Francesco Fravolini
Notes da (ri)vedere
22 Luglio Lug 2018 1813 22 luglio 2018

Turismo, eliminare il degrado e valorizzare la cultura

Celimontana Buche

Il turismo è un asset da rivalutare perché ha una potenzialità economica che può essere sfruttata. Se pensiamo alle diverse opportunità di lavoro potremmo trovarci nuove professionalità da impiegare in questo settore economico. C'è bisogno di investire nei lavori che sono in linea con le ricchezze del patrimonio culturale italiano. Un Paese che vanta questa presenza culturale deve tenere conto della sua peculiarità che può trasformarsi in ricchezza economica.

Purtroppo non semper c'è una grande attenzione alla ricchezza culturale e sempre rileviamo situazioni di degrado dove è completamente assente una gestione della cultura. È il caso di Villa Celimontana a Roma. A denunciare la situazione è Antonello Palmieri, presidente dell'associazione RomaNuova. «C'era una volta - commenta Palmieri - Villa Celimontana, verrebbe da dire. Il Parco sul Celio, nei pressi del Colosseo, sede della Società italiana, un tempo era fiore all'occhiello di Roma, anche per la sua area giochi. La grande foto che appare sul sito ufficiale del Comune di Roma è bella, luminosa e attrattiva per i visitatori esteri; la villa viene addirittura definita "un'oasi". Però la realtà è diversa e deve essere raccontata. La Villa Celimontana attualmente differisce, purtroppo, dalla sommaria descrizione del Comune. Tra i servizi offerti dal Parco, viene annoverata una "Area gioco attrezzato per bambini". Sarebbe stato meglio non scrivere nulla, perché la grande zona ludica di un tempo, meta delle famiglie romane, oggi non esiste più. Al suo posto c'è una landa desolata. Il lungo ingresso, un tempo alberato, è ridotto a un arido tratturo che conduce nelle sterpaglie. Con un po 'di attenzione si avvistano tre giochi, tutti sani, delimitati da una staccionata di legno che si fa a pezzi: è tenuta su con corde e ritagli di stoffa. È mortificante tutto ciò. I bagni sono sbarrati. Le vasche all'interno della villa sono vuote. Le fontane chiuse, altro che oasi. E potremmo continuare. La città, purtroppo, è cambiata. La nostra associazione farà una verifica puntuale dei luoghi che riguardano sul sito, perché non è carino postare immagini e informazioni anacronistiche, oltreché fuorvianti per i turisti ». Antonello Palmieri intende affrontare il degrado culturale che si riflettono sul turismo.

Come valorizzare il turismo a Roma?

