Elisabetta Favale
E(li's)books
24 Luglio Lug 2018 1342 24 luglio 2018

L'onore perduto di Katharina Blum. Böll contro la volgarità della stampa. Recensione

 L Onore Perduto Di Katharina Blum Linkiesta

La mia “fase Böll” continua ma sono letteralmente “rapita” dalla sua scrittura, non riesco a smettere!

L’onore perduto di Katharina Blum, un romanzo, anche questo, di appena 140 pagine da leggere tutte d’un fiato. La storia la conoscono in tanti, anche quelli che non hanno letto il libro, grazie ad una trasposizione cinematografica del 1975, il film fu diretto da Volker Schlöndorff e Margarethe von Trotta, aveva lo stesso titolo.

In ogni caso, questa è la trama:

“Mercoledì 20 febbraio 1974, vigilia di carnevale, Katharina Blum, 27 anni, cameriera presso una famiglia della buona borghesia di Colonia, esce di casa per recarsi a una festa da ballo. Quattro giorni dopo, Katharina suona alla porta del commissario Moeding e gli confessa di aver ucciso a colpi di pistola il giornalista Werner Totges. Che cosa nasconde un gesto tanto disperato? Nei pochi giorni tra la festa e il delitto, Katharina ha fatto l'esperienza dell'ingiustizia. Colpevole di aver aiutato a fuggire il giovane ribelle che ama, si è ritrovata al centro di una campagna giornalistica montata da uno di quei fogli scandalistici a grande tiratura e Totges è proprio il tipico e cinico esponente di questa categoria di manipolatori di notizie.”

Una vera e propria “denuncia” quella di Böll che con questo romanzo pone l’attenzione su certa stampa corrotta dell’epoca. La Germania di quegli anni aveva personaggi come Axel Springer, magnate della carta stampata che con i suoi pessimi giornali si faceva paladino della difesa dello Stato invocando misure restrittive della libertà.

Nel romanzo di Böll la protagonista si trasforma da ragazza perbene, razionale, onesta, in una assassina proprio perché incapace di sopportare il disonore che gli articoli di un giornalista a caccia di scandali le avevano procurato.

Lei, giovane, bella, anche un po’ bigotta circa le sue abitudini sessuali o, come dice Böll, “quasi prude in campo sessuale”, deve fare i conti con una preoccupante risma di pazzi maniaci che, fomentati dalla stampa che la descrive come una sorta di “magia uomini”, cominciano a inviarle lettere e a farle telefonate più che sconvenienti.

Katharina non può resistere a tutto questo e quindi preferisce uccidere il giornalista e dichiararsi colpevole, si fa giustizia da sola.

Il romanzo prende spunto da un fatto di cronaca che aveva visto coinvolto Peter Brückner, un docente di psicologia di Hannover, sospeso dal proprio incarico e pesantemente diffamato dalla stampa (dai giornali di Axel Springer) per avere ospitato per una notte una sua vecchia conoscente, Ulrike Meinhof, cofondatrice della banda Baader-Meinhof. Böll in quella occasione aveva scritto una lettera allo Spiegel accusando Springer di “istigazione a delinquere”.

Ne L’onore perduto di Katharina Blum, la storia è raccontata con un lungo flashback, parte dalla confessione dell’omicidio e a ritroso, seguendo la tecnica dell’indagine giudiziaria, ci presenta i vari personaggi, la protagonista e ci conduce alla fine del racconto “carichi” di risentimento per questa terribile “macchina del fango” (diremmo oggi) che trasforma una brava persona in un’assassina.

Come sempre bravissimo Böll che si rivolge direttamente al lettore come se i fatti narrati fossero veri, preciso nei resoconti dei fatti e nel modo in cui le forze dell’ordine conducono l’indagine, gli interrogatori; di tanto in tanto chiede scusa ai lettori per le digressioni. Il risultato è talmente verosimile che ti vien da cercare su google Katharina Blum, credendo di trovarci la foto, il personaggio diventa persona!

Anche qui non mancano frecciatine velenose alla Chiesa. Alois Sträubleder, ricco imprenditore (sposato) invaghito della Blum, viene coinvolto nelle indagini a carico della stessa, la notizia gli giunge mentre partecipa come relatore ad un congresso di imprenditori cattolici. Se la stampa manipola l’opinione pubblica, Böll mostra di essere altrettanto bravo a “manipolare” il lettore con i suoi giri di parole, la sua falsa modestia, il tono più che “dimesso” esprime non solo grande ironia ma anche e soprattutto capacità di critica costruttiva e non aggressiva. L’uso “della parola” è fondamentale in questa denuncia in prosa di Böll, Katharina non ha diritto di replica, negli interrogatori non fa altro che rispondere a domande volte solo a condannarla, qualunque cosa dica, la manipolazione delle parole è l’arma di “soppressione” che lo Stato, complice la stampa, utilizza verso i cittadini impotenti. Proprio in questi giorni si leggono titoli di giornali che riguardano le vicende personali di un personaggio in vista, beh, leggendo certi squallidi titoli non ho potuto fare a meno di pensare a Böll e al suo odio, giustificato, per la gestione “commerciale” e scandalistica delle notizie. Ci sono periodi storici in cui anche gli intellettuali dovrebbero essere chiamati a riflettere sulla situazione del proprio Paese e ci si aspetterebbe una certa onestà intellettuale non fosse altro che per la presunta capacità di analisi invece ... Esperienze come il Gruppo 47 a cui appartenevano tedeschi come Heinrich Böll e Günter Grass non sono più possibili.

L’onore perduto di Katharina Blum - Einaudi

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