Alessandro Paris
Margini
2 Luglio Lug 2018 1800 02 luglio 2018

Bambolotti

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«Sono bambolotti», ha detto qualcuno vedendo le foto dei bambini morti nel mare.

«Sono marionette» diceva qualcuno, allora, vedendo i cadaveri accatastati di Auschwitz.

Il sottotesto, in entrambi i casi è: «non è vero niente, vi stanno mentendo. C’è un complotto per farvi credere che quello sia vero, ma non è così». «Loro mentono». E chi sono «Loro»? In breve LORO sono questi:

Un gruppo potente e segreto, noto come il Nuovo ordine Mondiale, sta progettando di governare alla fine il mondo attraverso un governo mondiale autonomo, che si sostituirebbe ai governi sovrani

I diversi, i nomadi, gli apolidi, gli ebrei, i Savi di Sion, i Bilderberg, Soros, le Ong, i potenti sradicanti…

(Ci sono diverse varianti del mito, da quella dualistica zoroastriana a quella demonologica, fino a quella della fantascienza del genere teoria degli antichi astronauti : i Rettiliani, gli Elohim, gli Annunaki…)

Il sottotesto del sottotesto è: «Tutto è un complotto, e solo ai risvegliati è dato comprendere la verità…».

La mentalità complottista si nutre di una logica di sostentamento e di reciproca affermazione dei suoi artefatti narrativi, e sfugge per principio a quello che i logici chiamano il rasoio di Occam. Teoria del complotto, pseudoscienza e soprannaturale sono in connessione, per cui non ci si deve meravigliare del fatto che il cultic milieu di riferimento dei loro sostenitori sia formato da pseudo esperti accreditati dall’essere citati su Google. Ed è vano, di fonte a questo dispositivo generatore di tipo superstizioso, opporre un tentativo di argomentazione razionale. Ogni obiezione, paradossalmente, rinforzerà la paranoia difensiva, e innescherà una strategia privilegiata di tipo pseudoargomentativo, nota come la teoria della montagna di merda.

Credo che a questo punto sia opportuno rimandare a un libro che mi risparmierà continue citazioni: Menti Sospettose di Rob Brotherton, Bollati Boringhieri 2017. Ma se volete "divertirvi" basterà ricordare - come esempio di tutto un genere - un documentario di qualche anno fa , da vedere in spirito assolutamente umoristico (ma che molti, moltissimi hanno preso per vero): Zeitgeist

Uno degli effetti di questi tempi difficili – sostenuto dalla frequentazione sempre più compulsiva dei social specie di Twitter, sulla mia mente indolente - , è quello di aver acuito tale indolente pigrizia tanto da farmi quasi convincere che sia tutto inutile. Cioè in che senso “tutto”? Bah, molto di quanto si creda ingenuamente, in buona fede, fidandosi di quella che Cartesio chiamava l’eguale distribuzione del buon senso nel mondo. Beh, forse non è così, ma …con calma.

Sarà anche la depressione? Può darsi. Sicuramente uno degli effetti di questa malattia è incrementare la pigrizia, ma soprattutto tagliare le gambe alla volontà.

In me si è dapprima manifestata come voglia di non scrivere, né leggere, né riflettere, ma solo più di arrabbiarmi, rispondere, aggredire, omologarmi all’andazzo dominante.

Ma ci sto bene? Nell’immediato forse sì. Ma anche no.

So bene che il meccanismo della colpevolizzazione è interno alla malattia, bisognerebbe dire: la colpa non è mia. Si ha colpa di un raffreddore? Lo si cura con la volontà? Sì e no. Insomma. Ma nelle cose della politica (sì, la politica) ecco, forse la colpa esiste. Ed è quella della pigrizia. Anche mia. Voglio dire: il loop nevrotico scava sempre più nella pigra indolenza e si nutre di un’apparente profondità di giudizio.

«Il sofisma pigro (lògos aergòs) che portava alla conclusione di non far nulla: infatti, si diceva, se ciò̀ che io richiedo deve accadere, accadrà̀, quand’anche io non facessi niente; e se non deve accadere, non accadrà̀ mai, per quanta pena mi dia per ottenerlo.» (Leibniz, Saggi di teodicea, Vol. 1 § 55).

Non far nulla, non significa che questo non faccia nulla. Significa che perdi, in gran parte, la voglia di operare razionalmente, benché tu capisca che in questo atteggiamento ci sia qualcosa che non funzioni.

Ebbene, per farla breve, da un po’ di giorni stavo pensando se fosse il caso di ritornare a scrivere in un blog, in questo blog, che da anni non riprendevo. Ora forse dopo quanto ho letto il tempo di riprendere la penna viruale è venuto.

Non è possibile accettare la marea montante della stupidità. Tacere è essere complici.

(Continua )

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