Elisabetta Favale
E(li's)books
14 Giugno Giu 2018 1547 14 giugno 2018

La casa di Cognac - Yolaine Destremau - Recensione

La Casa Di Cognac

A me le saghe familiari piacciono molto e questa che ci racconta Yolaine Destremau con La casa di Cognac, ha una bella carica emotiva e anche il fascino che scaturisce da quello che diventa, al pari delle persone, un vero e proprio protagonista, il Cognac.

L’epopea comincia in Irlanda nel XVIII secolo quando Richard scappa di casa imbarcandosi su una nave in cerca della vita che sognava fin da bambino, una vita d’avventura.

Richard lo conosciamo poco più che adolescente intento a passare le sue giornate sulla riva di un fiume, l'acqua sarà un simbolo ricorrente nella sua vita, simbolo del passaggio, del divenire, della trasformazione.

La sua fuga dalla famiglia di origine darà il via alla storia di Richard Shaughnessy e dei suoi discendenti.

Come tutti i romanzi che narrano la storia di una famiglia, anche qui il racconto è corale, una coralità però che vede coinvolti elementi di « recupero » di una genealogia e la memoria di un lungo periodo storico con tutti i suoi cambiamenti.

Il racconto di Yolaine Destremau approfondisce le relazioni intergenerazionali, analizza il linguaggio domestico, la famiglia è il topos narrativo e all’interno di questa si sviluppano tutte le dinamiche che vanno poi a incidere e a confrontarsi anche con l’esterno.

E c'è il tema del rifiuto dello straniero, dei pregiudizi che la comunità nutrirà sempre per Richard e tutti i sui discendenti fin dal principio.

" Stranger go home. Straniero tornatene a casa. Richard non ha mai buttato via il foglietto che uno dei bambini gli aveva messo in mano, con queste parole scritte, il giorno stesso in cui si era trasferito qui. Il primo di una lunga serie di questi messaggi. Eppure molti stranieri vivono a Cognac. Che sia Richard quello di troppo?"

Gli intrecci della famiglia Shaughnessy ci regalano un affresco della Francia, Yolaine Destremau racconta il ruolo della donna non solo nella famiglia Shaughnessy ma anche nella società, qui i maschi, volenti o nolenti, devono portare avanti non solo il nome ma anche e soprattutto l’azienda familiare, le donne hanno il compito di procreare, accudire i figli e appoggiare i mariti e l’intero nucleo familiare preservandone, il più possibile, la serenità.

Le donne vivono più a lungo e meglio degli uomini. Con il corpo che impone continui cambiamenti nel corso della loro esistenza, la pubertà, i dolori mensili, la gravidanza, il parto, la menopausa, devono sapersi adattare bene a ogni tappa. Abituate a sopportare, a tollerare, resistono meglio agli eventi della vita. Sono quello che le lega alla terra. Gli uomini invece si esauriscono in guerra o al lavoro, il loro corpo non sa superare troppe prove

Ma le donne di La casa di Cognac sono protagoniste delle battaglie per il diritto di voto, Yolaine Destremau ci racconta delle suffragette e di come anche in seno alla famiglia Shaughnessy si fa strada il seme della modernità.

E assistiamo anche alle dinamiche di alternanza al potere dei vari ceti sociali, arrivano gli anni magri della crisi economica, i viticoltori sono ridotti alla fame mentre la famiglia Shaughnessy ha la sua riserva di bottiglie di acquavite da poter vendere, sarà durante una riunione nella casa che Douglas, uno degli eredi della famiglia, sarà ferito a una gamba con un’arma da fuoco “Quello sparo, era contro l’ingiustizia del mondo”.

Attraverso lo specchio domestico Yolaine Destremau racconta una storia che coinvolge otto generazioni, ci fa conoscere mille cose sul cognac, ossessione del patriarca della famiglia e mezzo di sostentamento per tutte le generazioni.

Crisi economiche, guerre, ma anche delusioni e tradimenti scuoteranno le vite dei protagonisti che saranno condannati a restare uniti e a custodire il segreto che rende il loro cognac inimitabile.

