fallimenti sentimentali di Raffaele, sarò contento. Volevo raccontare quello che di solito succede a persone come lui, ai narcisisti velleitari cresciuti in una bolla di sapone. Se non hai interesse negli altri, finirai per apprezzare persone che ne hanno ancora meno di te, e prima o poi qualcuno ti butterà sotto un camion. La catastrofe diventa l’unico sbocco possibile. Poi, volevo vedere cosa succede a una persona dopo che è finita sotto il camion ed è sopravvissuta. Riuscirà a cambiare? O continuerà a sbattere sempre contro gli stessi problemi come una falena impazzita? Se cambierà, regredirà in un conservatorismo depresso e inacidito? È possibile trascendere i propri limiti caratteriali e quelli, ancora più trincerati, della propria cultura?

7) “la poesia prudente/e gli uomini/ prudenti/ durano/ solo lo stretto/ necessario/ per morire tranquilli.” Ti cito Bukowski e ti domando: oggi secondo te ha ancora senso il radicalismo di certa letteratura del passato o se lo si emula si rischia di scadere in un “bohemienismo” di seconda mano?

Ha assolutamente senso. Letteratura, estremismo, follia, miseria e morte sono intimamente connesse. In alcuni periodi, come in diverse fasi dell’Ottocento e del Novecento, questi legami sono più evidenti, sono temi espliciti, in un certo senso vanno di moda. In altri momenti, al contrario, si tende a preferire il lato razionale, luminoso, valorizzante della letteratura. Ma anche allora tutto il negativo rimane, anche se in disparte, magari cacciato in un angolo e nascosto sotto un sacco. Certo, copiare Bukowski letteralmente ha e a sempre avuto poco senso (a meno che uno non si senta liberato nel bere 7 cartoni di vino, fumare 70 bidi al giorno, e andare a letto con prostitute obese sfondando il letto), tuttavia quello che molti critici dell’inautenticità non vedono è che certi comportamenti hanno uno scopo, non sono fini a se stessi. Quel che a Bukowski importava, era lo spazio di manovra, per così dire, che si guadagnava bevendo fumando ecc. Altri cercano la stessa libertà coltivando l’orto. Va bene. In assenza di soluzioni collettive, ognuno si libera come può.

Vorrei aggiungere che certe cose le puoi fingere solo fino a un certo punto. Se ti tagli un braccio con una lametta, o smetti di mangiare, o guidi a fari spenti nella notte o che ne so, puoi essere superficiale, derivativo, poseur quanto vuoi, ma il contatto con il dolore è reale. In un certo senso, fingere un’identificazione col male è impossibile, perché il male è sempre incarnato. Un hipster satanista, insomma, sarà sempre più satanista che hipster.

8) Chi deve tenersi alla larga da Cometa?

Ma nessuno, c’è spazio per tutti.

9) Ho avuto l’impressione che scrivendo Cometa tu abbia pensato molto ai potenziali lettori. Cosa è stato per te scrivere questo romanzo, evasione o un modo di misurarti con te stesso, una esibizione?

È stato come spalare la merda. Dico sul serio. Mi sono messo al lavoro con l’intento di analizzare un po’ la situazione, la mia, quella dei miei coetanei, e ridendo e scherzando mi sono trovato a navigare in un mare di schifezze personali e collettive. Alla fine ho cercato di seguire il consiglio del Dr. Amp nell’ultimo Twin Peaks: “Spalati fuori dalla merda, ed entra nella verità”.

10) Hai usato un linguaggio privo di manierismi e stratagemmi, io l’ho trovato però molto raffinato, anche quando ostenti disimpegno citando “Gossip Girl”. A chi devi di più dal punto di vista formativo (per la tua scrittura intendo), a chi ti ispiri?

A tutto quello che leggo. Come lettore, non sono molto attento allo stile. Basta che superi un certo livello, e poi mi piace tutto. Forse proprio per questo, copio d’istinto, meccanicamente, la lettura del giorno, nel pensiero e nella scrittura. Se ieri ho letto Thomas Bernhard, sarò stato bernhardiano; se oggi invece Elena Ferrante, sarò ferrantesco. Bertrand Russell descrisse il suo modo di studiare la filosofia. Durante la prima lettura, prendeva tutto per buono, credeva a tutto, si lasciava convincere in tutto e per tutto da qualsiasi tesi. Assorbiva. Solo dopo, quando era certo di aver capito capito, procedeva a demolire quanto aveva imparato e a estrarne qualche frammento superstite che era utile per le proprie idee. Io non ho certo la lucidità di pensiero di Russell, vado un po’ a caso, imito ora gli uni ora gli altri trovando faticosamente a forza di riscritture una prosa superstite che non infastidisce più il mio gusto erratico. Però il concetto è lo stesso: prima mastichi e poi, casomai, sputi.

