Luca Barni
Banchiere di provincia
12 Maggio Mag 2018 1440 12 maggio 2018

il fattore WOW

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In questi giorni sto leggendo con attenzione , ma anche con piacere , l’ultima “fatica” letteraria di Philip Kotler, persona che , credo, non abbia bisogno di presentazioni ( … nel caso cfr Wikipedia) . Nel libro ci sono una serie di passaggi folgoranti, quantomeno per me, sul tema della customer journey … come direbbero quelli bravi, insomma dei tanto amati e/o vituperati (da alcuni) clienti.

“ … i clienti considerano degni di ascolto – e di passaparola – solo i brand che possiedono il fattore WOW”

- Pilippe Kotler

Una delle argomentazioni tra le tante che mi ha particolarmente colpito è questa: “ … i clienti considerano degni di ascolto – e di passaparola – solo i brand che possiedono il fattore WOW” . Il perché lo sappiamo, le ( bassissime) soglie di attenzione si attivano sempre più velocemente ma altrettanto velocemente si chiudono e quindi l’unica chiave di comunicazione possibile è quella che passa dalla capacità di colpire subito l’ascoltatore. E qui scende la lacrimuccia: lavoro in ambito finanziario, uno dei più ingiuriati dalle persone e screditati a livello di reputazione, e allora mi chiedo … ma che WOW possiedo??

E qui scende la lacrimuccia: lavoro in ambito finanziario, uno dei più ingiuriati dalle persone e screditati a livello di reputazione, e allora mi chiedo … ma che WOW possiedo?? E invece c'è...

E invece c’è…C’è nella matrice cooperativa, c’è nella biodiversità bancaria che coltiviamo ogni giorno e che viene riconosciuta, apprezzata e ricercata, anche all’esterno del mio mondo. Nell’ordine:

  • Il WOW lo vedo, ogni giorno, nel fatto che i clienti-soci sono proprietari della nostra banca;
  • il WOW stà nella differenza con la stragrande maggioranza delle banche grandi, i cui proprietari ormai sono sempre più i grandi fondi di investimento stranieri, BlackRock su tutti;
  • lo respiro nel fatto che non dobbiamo massimizzare la redditività sul cliente perché la stessa va a patrimonio e quindi rimane loro, ma soprattutto sul loro territorio;

E alla luce di tutto questo provo un pruriginoso fastidio nel leggere, su un magazine del mio territorio, di una banca grande che si autodefinisce banca “di territorio”: poi scopri, che nella sua compagine sociale ha, al terzo posto, un fondo straniero con questa Investment Philosophy, che riporto testualmente : “We focus on maximising intrinsic value which we define as the earnings, assets and dividends provided by our companies and aggregated within the portfolio”. Solo in inglese ovviamente, mica in italiano, figuriamoci in dialetto…ma dai. E mi è già capitato di parlare anche di BlackRock, primo fondo al mondo con partecipazioni in tutte ( TUTTE) le banche grandi italiane.

Bene… mi lancio in un assioma: se è vero che Kotler la sa lunga, e che il Credito cooperativo è così da 120 anni, ho solo da aspettare che il tempo faccia emergere il carattere autentico, trasparente e valoriale delle Bcc. Sbugiardando tutto il resto.

Torno a leggere Kotler, che è meglio,anche la fiducia dei clienti non è più verticale ma orizzontale…il mercato fornisce le idee, le aziende le commercializzano… la maggior parte dei clienti crede nel fattore F( friens, famiglie, face book fans, twitters followers) il brand deve rilevare il suo carattere autentico ed esprimere con trasparenza il suo valore, solo così potrà ispirare fiducia”. Bene… mi lancio in un assioma: se è vero che Kotler la sa lunga, e che il Credito cooperativo è così da 120 anni, ho solo da aspettare che il tempo faccia emergere il carattere autentico, trasparente e valoriale delle Bcc. Sbugiardando tutto il resto.

Ps. Una maliziosa – e pleonastica - domanda, però permettetemela: ma Larry Fink (AD BlackRock) che partecipa in tutte le banche grandi del mondo, lo conosce il nostro territorio? Certo, conoscerà Roma Firenze, Venezia, ma conosce Busto Garolfo? Carate ? Cantù? Borghetto e Lezzeno? Per la proprietà transitiva, dov’è la coerenza (degli AD delle banche grandi nostrane) tra dire che conosci il territorio e dover garantire ogni fine anno il “focus on maximising intrinsic value??? “.

Io la mia idea ce l’ho.

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