Dario Accolla
Strani giorni
28 Maggio Mag 2018 1105 28 maggio 2018

Mattarella, il fascismo for dummies e le pecore di Orwell

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Prima cosa da fare, arrivati a questo punto: prendere l’apposito cd di Franco Battiato e ascoltare Povera patria, in loop. Chissà che non porti ispirazione. Quindi, fermarsi tutti e tutte, fare un bel respiro e cercare di capire cosa sta succedendo nel nostro Paese. Non mi soffermerò su quella che è stata definita una crisi di sistema e rimando al pregevole articolo di Marco Damilano, in merito. Voglio spendere due parole, invece, sulla reazione dell’opinione pubblica – ammesso che si possa ancora parlare di “opinione” – rispetto alle decisioni del presidente della Repubblica. Decisioni che non violano il dettato costituzionale, ma che per una strana alchimia sono vissute come vero e proprio golpe.

Su di esse è stata prodotta una retorica per cui non si è rispettata la volontà popolare, che non possiamo essere eterodiretti da agenti esterni alla sovranità nazionale – salvo poi credere ciecamente a fake news o a quanto pubblicato su blog personali e piattaforme di movimento – e che il “prima gli italiani”, insomma, viene prima dell’equilibrio dei poteri, del principio di rappresentanza, del rispetto delle istituzioni. Tradotto: prima della democrazia stessa. Credo sia il caso di indagare su alcune di queste questioni, slogan compresi.

“Non si è rispettato il voto popolare” è una delle frasi più ricorrenti nelle ultime ore. La domanda da porsi, tuttavia, è: quando è stata sottoposta a suffragio la scelta di Savona a ministro dell’economia? Mai. E già questo vanificherebbe tutto il castello argomentativo che ne consegue. Ma a tali domande, se ne possono aggiungere altre. Ad esempio: perché Salvini non ha voluto Giorgetti, uomo della Lega, come ministro al posto di Savona? Mattarella non ha mai imposto uomini al di fuori della cultura politica dei due partiti che volevano formare il governo, anzi ha cercato di rispettare il risultato delle urne facendo da facilitatore. È nostro signore della ruspa, semmai, ad aver prodotto lo strappo.

Ci dovremmo dunque chiedere come mai, tra un tecnico e un uomo di partito, Salvini ha voluto far fuori uno dei suoi e con quale scopo. Il sospetto che si voglia andare presto alle urne per il proprio tornaconto è tutto dietro l’angolo. In tale processo, sembra che il M5S si stia facendo manipolare per fini elettorali. Di altri. E questo mentre Di Maio si atteggia a grande stratega economico, arrivando a sostenere che il debito si abbatte producendo altro debito, mentre Di Battista affronta il dibattito con la stessa serenità dell’incredibile Hulk quando mena qualcuno e mentre tutti insieme aizzano le folle contro le istituzioni. Roba che, in lingua italiana, ha un nome e uno soltanto: eversione.

Un altro mantra, divenuto di moda, è quello che investe il presidente nell’esercizio delle sue funzioni: Mattarella non poteva fare quello che ha fatto e si è macchiato di alto tradimento. E se lo dice Giorgia Meloni, possiamo sicuramente crederci. A supporto di tutto questo, sta girando uno screenshot assurto a nuova bibbia grillina (seconda solo al sacro blog) sui poteri del presidente. In esso si riporta solo un passo, senza citare la fonte. Ho fatto una ricerca (si veda qui): si tratta del volume "Diritto costituzionale" di Temistocle Martines (a cura di Gaetano Silvestri). Nella parte riportata – per altro da una vecchia edizione – sembrerebbe, in effetti, che il presidente Mattarella abbia compiuto un abuso.

Lo screenshot, però, finisce con un "ciò non toglie". Adesso, non mi dilungherò troppo sul fatto che preso un passo e decontestualizzandolo, possiamo far dire a un libro qualsiasi cosa – lo fa la chiesa da millenni con la Bibbia, quella vera – ma faccio notare che se si consulta Google Libri, si trova il testo per intero (in una versione aggiornata, per altro). E il testo scomodato e citato parzialmente dice quanto segue:
– la nomina dei ministri è compito del Presidente della Repubblica
– il presidente può esercitare influenza sulla formazione del Governo
– in caso di crisi di sistema, il Presidente può essere addirittura parte attiva e i partiti non devono interferire più di tanto.

Non era poi così difficile, insomma. Bastava leggere il testo e, subito dopo, capirne il contenuto. Oppure, più comodamente, capire che era una bufala, magari consultando i siti specializzati a smarcherarle. Ma stiamo parlando dei "lega-stellati": l'anello di congiunzione, se mi si concede una battuta, tra il fascismo for dummies e una scolarizzazione difficile.

Un ulteriore argomento, a sostegno della tesi per cui Mattarella sarebbe un golpista della domenica, sta nel fatto che “non è mai successa una cosa del genere”. E invece è già successa. Ben quattro volte. Lo fece Pertini con Cossiga, dicendo no a Darida alla Difesa nel 1979. Lo fecero anche Scalfaro con Berlusconi (che si oppose a Previti alla Giustizia nel 1994), Ciampi ancora con Berlusconi (il niet a Maroni alla Giustizia arrivò nel 2001) e più recentemente Napolitano con Renzi, col suo no a Gratteri alla Giustizia nel 2014. Di fronte a questo profluvio di incompetenza, quanto meno in analisi del testo e in storia, la richiesta di impeachment da parte del M5S contro Mattarella, ci dice tutto sulla cultura della democrazia di certi lugubri personaggi politici.

Dopo di che, visto che sono diventati tutti costituzionalisti e politologi – come ieri si erano improvvisati immunologi ed esperti in malattie infettive per la questione vaccini – sarebbe il caso di ricordare che possiamo parlare di democrazia quando c'è una società civile che gestisce l'equilibrio tra i poteri, attraverso il principio della rappresentanza. Quando a quella si sostituisce il popolo condizionato tramite web, la democrazia è malata. Gravemente. Allora bisogna correre ai ripari. Mattarella lo ha fatto, nel rispetto delle sue prerogative istituzionali.

Un consiglio che do spesso quando il nostro Paese – bello e disgraziato – cade in situazioni come quella in cui versiamo è di andare a rileggersi Orwell (o a leggerlo, e di gran corsa, se non lo si è mai fatto) e, nello specifico, La fattoria degli animali. Ricordo il capitolo in cui le pecore vengono addestrate attraverso una capillare opera di convincimento, a dire insieme la stessa cosa: «Quattro gambe buono, due gambe meglio». Nella costituzione scritta nella stalla, gli umani – che camminano su due gambe – erano considerati nemici. Poi però i maiali arrivano al potere e cominciano a camminare a loro volta su due piedi. Quando gli altri animali provano a opporsi a questo cambiamento, le pecore abilmente addestrate recitano il loro mantra. Ed è la fine.

Se sostituiamo alla costituzione della stalla la Nostra, in cui è scritto nero su bianco quali sono i poteri del nostro Presidente sulla nomina dei ministri, e se sostituiamo alle pecore quanti e quante nelle ultime ore sono diventati esperti di diritto costituzionale, con tanto di laurea conseguita all’università della vita, avremo l’esatto tenore di cosa è divenuto il nostro Paese – appunto bello e disgraziato – e cioè un recinto in cui i “maiali” orwelliani di turno possono far recitare al popolo, ridotto a moltitudine di sudditi, qualsiasi cosa pubblicata sui sacri blog di circostanza o detta tramite video estemporanei, fatti da chi non sa nemmeno tenere in mano un telefonino. Se non fosse tragico, farebbe tanto ridere. E invece.

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