«Facendo capire la città e il suo hinterland. Oggigiorno è tutto collegato, interconnesso. Le informazioni sono veloci, il lavoro cambia drasticamente, e ragionare per settori è anacronistico e perdente. Non si può valorizzare il turismo pensando a un isolato, statico, slegato dal contesto, che è un po 'quello che succede in questo perido storico. Al contrario, bisogna ragionare in maniera organica. In questo senso, l'imperativo è messo in efficienza il sistema dei trasporti, che è alla base di tutto, come ha capito capito gli antichi romani. Se non ci sono, non ci sono servizi, lavoro, welfare, sanità e ovviamente turismo. Allo stesso tempo bisogna pensare alla cura, al decoro, e qui entriamo anche nel tema dello smaltimento dei rifiuti, una dimostrazione che tutto è collegato. Basta una foto postata sui social raffigurante la spazzatura in un luogo storico, o la sagoma sinistra del relitto - come ha denunciato RomaNuova - di un battello fluviale di 40 metri sulla pista ciclabile del lungotevere, per far precipitare l'immagine della città. Perché quel post farà rapidamente il giro del mondo in tempo reale. C'è poi la questione sicurezza. Quando il turista arriva a Roma deve poter passeggiare in tranquillità, cioè senza essere borseggiato sotto la metro o sulla scalinata del Campidoglio, e sviluppare servizi e assistenza, pensiamo ai visitatori anziani di Roma; sono tantissimi. Non è accettabile, faccio un altro esempio, che un seguito di una partita di calcio è preso d'assedio il centro storico nell'indifferenza generale. Da noi accade solo con le amministrazioni, anche perché individuate le piazze storiche come punti di assembramento dei tifosi. Vieni a fare harakiri. Non è un caso se siamo ridotti così. Faccio un altro esempio: se si prendo l'aereo a Copenaghen e arrivo a Fiumicino, non è possibile che una volta sbarcato abbia difficoltà a raggiungere il centro storico, per i problemi che conosciamo bene: guasti dei mezzi pubblici, scioperi, ritardi e così attraverso. Al contrario, quando un romano va a Copenaghen, una volta atterrato, gli basterà sincronizzare il suo orologio con lo schermo e poi non sarà più più semplice: potrà visitare la capitale danese ei paesi dell'entroterra con la massima efficienza, con più spostamenti giornalieri , perché io mezzi pubblici spaccano il secondo. E puoi, così, spendere tanti soldi in tanti luoghi, dentro e fuori città, e fare pubblicità in tempo reale, postando foto e video che attrarranno altri turisti. Se sei a Londra e ho deciso di visitare la Vittoria, il vascello di Nelson, alla fonda a Portsmouth, distante circa 120 km, posso farlo col treno, fissando pure altre mete al ritorno nell'arco della giornata. Pensate a un londinese che da Roma volesse raggiungere il mare di Gaeta la mattina col treno regionale e poi idea di tornare nel primo pomeriggio per altri giri nella capitale. Impossibile. È necessario ripensare tutto e cambiare mentalità. Servono serietà e professionalità ». fissando pure altre mete al ritorno nell'arco della giornata. Pensate a un londinese che da Roma volesse raggiungere il mare di Gaeta la mattina col treno regionale e poi idea di tornare nel primo pomeriggio per altri giri nella capitale. Impossibile. È necessario ripensare tutto e cambiare mentalità. Servono serietà e professionalità ». fissando pure altre mete al ritorno nell'arco della giornata. Pensate a un londinese che da Roma volesse raggiungere il mare di Gaeta la mattina col treno regionale e poi idea di tornare nel primo pomeriggio per altri giri nella capitale. Impossibile. È necessario ripensare tutto e cambiare mentalità. Servono serietà e professionalità ».

La promozione turistica in quali canali deve pubblicizzare il patrimonio culturale della città?

«Penso che i canali non vadano differenziati e che la promozione debba essere integrata. Attenzione però. Alcuni Paesi esteri, ma anche regioni italiane, organizzano spesso compagne specifiche per promuovere il loro territorio. Mi ricordo la Bretagna che, diversi anni fa, si mostrò al mondo tramite le foto e i poster di Plisson, con i fari, le onde giganti, la tranquillità della casetta nella brughiera. Poi penso alla Ferrari, l’unica azienda del mondo a non aver mai speso una lira in pubblicità – nel senso letterale del termine – dal giorno della sua fondazione. Non ne ha bisogno. Per ovvi motivi. Ecco, Roma è ancora di più. Perché viene studiata sui libri di scuola di tutto il pianeta. Chi non la conosce? L’unica vera, utile, fondamentale, campagna pubblicitaria che può fare questa città è rendersi efficiente. Ora ci sono i social e le informazioni viaggiano in tempo reale. Nel male, come accade ora, e nel bene. Il sito turistico ufficiale del Comune, per esempio, è da rifare, alla luce del degrado, perché riporta foto e descrizioni anacronistiche. RomaNuova lo ha denunciato alla stampa. Se io posto una foto di una villa rinascimentale col parco giochi per i bimbi con immagini paradisiache e la definisco un’oasi, tutto ciò deve rispondere al vero, altrimenti è pubblicità ingannevole. Sappiamo quanto sia importante la web reputation; ecco chiediamoci che reputazione abbia questa città. Temo, però, che al momento manchi la consapevolezza di come siamo ridotti e di quello che, invece, di grandioso viene realizzato in alcuni paesi extraeuropei. In sintesi, posso spendere decine di milioni di euro in iniziative propagandistiche, innovative o tradizionali, ma poi basta un giro in bicicletta di una comitiva di turisti in qualsiasi luogo della capitale, per vanificare sforzi creativi ed economici. Una volta c’erano le guide cartacee e ci voleva del tempo per aggiornarle, ristamparle e rivenderle; oggi con i social le news viaggiano alla velocità della luce. Una foto di degrado, una volta inviata sulla messaggistica di WhatsApp, può mandare rapidamente in cenere i milioni spesi in pubblicità».

