Elisabetta Favale
E(li's)books
5 Giugno Giu 2018 1345 05 giugno 2018

Il fascino dell’antieroe di Mad Men

Madmencover

Oggi parlo di un libro che in realtà nasce come il feticcio di una serie tv americana che ha collezionato premi e un enorme successo di pubblico, non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa e in Italia: Mad Men ideata da Matthew Weiner.

La serie:

“Ambientata nella New York degli anni sessanta, la serie tratteggia le vite di alcuni pubblicitari che lavorano per l'agenzia pubblicitaria Sterling Cooper (poi Sterling Cooper Draper Pryce) di Madison Avenue, concentrandosi in particolare sulle vicende del suo direttore creativo, Don Draper. L'ambientazione della serie ritrae i mutamenti sociali in atto negli Stati Uniti in quel determinato periodo storico: fra gli eventi citati nel corso delle varie stagioni, la campagna presidenziale che contrappose John Kennedy a Richard Nixon (1960), la crisi dei missili di Cuba (1962), l'assassinio di Kennedy (1963), le lotte per la conquista dei diritti civili degli afroamericani.”

Io e Nicola abbiamo guardato tutte le sette stagioni, anche in modo compulsivo, siamo rimasti immersi nel mondo di Don Draper per interi pomeriggi e ieri, guardando l’ultima puntata fino a notte fonda (senza pensare che stamattina la sveglia sarebbe suonata implacabile come sempre), ci siamo anche messi a discutere e a interpretare la chiusura del cerchio delle varie storie.

Voi direte, nulla di strano! Si invece, e vi spiego perché.

Il plot di Mad Men e la scrittura di Matthew Weiner sono incredibilmente “deboli”, i dialoghi dei personaggi molto meno interessanti di altre serie tv; misoginia, razzismo, ipocrisia, dipendenza da alcol e droga, pulsioni erotiche patologiche questo si vede in ogni episodio per ben sette stagioni.

I personaggi maschili bevono, fumano e passano da un letto all’altro tradendo le mogli, mancando di rispetto ai figli,

il protagonista:

Don Draper vive nella menzogna, è un antieroe e lo spettatore lo sa da subito, tre serie sarebbero state sufficienti a farci capire che non sarebbe cambiato mai e che l’unico vero pregio era il suo talento come copy writer ma è poco per riuscire a trattenere i telespettatori, è un narcisista, è anaffettivo eppure…

Tutti gli altri: da Roger a Peter a Ken ecc, sono uomini che non si riesce ad apprezzare e neppure ad invidiare perché a fronte del loro denaro, dei loro successi, lo squallore delle azioni che compiono e le conseguenze che comunque finiscono per farli "pagare" sono tali da farceli disprezzare, perfino Bert Cooper che rappresenta spesso l’ago della bilancia, l’uomo “zen” che ristabilisce gli equilibri, si rivelerà, al pari di tutti, un uomo meschino, un razzista.

Le donne:

partendo da Betty, prima moglie di Don Draper, ex modella, bella e bionda stile Grace Kelly, nevrotica, ossessiva, depressa cronica e a sua volta anaffettiva e con una condotta discutibile, di Betty colpisce sicuramente lo stile di vita, la si vede fumare di continuo, anche in gravidanza, beve e tratta i figli in modo dispotico, ha l’esigenza di attirare l’attenzione per colmare il vuoto della sua vita. Betty è solo una moglie e una madre ma il marito la tradisce e i figli la detestano, la sua bellezza non le ha garantito un futuro felice, è un personaggio tragico che si nutre esclusivamente del dolore e gode del “martirio” a cui la sottopone Don.

Joan è la super segretaria con un seno di misura extra, la desiderano tutti, farà una carriera e otterrà dei risultati, non senza passare nei letti di alcuni dei personaggi maschili, Joan è quella che consiglia alle segretarie di “accorciare le gonne” e poi finisce per diventare femminista! Per quanto poco credibile il mutamento io ho trovato il suo personaggio tutto sommato coerente.

Peggy Olson, la segretaria bruttina che non è andata al college ma diventa una copy di successo perché ha talento. Peggy però, al pari di tutte le altre, resterà una donna frustrata e cederà più volte alle tentazioni delle scorciatoie sessuali per ottenere i sui risultati.

Come dicevo all’inizio, i temi trattati sono tanti, anche importanti, eppure tutto viene affrontato in modo superficiale: l’integrazione razziale passa attraverso il fidanzamento di Paul Kinsey con una cassiera di colore, l’infatuazione di Lane Pryce per una “coniglietta” nera di Play Boy, l’inserimento nell'agenzia di due segretarie di colore che però dovevano rimanere ben nascoste chè nessuno le vedesse!

Il tema dell’omosessualità viene fuori attraverso il personaggio di Sal Romano, prontamente allontanato una volta scoperto, la politica e la guerra sono oggetto di battute in tono ironico e l’assassinio di Kennedy è percepito più semplicemente come una minaccia alla tranquillità, rovina infatti il matrimonio della figlia di Roger!

Gli attori, a dire il vero bravissimi ( un cast perfetto anche dal punto di vista delle caratteristiche fisiche), recitano un copione “piatto”, ciclicamente le situazioni si ripetono e poche volte lo spettatore viene colto di sorpresa.

Allora perché? Cosa ci ha tenuti attaccati allo schermo?

La spiegazione che mi sono data è una: noi abbiamo guardato lo spettacolo con gli stessi occhi con cui lo hanno guardato i bambini della serie. I figli di Don Draper, soprattutto la più grande, Sally e il suo amico Glen, assistono al delirio delle vite dei genitori e dei loro amici, ne rimangono sconvolti, desiderano allontanarsene, prenderne le distanze, ambiscono a diventare persone migliori.

Come loro, noi spettatori restiamo ammaliati dal “male”, la disillusione di Sally e di Glen è la nostra disillusione, il finale, criptico, lascia ampio spazio all’interpretazione, nella migliore delle ipotesi Don trova un equilibrio accanto ai suoi demoni.

Per quanto mi riguarda, ho un master in scrittura pubblicitaria, ho avuto come docente il Direttore Creativo di McCann-Erickson, il corrispondente di Don Draper, mi sono divertita molto ad osservare l’evoluzione del mondo della pubblicità e della comunicazione, adoro New York e quindi ho subito le suggestioni della eccezionale ricostruzione che Matthew Weiner ha fatto di quel mondo e di quell’epoca.

"I'd Like to Buy the World a Coke"

On a hilltop in Italy
We assembled young people
From all over the world
To bring you this message
From Coca-Cola bottlers
All over the world
It's the real thing - Coke.

Ecc… Bill Backer (1971) e chi non l’ha vista almeno una volta?

Io posso dire, infine, di essere tra quelli che pensano a Mad Men come ad una grande serie Tv, non so se definirla la migliore degli ultimi anni, di certo ha raggiunto un risultato enorme, mi ha ammaliato, e tant'è!

Il libro ovviamente ha senso comprarlo se avete visto la serie.

Mad Men Editore: TASCHEN

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