Francesco Carini
Homo sum
30 Luglio Lug 2018 2200 30 luglio 2018

Razzisti italiani fra ignoranza, rabbia e memoria corta: il pericolo esiste e va combattuto nella sua complessità

Razzismo1

di Francesco Carini

Gli uomini sono eguali; non la nascita, ma la virtù fa la differenza. Voltaire

«In Italia non c’è posto per voi», «tornatevene al vostro paese». Queste sono fra le bestialità che si leggono maggiormente su alcune pagine dei social network, dove si arriva persino ad inneggiare alla costruzione di lager per immigrati o ad esultare perché un cane viene aizzato contro un venditore ambulante in spiaggia.

Un operaio colpito da un piombino sparato da una carabina mentre lavora sul tetto di una casa, una neonata Rom che rischia la paralisi per una circostanza simile, aggressioni e violenze subite fra milioni di indifferenti e gente compiaciuta perché nella loro mente ciò potrebbe fungere da atto rieducativo. É inutile dire che la situazione é ampiamente degenerata, ma é ancor più grave per il bel paese, che per secoli (e ancora ai giorni nostri) ha fatto dell’emigrazione il mezzo per un futuro migliore o attraverso cui sfuggire alla miseria, cioè una fra le peggiori cause per la crescita dell’irrazionalità e della violenza.

Ma andiamo per ordine. Perché, in un paese che si reputa civile, parte della popolazione si scaglia contro cittadini di diversa nazionalità (soprattutto di colore), non trattandoli alla stregua di esseri umani, come se non fossero senzienti? É davvero difficile spiegarlo, soprattutto in uno spazio breve come quello di un articolo, ma si prenderanno ad esempio pochi casi per comprendere che quello italiano non é il popolo eletto, e, se fosse davvero cristiano, non farebbe provare a gente che viene da lontano (sia in fuga da guerre che alla ricerca di opportunità) quello che milioni di nostri connazionali hanno patito sulla loro pelle fuori dalla propria terra.

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