Elena Stoppioni
La speculazione edilizia
27 Giugno Giu 2018 1325 27 giugno 2018

Investire sulla bellezza dell'Italia

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di Antonio Ilardi, Vicepresidente Federazione Edilizia CDO

(che ringrazio vivamente per il bellissimo contributo)

Il punto: Investire sulla bellezza
“Investire sulla bellezza dell’Italia” è il richiamo che il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Gualtiero Bassetti ha affidato ad Andrea Tornielli, in una recente mirabile intervista, affinché se ne facesse latore a noi tutti. Aggiungendo parole che ne precisano gli intendimenti e giungono a delineare i contorni di una visione strategica sullo sviluppo del Paese: “occorre un grande piano organico e virtuoso per la messa in sicurezza del territorio, del paesaggio e delle opere d’arte”. La lungimiranza di questa posizione viene suffragata dall’ulteriore invito a “sviluppare il pensiero di Giorgio La Pira sulle città” in base al quale esse “non sono soltanto cumuli di pietra ma luoghi dell’anima, da amare e da rispettare”. Vale, dunque, la pena di rileggere alcune profetiche considerazioni svolte da La Pira nel lontano 1954, riportate nel Manifesto “Edilizia per l’Italia”, redatto dalla Federazione Edilizia di Compagnia delle Opere, tratte da "La crisi e il ruolo delle città". “Una delle cause fondamentali di questa crisi - una crisi che tocca le concezioni basilari della persona umana, della società umana, della storia umana - non sta forse nella crisi della città? Crisi di sradicamento ….: sradicamento della persona dalla città, da cui la persona trae perfezione e misura! Perché la persona umana è in qualche modo definita dalla città in cui si radica: come la pianta dal suo campo. La città con le sue misure, il suo tempio, le sue case, le sue strade, le sue piazze, le sue officine, le sue scuole, rientra in qualche modo nella definizione dell'uomo! Sradicate l'uomo da questo suolo che l'alimenta e lo perfeziona: che avrete? La crisi della storia presente è in gran parte contenuta in questa domanda veramente drammatica”. Le parole del Cardinale Bassetti ci invitano, dunque, a riconsiderare quanta parte di noi stessi derivi dal luogo in cui viviamo, dalle case che abitiamo, dagli uffici e dalle fabbriche in cui lavoriamo. Da qualche anno sosteniamo che il frequente pessimismo degli italiani è anche la conseguenza delle nostre città, caratterizzate spesso da periferie cupe, degradate ed isolate; lo smarrimento dei lavoratori è anche l’esito delle nostre aree industriali, di sovente brutte ed inumane; l’incertezza dei nostri figli è anche il frutto dell’assenza di rinnovamento o della totale mancanza di strutture e infrastrutture edilizie destinate alla creazione del lavoro. In un’epoca di trasformazioni, quale quella che stiamo vivendo, va dunque ripensato tutto, compreso il modo di concepire, progettare e realizzare spazi urbani, manufatti e infrastrutture. Occorre, in definitiva, ricostituire un rapporto autentico tra l’uomo e ciò che realizza, ricreare una corretta gerarchia delle funzioni, perseguire obiettivi nuovi ed ambiziosi. Siamo il Paese con maggiori siti Unesco. Ma anche il Paese con il patrimonio culturale che va in pezzi, con i centri storici che crollano, con gli alberghi più vecchi e meno attrattivi. Tutto questo è un paradosso. La riconquista della bellezza è l’unico modo per superarlo !

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