Elisabetta Favale
E(li's)books
15 Luglio Lug 2018 1202 15 luglio 2018

Yolaine Destremau, da Parigi a Lucca con La casa di Cognac. Intervista

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Qualche settimana fa avevo recensito La casa di Cognac di Yolaine Destremau (Barta Editore), trovate qui il link

https://www.linkiesta.it/it/blog-post/2018/06/14/la-casa-di-cognac-yolaine-destremau-recensione/27057/

Ho avuto anche l’opportunità di fare alcune domande all’autrice che mi ha risposto in italiano! Bravissima!

  1. Io adoro Lucca, è una città che conosco bene, quando ho letto che lei vive (non so se tutto l’anno) a Pieve Santo Stefano l’ho sentita ancora più vicina. Mi sono domandata: ma quando scrive, lo fa in francese o in italiano?

- In francese! Mi piacerebbe molto scrivere in italiano ma la vostra grammatica è difficilissima!

  1. Credo sia stata Virginia Woolf a dire che “ la pressione che spinge alla scrittura è una pressione del linguaggio “ lei cosa pensa di quest’affermazione?

- Io adoro Virginia Woolf, per me è una delle più grandi. Non so cosa voleva dire qui, ma per me è vero che la scrittura libera, struttura le emozioni e i pensieri. Ma non guarisce da niente.

  1. La casa di Cognac è un piccolo miracolo, racconta l’epopea di una famiglia e dei suoi discendenti in 194 pagine. Qual è stata l’emozione, la suggestione, che l’ha portata a scrivere questa storia?

- Non ho mai l’impressione di decidere di scrivere questa storia o un’altra. È la storia che mi sceglie, mi da un colpo di gomito, va indietro, torna, e sempre più presente, e poi un giorno diventa una ossessione. E non posso più indietreggiare. Per « La casa di Cognac » ho cominciato a fare ricerche sulla mia famiglia, per un libro storico. Avevo questo antenato, arrivato dell’Irlanda in Francia nel 1765, che ha cominciato a fare cognac. Ma mi piace tanto la finzione, dopo un certo tempo ho deciso di allontanarmi della verità, e inventare personaggi.

  1. Richard è animato da un grande desiderio di rivalsa che sovrasta qualunque altro sentimento, è un uomo infelice, la sua infelicità ‘ era funzionale al suo successo?

- Richard ha un’energia, che può essere nasca dalla sua infelicità. Ma non voglio dire che le persone infelici hanno tutti questa forza. O che le persone felici non l’hanno mai…Non si può sapere davvero perché alcuni hanno un destino di “costruttori”, è nascosto nel mistero dell’anima umana, dell’infanzia, degli incontri…

  1. Il tema della mancanza di accoglienza in seno alla comunità, del pregiudizio verso lo straniero lo ha affrontato in modo discreto, delicato. Cosa l’ha spinta a scegliere un protagonista non francese?

- E la storia del mondo che va cosi: sono sempre esistiti questi stranieri coraggiosi che si sono trasferiti dall’altra parte del mondo, a causa delle guerre, dei problemi economici, della carestia. Gli Irlandesi hanno molto viaggiato, come sempre gli abitanti delle isole. Molti sono andati in America. Viaggiare era molto difficile, molto più difficile di oggi…ma sono riusciti a fare una nuova vita, a costruire una famiglia, molto lontano dalle loro radici. Io ammiro molto questo coraggio, quello di ignorare le critiche e il razzismo…l’azienda creata dal mio antenato esiste ancora oggi. Ma non è più la famiglia che la gestisce ora.

  1. Quanto ha impiegato a scrivere La casa di Cognac?

- E una lunga storia, quasi come la saga delle Shaughnessy…voglio dire che l’avevo cominciato anni fa, poi ho scritto tre altri libri, e ogni volta provavo a riprendere questo manoscritto. Ma non trovavo il tono, il ritmo. Sono stati anni di frustrazione, perché avevo una base, delle ricerche, la voglia, ma non ce la facevo. E un giorno è successo, non so come, una barriera, una diga, se è aperta, e sono stata portata nel fiume. È stato un gran lavoro, e anche un miracolo, che non succede sempre, ma quando succede, che felicità!

  1. Le saghe familiari risultano ancora più potenti se di mezzo c’è anche l’azienda e quindi l’aspetto economico. Forse che i legami diventano più duraturi e forti se nel mezzo ci sono i soldi?

- In questo libro, le Shaughnessy non sono molto interessati ai soldi. Sono più legati al successo dell’azienda, al riconoscimento mondiale, e alla famiglia. A un certo punto, quando il fallimento li minaccia, hanno più paura di fare brutta figura che della povertà.

  1. Qual è il personaggio femminile del romanzo che ha amato di più?

Amo molto Abigail, la sua follia, la sua solitudine, la sua sensibilità, come vive le cose, senza filtro, in questa famiglia tanto controllata. Mi piace anche Gabriel, mi sembra essere un misto di serio e di sensibilità, si occupa di tutti, ha tanto peso sulle spalle, e poi perde la testa, forse per stanchezza, non lo so. Per me Gabriel e un po’ il padre ideale, il nonno ideale.

  1. Quando ha cominciato a scrivere? In assoluto intendo

-Ho cominciato da piccola. Quando avevo 14 anni ho chiesto alla mamma di battere a machina delle novelle che avevo scritto. L’ho trovata quasi piangendo sulla sua machina, perché erano di una tristezza terribile. Da quel giorno, lei mi ha sempre guardato con un po’ di ansia e di paura!

  1. Cosa legge Yolaine Destremau?

- Un po’ di tutto, ma soprattutto romanzi. Per i libri che scrivo, c’è sempre una parte di ricerca importante, che mi piace molto, soprattutto perché ogni libro tratta di un tema molto differente dall’altro. Per esempio, ho scritto un libro sull’autismo, ho letto tutto quello che trovavo sull’autismo. Adoro questo « tuffo » in un mondo sconosciuto, nel quale vivo per mesi, anni. Per « la casa di Cognac » , ho letto molto sulla storia della zona, e anche altre saghe familiari, « i Buddenbrook » di Thomas Mann, « Anna Karénine »…Recentemente mi sono molto piaciuti i libri di Elena Ferrante. Ho finito un libro francese proprio straordinario, che sarà sicuramente tradotto in italiano, « Le lambeau » (il brandello?) di Philippe Lançon, un giornalista chi si trovava nell’attentato da Charlie, e fu gravemente ferito.

  1. Sta già pensando ad una nuova storia?

- Ho quasi finito un libro, che ora lascio un po’. E lavoro su un altro.

  1. Ha delle presentazioni in calendario o fa una meritata pausa estiva?

- Ho delle presentazioni, ma anche voglio approfittare della pace in Pieve santo Stefano per scrivere! Le pause non mi fanno bene, la scrittura è una passione esigente e ingestibile (?), che non ti lascia in pace…

LA CASA DI COGNAC - BARTA EDITORE

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