Rosario Pipolo
L'ambulante
26 Luglio Lug 2018 1900 26 luglio 2018

Senza Sergio Marchionne, il manager del cambiamento nella continuità

Marchionne

Ai primi di luglio del 2007 non arrivai in tempo alla conferenza stampa della nuova FIAT 500. Fu l'occasione perduta di incrociare Sergio Marchionne. In compenso ebbi modo di raccontare la grande festa che coinvolse la città di Torino, in quella lunga notte dove tutti eravamo assiepati sul Po per festeggiare il remake dell'utilitaria che aveva fatto la felicità del Belpaese motorizzato.

In quell'occasione, in modo particolare, notai quanto il mondo Fiat fosse già "marchionnizato", lasciandosi alle spalle la planimetria retrò ridisegnata dalla Torino post-sabauda e dalla dinastia monarchica degli Agnelli.
Nella fisionomia della nuova Fiat 500 e dintorni c'era già la visione di Marchionne e l'ambizione di un progetto complesso e più ampio, che avrebbe segnato gli annali della storia dell'industria dell'automotive nel nostro Paese: la lucida consapevolezza che la Prima Repubblica dei Romiti era tramontata da un pezzo; che le vacche grasse nutrite dai sindacati negli stabilimenti, per la fortuna della classe operaia degli anni '80, erano morte stecchite; che all'orizzonte scarseggiava la manna di assistenzialismo statale, la stessa che, per decenni, aveva costituito il j'accuse contro il gruppo Fiat nel dibattito politico italiano.


Marchionne si è distinto dai manager inflazionati fatti con lo stampino in Italia, perché ha individuato fuori dall'establishment la chiave per aprire la porta del nuovo impero global dell'automotive: Il cambiamento nella continuità attraverso il nuovo asse d'acciaio Torino-Detroit, perché il capoluogo piemontese, che aveva fatto la storia del Made in Italy sulle quattro ruote, non poteva più essere caput mundi.
Sergio Marchionne non è stato un semplice "capitalista globale" o un supereoe dell'industria italiana con il golfino scuro dall'aria orsuta abruzzo-piemontese.
E' stato il manager avanguardista con il pelo sullo stomaco che, con testardaggine, si è permesso il lusso di essere voce fuori dal coro, mettendosi di traverso ai Sindacati e Confindustria con l'amara ammissione, ribadita in più occasioni:

"Le tute blu pagano spesso gli errori dei colletti bianchi."

Albert Einstein amava ripetere che "Non hai mai commesso un errore se non hai mai tentato qualcosa di nuovo."
Nel Belpaese cialtrone come l'Italia o stai con Peppone o con Don Camillo e il più delle volte neanche all'avversario si riconoscono i meriti.

Da oggi senza Marchionne.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook