Elisabetta Favale
E(li's)books
17 Luglio Lug 2018 1650 17 luglio 2018

La Germania della letteratura delle macerie. E non disse nemmeno una parola. Heinrich Böll - Recensione

Heinrich Boll

Ho letto E non disse nemmeno una parola di Heinrich Böll molto tempo fa, insieme ad Opinioni di un clown, confesso che avevo scordato quanto fosse bello questo romanzo di appena 140 pagine che ho appena finito di rileggere.

Inserito nella cosiddetta “letteratura delle macerie” (trummerliteratur) , quella della Germania postbellica, E non disse nemmeno una parola è l’ emblema perfetto di un Paese uscito da una guerra che lo ha ridotto in ginocchio, le ferite della Germania sono facilmente individuabili nella vita dei due personaggi principali e negli scorci della città in cui il romanzo è ambiento, città che si pensa possa essere Colonia (in realtà l’autore non nomina mai il nome ma è la sua città natale e già in altri romanzi è luogo di ambientazione preferito).

Fred e Käte sono una coppia in crisi, poverissimi, lei alleva i figli e lui, centralinista presso la Curia, è andato via di casa perché non riusciva a tollerare lo spazio angusto in cui la famiglia è costretta a vivere.

Fred è un uomo apatico, beve, gioca d’azzardo e spesso viene colto da eccessi di ira che lo spingono a picchiare i suoi bambini (mai la moglie invece), sempre in giro a chiedere denaro in prestito, di tanto in tanto si incontra con la moglie in una stanza d’albergo per cercare un po’ di privacy coniugale.

La famiglia e la casa sono il primo luogo della crisi, il minuscolo locale dove Käte e i bambini vivono è chiamato alternativamente appartamento o buco, è causa primaria della separazione dei due, i vicini di casa, i Franke, non hanno voluto cedergli una ulteriore stanza perché la signora Franke l’ha destinata alle riunioni che organizza con la congregazione a cui appartiene. La sua religiosità la porta a fare molte attività di volontariato che però non contemplano chi gli è più prossimo e bisognoso di aiuto, Fred e Käte Bogner. L’ipocrisia della religione emerge fortissima in questo romanzo dove la Chiesa ha una indiscussa natura politica e consumistica.

E non disse nemmeno una parola è il ritornello di una canzone religiosa sulla Passione di Cristo che Käte ascolta alla radio “ … they nailed him to the cross (…) and he never said mumbaling word”, al pari di Cristo, anche lei è destinata al sacrificio e alla sofferenza, così pensa Fred.

“Il tuo medico ti aiuterà se Dio aiuterà lui”, la scritta sulle pareti di un ospedale ridotto in macerie. Käte, al contrario di Fred, è timorata di Dio e vive la religione e il conforto che questa può portare in modo solitario dal momento che quello che conta per lei è solo Dio e non la Chiesa, i preti, che vivono in case eleganti e profumano come prostitute e non la assolvono dai peccati.

Heinrich Böll usa una strategia narrativa che vede alternarsi una voce narrante, quella di Fred o quella di Käte, una sorta di monologo interiore. Ed è proprio il linguaggio che nel romanzo diventa simbolo della crisi che non è solo la crisi dei protagonisti ma piuttosto la crisi di una intera società.

Parole non dette, silenzi carichi di sottointesi, i discorsi dei vicini, le conversazioni telefoniche ascoltate da Fred, le parole scritte sui numerosi cartelloni pubblicitari che incoraggiano al “capitalismo” o le scritte a sfondo religioso.

Molto originale il modo in cui Heinrich Böll racconta della crisi economica anche attraverso gli slogan pubblicitari “Affidati al tuo droghiere” si legge nelle vie della città, “Se hai mal di testa da sbornia prendi dolorina”, le scritte sono così invasive che finiscono per intromettersi nella conversazione tra Fred e Käte che, chiusi in una camera d’albergo stanno cercando di risolvere i loro problemi coniugali, lui è troppo distratto dagli slogan per dedicare attenzione alla moglie. Crescita economica e progresso intesi quindi in modo negativo, come simbolo di superficialità.

La povertà è una povertà individuale e collettiva. Quella individuale la ritroviamo nei gesti di Käte che conta ossessivamente i pochi denari che il marito le consegna ogni mese, ne fa piccoli mucchi divisi per “taglio” e da questi sottrae mentalmente quelli destinati all’affitto e alle spese per constatare che poco le resterà. Una povertà anche fisica, lei e Fred sono magri, emaciati, la loro condizione di indigenza possono constatarla guardandosi allo specchio che rimanda l'immagine della disfatta. Specchio che però diventa, allo stesso tempo, luogo in cui rifugiarsi, nel quale andare a cercare una “dimensione altra”, forse una speranza.

I miei occhi s’incantano nella lontananza sfumata e lattiginosa che s’apre dalle profondità dello specchio”.

La povertà collettiva invece la troviamo ogni volta che Fred chiama amici e conoscenti per chiedere prestiti che gli vengono negati. L’umiliazione è doppia, per chi chiede e per chi è costretto ad ammettere di non avere.

Se dovessi riassumere in una parola E non disse nemmeno una parola direi “incomunicabilità”, straziante è il silenzio e la reazione dei bambini che, terrorizzati dalle percosse del padre e dal silenzio forzato imposto dai vicini, non riesco più neppure fare rumore giocando, neanche quando sarebbe loro permesso, sono completamente annichiliti.

La capacità di Käte e dei bambini di “non dire nemmeno una parola” diventa oggettivazione del loro “arrendersi” al male di vivere.

Una cosa che mi ha molto impressionato è il modo in cui si riferiscono, sia Fred che Käte, quando parlano di un ragazzino con disabilità cognitive, lo chiamo il deficiente, il cretino, e la sua visione risulta, all’uno e all’altra, insopportabile. Non so se è una mia impressione ma ho visto in questa reazione quasi di paura e nella reazione di Fred che sfoga la sua furia e desiderio di violenza sui suoi bambini, un retaggio di quel sentimento “dell’uomo forte e dominatore” che aveva connotato l’odio razzista dei nazisti nei confronti degli ebrei e dei deboli. Un debole incita alla violenza. Si assiste ad una vera profanazione del linguaggio dunque, forse che Heinrich Böll voleva esprimere questo? La “ripartenza” doveva avvenire da lì, dalle parole oramai incapaci di esprimere sentimenti, amore, tolleranza ma solo odio, violenza, ipocrisia?

Non lo so, stranamente nessuno sembra esserne rimasto colpito tra quelli che hanno analizzato e commentato il romanzo.

La storia di Fred e Käte si svolge in un unico fine settimana, una incredibile miseria spirituale pervade ogni singola pagina, se Böll avesse in mente o meno di offrire una speranza non lo sappiamo, il romanzo lascia aperto un piccolo spiraglio, la salvezza del “perduto” Fred può arrivare solo dalla famiglia e dalla casa. Così sembra.

Heinrich Böll - E non disse nemmeno una parola

Curatore: I. A. Chiusano

Editore: Mondadori

Collana: Oscar scrittori moderni

Anno edizione: 1998

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