Yolaine Destremau è riuscita a compire un piccolo miracolo, ha raccontato quello che altri scrittori hanno raccontato in mille pagine in sole duecento pagine. Una scrittura elegante, personaggi dalle personalità complesse, sono tanti ma Yolaine Destremau riesce ad aiutare il lettore ad orientarsi tra i componenti della grande famiglia, inutile dire che io ho tifato per i personaggi femminili che a loro modo, pur attenendosi allo schema della tradizione familiare, riescono a realizzare, nel tempo, le loro piccole rivoluzioni.

Certamente da leggere senza trascurare il fatto che l'editore, Barta, pubblica dei libri magnifici! Sono davvero belli, bella la carta belle le copertine, oggetti di pregio, secondo me.

Il libro

«Sai nuotare? Allora nuoterai».
Il diciottesimo secolo è in cammino, Richard Shaughnessy inizia. Il cuore nel mare, abbandona l’Irlanda e i desideri non suoi, s’imbarca, naufraga, muore, rinasce alle coste di Francia. E trovando l’amore, la famiglia, la sfida del commercio, scopre a Cognac anche la propria ossessione – fare di quel liquore miracoloso, nato per necessità di conservazione, vissuto per contrabbando, qualcosa di unico, che resti nel tempo, «fuoco d’artificio di note fruttate, bagliori fugaci di fiori secchi, di sottobosco muscoso, una punta di pepe, spezie, agrumi e albicocca». Sublime. Suo, come il cognome che porta.
Dal patriarca Richard e dall’invenzione del cognac origina una casa destinata a essere tra le più potenti del mondo: nonostante guerre, concorrenza, Borsa, scandali e i tradimenti, Shaughnessy, questo nome di «sopravvissuti, resuscitati ogni volta, per otto generazioni», sarà un marchio che rifulgerà «da New York a Ulan Bator». Grazie all’osservazione di alcune regole, ulteriore alchimia, «secondo un ordine che muta con gli anni». Nessuno Shaughnessy potrà mostrarsi «nemmeno un po’ brillo». Qualcuno di loro dovrà avere in cura il giardino di Saint-Trojan. Ognuno dovrà fare la propria parte per salvare l’unità della dinastia. E tutti, tutti, dovranno serbare il segreto della fabbricazione di un’ambrosia capace di curare il cuore e il corpo a sorsi di liquidi incendi.
Attraverso secoli tumultuosi, Yolaine Destremau tiene saldo il timone del racconto e, senza un solo tempo morto, conduce il lettore a sentire la stessa, inebriante ossessione degli Shaughnessy per quel liquore senza uguali, forse la loro unica possibilità d’amore.

L’autrice

Yolaine Destremau, dopo un’infanzia nomade tra l’Africa del Sud, l’Argentina e le estati in famiglia a Cognac, oggi divide la sua esistenza fra Parigi e Lucca. Per una decina d’anni è stata pittrice, poi si è consacrata interamente alla scrittura. Autrice di sette romanzi, tradotti in svariate lingue, con Barta ha pubblicato Le ribellioni (2015), la sua prima opera tradotta in italiano.

«Si dice che solo due cose si possano dare ai figli, radici e ali.
Le mie radici: i campi striati di vigneti, le chiese romaniche soffocate dal caldo, le estati infinite, i canti delle vendemmie, la vecchia casa, le mosche morte dietro i vetri, l’odore del falò, l’allegria dell’infanzia, i drammi dell’infanzia, i vecchi con la pelle di pergamena, le storie che raccontano, quelle che tacciono, la parte degli angeli, il mistero delle cantine, l’esigenza della qualità, il colore ambrato dell’acquavite nei bicchieri, il suo aroma potente e delicato, il silenzio quando la si assapora, la religione che la avvolge.
Le mie ali: le parole. La loro bellezza. La forza che hanno».

La copertina

In copertina: Michael Carson, Blu (particolare).
© 2014 Michael Carson.
Grazie a Michael Carson per la generosa concessione.

Spezie

Chi beve solo acqua ha qualche segreto da nascondere (Baudelaire).

Il primo bicchiere è per la sete;
il secondo, per la gioia,
il terzo, per il piacere;
il quarto, per la follia.
(Apuleio)

LA CASA DI COGNAC

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