11) Cometa potrebbe rientrare nel “framework” (non mi piace la parola genere...) del romanzo di formazione, ma avevi realmente intenti di “praeceptor amoris” nel senso ovidiano del termine o è stato una sorta di “stream of consciousness”?

Se si volesse etichettare Cometa come un (doppio) romanzo di formazione, non sarei in disaccordo. Se qualcuno trovasse qualcosa da imparare dagli errori dei miei personaggi, sarei felice. Resta comunque che è un libro che ho scritto per me, non ho la stoffa del vate.

12) Le donne in Cometa sono prede da “cacciare”, il desiderio sessuale è puro istinto e ti riferisci all’atto sessuale anche usando la parola “stupro”. Da 1 a 10, quanto è fiction quello che scrivi e quanto vero. Per Gregorio intendo.

Zero? Sostengo il femminismo più radicale. Il maschio di homo sapiens ha su di sé il peso di colpe assai più vaste di quante ne abbia la femmina. È giusto, e necessario, mettere un giogo agli istinti maschili una volta per tutte. Allo stesso tempo, credo che non sia possibile liberarci dei condizionamenti che portano molti a giustificare quando non addirittura a praticare la violenza contro le donne, semplicemente reprimendo il linguaggio e i comportamenti. Perché nella nostra tradizione culturale lo stupro, la sottomissione della donna è anche un’allegoria, una interminabile galleria di figure dai mille significati. Basta un rapido pensiero alla mitologia greca: il ratto di Persefone è sì il rapimento di una vergine a opera di un re prepotente, ma è soprattutto un simbolo dell’ineludibile dominio della morte sulla vita; Sardanapalo prigioniero si dà fuoco con tutte le sue concubine, ma è l’emblema del “gesto sublime”, non della ferocia maschile; la bellezza di Dafne è prima il grimaldello con cui Eros destabilizza la chiarità di Apollo, e solo retrospettivamente una condanna che accomuna la ninfa a innumerevoli bellezze reali a cui realmente è stata data la caccia, senza nemmeno la “fortuna” di essere trasformate in un albero. Potrei continuare all’infinito, ovviamente anche assai al di là della mitologia, fino ai giorni nostri. Non possiamo dimenticare tutto ciò, fare finta che non sia mai esistito, nasconderlo dietro il divieto di rappresentare certi fatti o usare certe parole. Tutte queste storie devono essere riraccontate, riscritte, per decenni, forse per secoli, non certo per cancellare il passato, ma per renderle più universali.

13) Fallite fallentes/ingannate codeste ingannatrici. Torno su Ovidio (deformazione ho fatto il classico) l’amore dunque è una guerra?

Solo per chi lo prende come una guerra. I personaggi di Strindberg (siamo sul suo terreno) erano il prodotto del contesto sociale e culturale di una borghesia del denaro che tendeva a mercatizzare tutti i rapporti sociali, a vedere dunque il rapporto amoroso come una gara tra concorrenti d’affari. A dispetto di tutte le evoluzioni, viviamo ancora in un contesto simile. Solo che si lotta per du spicci, direbbe il mio Raffaele (e credo converrebbe con lui un Raffaele reale, intendo Raffaele Alberto Ventura autore di La classe disagiata). In ogni caso, oggi come allora, ciascuno di noi ha sempre la facoltà di decidere se questa guerra è la sua guerra, oppure no, se è giusto combatterla, oppure no, e se sì, da che parte combattere. Per quanto riguarda Cometa, c’è da ricordare che il più nerd smanettone dei due protagonisti, Fabio, è lontanissimo dall’assumere posizioni combattive contro il sesso femminile.

14) Vuoi spiegare per favore ai lettori perché il titolo Cometa?