Che ruolo assume il turismo nello sviluppo economico di una città?

«Il ruolo è sempre importante, anche per chi non abbia nulla da mostrare, figuriamoci per Roma. Su ogni strada della nostra città potrebbe essere scritto un volume della Treccani. E non sto esagerando, perché, fra l’altro, esiste un patrimonio infinito di leggende e curiosità, sconosciuto ai più, e caratteristico del nostro territorio. Non solo. C’è un particolare di cui nessuno parla e che è stato sottolineato da Alberto Angela recentemente. L’Italia, e quindi Roma, è l’unico posto al mondo a custodire vestigia e opere di straordinario pregio testimonianze di ogni epoca della storia. È un fatto unico e straordinario. Succede solo da noi. Non in Francia, non in Egitto, non in Sudamerica. Ecco, dobbiamo prendere coscienza di tutto ciò. Una cosa che mi ha stupito positivamente, incontrando tante persone in qualità di rappresentante di RomaNuova, è l’estrema sensibilità che esiste sul tema turismo. Per la gente è centrale. Perché sa che il comparto può dare vita a un indotto con potenzialità e ritorno economico inimmaginabili; solo se si lavora con serietà e in maniera organica. Altrimenti continueremo col refrain retorico del “turismo è il nostro petrolio”. Restiamo la “Rometta” indolente che vivacchia mentre le altre capitali corrono e ci erodono, giorno dopo giorno, fette consistenti di flussi e di valuta».

Quali sono le potenzialità di Roma da trasformare in opportunità economiche?

«Roma, non dimentichiamolo, è una città gigantesca in termini di superficie: è più grande di New York e di Parigi. Le carte geografiche non dicono il vero, perché la confinano in un cerchietto più o meno corrispondente al raccordo anulare. Ma la città si affaccia sul mare, Ostia è un quartiere; arriva fino al lago di Bracciano, Cesano è un altro quartiere. Ecco, al netto delle vestigia storiche, Roma dovrebbe cambiare il proprio rapporto con il fiume, oggi una discarica, e con il proprio mare, con le cittadine balneari, gli specchi d’acqua dei Castelli Romani, che sono a due passi, con i polmoni verdi, pensiamo a Castel Fusano. Se andassimo a rileggere sui vecchi giornali tutte le iniziative annunciate sulla pineta e non realizzate, non dico tanto, negli ultimi 5 anni, verrebbe da piangere. Parigi, tanto per citare la capitale dei nostri cugini che ci surclassano nel marketing territoriale, non ha il mare a portata di mano. Mi viene in mente un altro aspetto di cui non si parla. Riguarda i grandi parchi giochi. In tutti i parchi del mondo, da Disneyland in giù, ci sono attrazioni che riguardano l’epopea dei pirati e del West, anche se è andata diversamente da come raccontano i film di Hollywood. Purtroppo, in nessuno dei parchi italiani è stata riprodotta l’epopea degli antichi romani, che hanno costruito la più grande civiltà della storia dell’umanità. È come se avessimo posto una pietra tombale su millenni importanti del nostro passato. Che potrebbero fornire, al contrario, spunti per realizzare progetti innovativi, con l’obiettivo di attrarre i più piccoli e le loro famiglie da tutto il mondo. È ovvio che qualunque intervento deve rappresentare un tassello di un sistema efficiente e organizzato».

Francesco Fravolini

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