Elisabetta Favale
E(li's)books
18 Luglio Lug 2018 1334 18 luglio 2018

Il segreto di Bruto, lo stolto che portò la democrazia a Roma - Recensione

IL SEGRETO DI BRUTO ALLIEGRO

Il segreto di Bruto, Il romanzo di Raffaele Alliegro, ci racconta il dramma della lotta di Lucio Giunio Bruto, cresciuto fingendosi stolto per salvarsi la vita e riuscire a cacciare da Roma Tarquinio il Superbo portando la democrazia.

Il romanzo è composto da 16 capitoli a loro volta “separati” da tre “rapporti” di un personaggio misterioso che riassume lo status quo, evidenziando cosa è stato raggiunto e cosa manca al compimento del destino che gli "dei" hanno riservato al popolo romano, quel che è chiaro è che Lucio Giunio (Bruto è il soprannome che i figli di Tarquinio gli diedero con accezione negativa) è un predestinato, suo sarà il compito di liberare Roma dall’Etrusco tiranno.

Ho apprezzato molto la prosa di Raffaele Alliegro, appassionata, avvincente e soprattutto capace di restituire al lettore una “cronaca” dei fatti e un affresco della Roma del 528 a.c.

Ogni capitolo è introdotto da una citazione, la “bussola” di Alliegro è Ab Urbe condita di Tito Livio.

Il racconto si svolge in poco meno di 20 anni, conosciamo Bruto appena diciassettenne e ci lascia ancora giovanissimo e con alle spalle una vita vissuta intensamente, sotto il peso di un destino che si sarebbe compiuto suo malgrado.

Il segreto di Bruto si apre con la presentazione di Tarquinio il Superbo e i suoi figli e di una Roma oramai piegata e sopraffatta dalla paura.

Nel “secondo rapporto “ il personaggio misterioso scrive:

Sono preoccupanti, questi romani. Sappiatelo. Si comportano come bestie. Anche i senatori, quando mangiano la frutta, conservano i semi in una piega della tunica per poterli piantare e ottenere un nuovo albero. Se provi a obiettare che questa è un’abitudine da contadini, non da senatori, ti guardano come se fossi un depravato e ti dicono che loro sono proprio questo: contadini”.

Alliegro ci racconta di un popolo semplice, che non ama il superfluo e le cui donne sono dedite alla casa e devote ai mariti. Questo popolo però stava subendo le idee bellicose di Tarquinio che, non dimentichiamolo, aveva ucciso il suocero, Servio Tullio per prenderne il posto distruggendo la struttura democratica che questi aveva dato a Roma.

Di lui Tito Livio aveva scritto:

"Lui stesso dopo aver infierito contro i senatori con le stragi, contro la plebe con le verghe, contro tutti con la superbia, che per la gente onesta è peggio della crudeltà, e dopo che fu soddisfatto della ferocia esercitata in patria, si rivolse ai nemici"

Sotto questa influenza i romani erano diventati un popolo che non si fermava più davanti a niente, ogni conquista ampliava i confini per quella successiva.

Mi è piaciuto il modo in cui Raffaele Alliegro ha raccontato l’ascesa di Lucio Giunio Bruto, il modo in cui ha evidenziato i conflitti personali e politici e le contraddizioni tra fini e mezzi perché ad un certo punto Bruto, pur animato da sentimenti di giustizia ed uguaglianza dovrà decidere di ricorrere alla violenza e finirà per costruire a sua volta un potere che si rivelerà per pochi, una oligarchia.

" Per sconfiggere Tarquinio, Bruto e i suoi amici hanno dovuto ottenere l'appoggio dei più poveri ma non hanno alcuna intenzione di condividere il potere con loro".

Non ho potuto fare a meno di riflettere leggendo le parole di Alliegro, come diceva De Gregori "La storia siamo noi, e nessuno si senta offeso".

"Non dimenticate chi è Tarquinio. Un uomo che ha preso il potere senza gli auspici e il voto dei romani" così disse Bruto alla folla.

Colpisce la maestria con cui Bruto, agli occhi di tutti un povero stupido, riesce a catturare l'attenzione, Alliegro racconta del suo discorso e l'idea che ci facciamo di lui è che conosce molto bene il tópos cosiddetto della “affettazione di modestia”, psicologicamente efficace per attrarre simpatia e solidarietà dall’uditorio. La ragione morale e individuale della cacciata del tiranno per la morte di Lucrezia, diventa dunque, grazie a Bruto, una ragione politica e collettiva, la libertà del popolo.

Ma la felicità per la democrazia riconquistata era destinata ad essere “avvelenata” dal sacrificio che la morigeratezza e l’onestà comportano. Addirittura Collatino (marito di Lucrezia stuprata dal figlio di Tarquinio e morta suicida per il dolore. La sua morte fu il pretesto per la cacciata del tiranno) rimpiangeva i banchetti e le feste di Tarquinio, la focaccia e il formaggio che la moglie di Bruto serviva per cena erano poca cosa per loro, senatori, perfino per gli stessi figli di Bruto.

Bellissimo il dialogo tra Bruto e Spurinna, il sacerdote etrusco che era stato fondamentale per il compimento della profezia e l’ascesa di Bruto:

perché dovrebbero ridare il potere a Tarquinio ora che sono diventati liberi? (Bruto a Spurinna) perché la libertà è scomoda, richiede sacrificio. Perché la legge è uguale per tutti ma annulla i privilegi. E perché c’è chi preferisce restare bambino, affidarsi completamente a un padre che distribuisce premi e punizioni. Un padre tiranno a cui si possono chiedere favori e pietà. La legge non ha pietà, i sovrani a volte si (Spurinna).”

Pur essendo una storia in cui il tema del potere e della ragion di stato sono centrali, Raffaele Alliegro è riuscito a farne un’opera “intimista”, io ho sentito e fatta mia la tragedia di Bruto, quest’uomo della provvidenza che sacrifica, de facto, la sua vita per un valore politico e morale.

Il segreto di Bruto è dunque una tragedia che si compie attraverso i sentimenti del suoprotagonista.

In quanto alle donne.

Vitellia moglie di Bruto si innamora di lui quando ancora era "lo stolto", lo appoggia e gli rimane al fianco anche dopo che fece giustiziare i due figli accusati di tradimento.

E svetta su tutte Lucrezia, che ha risposto con la sua vita all'oltraggio subito da Sesto Tarquinio. Lucrezia è una eroina del mondo antico, rappresenta la virtù muliebre. Raccontata perfino da Shakespeare ( anche se è Ovidio che ci lascia un ritratto accurato di lei), ritratta da molti pittori soprattutto nel Rinascimento, le mie preferite sono la Lucrezia di Guido Reni e quella di Artemisia Gentileschi. Alliegro ci parla della Lucrezia moglie e amica rispettando l’immagine che la storia ha lasciato di questa donna.

Ma il suggerimento è di leggere il romanzo perchè vedrete, pur essendo storia conosciuta, aspetterete con ansia il finale forse con la piccola speranza di un colpo di scena!

IL SEGRETO DI BRUTO

RAFFAELE ALLIEGRO

Storia di un uomo libero, di un tiranno, della morte di Cesare

EDIZIONI SPARTACO

Pubblicazione: 5 luglio 2018

Collana: Dissensi

Pagine: 240

Prezzo: 14.00 €

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