È orecchiabile, no? Cometa. Suona bene. Come un messaggio che arriva dallo spazio, forse è importantissimo, annuncia la nascita di una nuova era o la morte di un tiranno; o forse è solo il rumore che fa un sasso scagliato nel vuoto… Però il vero significato del titolo, preferisco che i lettori lo scoprano leggendo.

15) Sono curiosa di sapere che lavoro fai e perché scrivi

Faccio il programmatore, come Fabio. Attualmente lavoro ad applicazioni per gestire i chip che sono impiantati nei vestiti, nelle scarpe. Tracciano gli spostamenti della merce. Chissà, tra qualche anno ce l’avremo anche sottopelle.

Scrivo perché mi sembra che nessuno mi capisce, a partire da me stesso.

16) Hai letto Candore di Mario Desiati?

Purtroppo no.

17) Il libro è appena uscito, cosa ti aspetti da questo tuo lavoro?

Spero di contribuire ad arricchire l’humus della letteratura italiana. Sarà che ho lavorato molto a progetti collaborativi, coronati dall’uscita di In territorio nemico (minimum fax, 2013) scritto col metodo SIC - Scrittura Industriale Collettiva che ho elaborato insieme a Vanni Santoni, ma per me la letteratura è più la storia di gruppi che si spronano e portano avanti a vicenda, aiutandosi o gareggiando, piuttosto che l’impresa titanica di pochi eccelsi individui. Questi ultimi naturalmente esistono e sono quelli che ammiriamo di più come lettori, ma non dobbiamo dimenticare che ognuno costruisce sul lascito dei predecessori e sull’esempio (spesso negativo) dei contemporanei. Giganti sulle spalle di nani. Dante non poteva esistere senza Cavalcanti, ed entrambi fecero tesoro dei lavori di sterro di un Bonagiunta da Lucca…

18) Se hai già degli incontri fissati per presentare il libro in giro per l’Italia ci dai indicazioni?

La prima sarà domenica 13 maggio al Salone del Libro di Torino con Vanni Santoni e Paolo Zardi, ore 13:00; venerdì 18 invece al Festival della letteratura sociale di Firenze, una manifestazione interessantissima, ore 21:00. Poi ci saranno decine di incontri, vi potete tenere aggiornati sul profilo mio Facebook e su quello di NEO Edizioni.

Io ti faccio un grande in bocca al lupo, se non si fosse capito Cometa mi è piaciuto moltissimo.

[Crepi. Chissà come mi trattavi se non ti piaceva! :) :) :)]

TRAMA

Gregorio Magini celebra il dispiegarsi incerto dell’epoca che viviamo e approda a una visione del futuro a cui tutti, volenti o impotenti, siamo destinati.

In un punto preciso dello spaziotempo Raffaele, satiro irrequieto, inciampa da una storia all’altra in cerca di successo e Fabio, misantropo nerd, insegue se stesso e la fortuna in un agone digitale di improbabili social. L’incrocio sbilenco delle loro vite innesca un romanzo selvaggio, labirintico, possente.
Cometa è l’epopea disastrata, erotica e lisergica degli eroi senza motivo. Archetipi di una generazione fuori fuoco, il cui centro è dappertutto ma sempre altrove. L’odissea senza approdo di una stirpe di eletti a niente che cavalca il progresso come una pulce su un cavallo imbizzarrito, traghettata da sogni frenetici e deliri tecnologici.

“Era così. In fondo l’aveva sempre saputo che il suo tempo consisteva in una serie di piani vuoti intervallati da idee folli, a cui seguivano brevi esplosioni di attività furiosa, che si risolvevano in silenzio, inazione, insensatezza”

L’AUTORE

Gregorio Magini, nato nel 1980, vive e programma a Firenze. Ha fondato e coordinato il progetto Scrittura Industriale Collettiva, da cui è nato In territorio nemico (minimum fax, 2013). I suoi racconti sono apparsi sulle maggiori riviste letterarie italiane e su numerose antologie. Dopo l’esordio di La famiglia di pietra (Round Robin, 2010), torna al romanzo con Cometa.

Gregorio Magini presenterà Cometa al Salone Internazionale del libro di Torino domenica 13 Maggio alle 13 in Sala Romania, con lui ci sarà lo scrittore Paolo Zardi.

Lo stand di Neo Edizioni è il J30-K29

COMETA - NEO.