Alfredo Ferrante
Tantopremesso
5 Giugno Giu 2018 1717 05 giugno 2018

Società inclusive e Parlamenti inclusivi: verso la Conferenza ONU sulla disabilità

United Nations

Si terrà a New York, dal 12 al 14 giugno, l’undicesima Conferenza delle Nazioni Unite tra gli Stati firmatari della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006. È un appuntamento importante che, nel solco del costante perseguimento della piena inclusione delle persone con disabilità nelle nostre comunità, affronta in ogni edizione le questioni più importanti legate al pieno godimento dei medesimi diritti umani da parte di tutti, tagliando trasversalmente tutti gli ambiti della vita quotidiana delle persone con disabilità. La sessione di quest’anno riveste un interesse del tutto particolare perché si occuperà, fra le altre cose, della partecipazione politica e dell’eguale riconoscimento innanzi la legge per le persone con disabilità, temi cruciali e intimamente legati fra loro. La piena partecipazione dei cittadini alla vita politica segna, infatti, il livello di maturità democratica di una società: escludere o limitare fortemente la possibilità per chicchessia di poter dire la propria nelle scelte fondamentali del proprio Paese, a tutti i livelli di governo, impoverisce drammaticamente il processo decisionale e la bontà stessa delle decisioni assunte. Ecco perché la promozione e la tutela del diritto al voto è elemento fondamentale e decisivo per il rispetto della Convezione ONU che, all’articolo 29, ricorda che le procedure, le strutture e i materiali elettorali debbano essere appropriati, accessibili e semplici da comprendere ed usare per tutti. Si pensi, ad esempio, al dovere di garantire la piena accessibilità ai seggi o all’utilizzo di volantini o manifesti redatti in linguaggio semplice per persone con disabilità intellettiva, mettendo in campo campagne elettorali accessibili per chiunque (così come previsto anche dalla recentissima Strategia del Consiglio d’Europa in materia di disabilità). La partecipazione politica non è limitata, naturalmente, alla fase della formazione di una compiuta opinione di voto ed alla sua espressione, ma investe, al contempo, il tema della possibile esclusione dall’elettorato attivo o passivo in virtù di limitazioni della capacità giuridica della persona legata alla condizione di disabilità mentale o intellettiva, un caso che, purtroppo, non è infrequente in molti paesi del mondo e che si pone in netto contrasto con la Convenzione che richiede, al contrario, che gli Stati garantiscano in ogni modo la libera espressione della volontà delle persone con disabilità in qualità di elettori, senza comprimere la loro sfera personale di autodeterminazione. E non finisce qui. A patto di riuscire a creare un ambiente capacitante per la libera e consapevole espressione del loro voto, le persone con disabilità riescono a venire elette per dar voce alle loro idee ed ai loro convincimenti nelle diverse sedi di rappresentanza? A giudicare dai numeri delle presenze nelle assemblee elettive, l’elettorato passivo non è un argomento che scala l’agenda di molti paesi, considerato che, secondo l’ultimo rapporto mondiale sulla disabilità dell’OMS, il numero delle persone con disabilità nel mondo è di circa un miliardo e che, di converso, le percentuali di presenza nelle aule parlamentari, regionali e locali sono poco più che irrisorie. È dunque assai positivo che il tema venga posto all'ordine del giorno della Conferenza di New York, anche in virtù della particolare attenzione che alla questione pongono diverse organizzazioni internazionali, tra le quali l’OSCE (l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), che ha lavorato con determinazione sugli aspetti del libero esercizio dell’elettorato attivo e passivo per le persone con disabilità, producendo, lo scorso anno, una utilissima guida dal titolo “Persons with disabilities and ensuring their right to participate in political and public life”. Ogni sforzo deve quindi essere perseguito nella attuazione delle prescrizioni convenzionali in materia di partecipazione politica, uno dei pilastri per la costruzione di società inclusive e sostenibili, in armonia, peraltro, con la strategia di sviluppo sostenibile dell’ONU che, nel quadro dei diversi obiettivi (o SDGs) che la compongono, al goal 16 prevede (target 16.7) di assicurare entro il 2030 processi decisionali inclusivi, partecipativi e effettivamente rappresentativi a tutti i livelli, rispetto a tutti i gruppi di popolazione, fra cui, naturalmente, le persone con disabilità. Se i Parlamenti sono lo specchio di un Paese, essi dovranno, dunque, essere lo snodo, sia attraverso la composizione dei loro rappresentanti che attraverso la loro azione concreta, per il consolidamento della legittimazione del sistema delle istituzioni pubbliche, attraverso un deciso riorientamento del continuum politico-elettorale (campagne elettorali, voto ed eleggibilità) a favore delle persone con disabilità. Sulla base del semplice fatto che i diritti di tutti devono poter essere goduti da tutti. Indipendentemente da tutto.

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