Alfredo Ferrante
Tantopremesso
5 Agosto Ago 2018 2036 05 agosto 2018

A spasso con Daisy

Daisy Osakue

Quel che è accaduto ed ancora accade in questi giorni a seguito dell’episodio di cui è rimasta vittima Daisy Osakue è assai significativo del clima in cui nell’Italia del 2018 i fatti vengono digeriti e della lente deformante attraverso cui essi sono spesso filtrati, sui media come sui canali social. L’ultima coda della vicenda è – addirittura – una petizione su Change.org in cui si richiede che l’atleta Italiana, discobola e pesista italiana, primatista under 23 del lancio del disco, venga estromessa dagli europei di atletica di Berlino, sostenendo che “senza avere elementi oggettivi si è gettata a capofitto in una strumentalizzazione sul razzismo inesistente, ben supportata per l'occasione dai media mainstream” e che “ha contribuito consapevolmente ad alimentare un falso problema per fini tutt'altro che nobili. Ha fatto prevalere l'interesse del partito a cui è iscritta, quanto un'atleta che ha l'onore di indossare la maglia della nazionale (sic!), dovrebbe tenersi fuori da simili decadenti teatrini, mantenendo perciò un profilo risoluto e super partes”. Mentre Osakue partecipa agli Europei, facciamo ordine e proviamo a ripercorrere i fatti, andando a spasso con Daisy fra gli eventi degli ultimi giorni.

Nella notte del 29 luglio 2018 Daisy Osakue è vittima di un'aggressione a Moncalieri, venendo colpita al volto da un uovo lanciato da un'auto in corsa: medicata all'ospedale oftalmico di Torino, le viene riscontrata un'abrasione alla cornea. Il giorno dopo, intervistata in video da Simone Bauducco del Fatto Quotidiano, racconta la dinamica dell’accaduto: suppone di essere stata scambiata per una prostituta, in quanto in zona sono presenti prostitute nere e si mostra preoccupata per un clima di crescente tensione che avverte in Italia dopo essere tornata dagli Usa, dove studia. Su Repubblica, nel corso di un’altra intervista a cura di Alessandro Contaldo, riportando la stessa ipotesi, aggiunge che, in ogni caso, buoni e cattivi ci sono a prescindere dal colore della pelle e che non è opportuno generalizzare. E, come riporta l’AGI, dichiara che l’Italia non è un Paese razzista. Insomma, pur scossa e legittimamente preoccupata, Osakue è misurata e non lascia spazi a strumentalizzazioni o isterie di sorta. Mentre gli inquirenti si mettono al lavoro, partono le dichiarazioni incrociate della politica e i titoli dei media, chi sostenendo la matrice razzista dell’aggressione, chi negandola in radice. Da una parte chi parla di aperta violenza da parte di gruppi neo-nazisti, dall’altra chi, per converso, dichiara che in Italia non esista assolutamente un problema razzismo. Posizioni entrambe frettolose, da calare, comunque, nel clima pesante di fine luglio, dopo il caso della bimba Rom colpita da un fucile ad aria compressa (18 luglio), che ha portato il presidente Mattarella a parlare di "Far West", e quello di Aprilia, con un marocchino morto dopo essere stato inseguito da persone che lo ritenevano un ladro (28 luglio). Il 31 luglio le prime ipotesi degli inquirenti, che tendono ad escludere l’aggravante razzista. Emerge, per la prima volta, che altre donne ed un pensionato della zona sono stati colpiti da uova da una Doblò in corsa, macchiando loro i vestiti e non procurando, fortunatamente alcun danno, a differenza della pesista azzurra che, a causa delle lesioni all’occhio, rischia di saltare le gare europee.

La mattina del 2 agosto la svolta nelle indagini. Gli autori del gesto vengono individuati dai Carabinieri e denunciati per lesioni dolose e omissione di soccorso. Sono tre ragazzi italiani di Vinovo, La Loggia e Moncalieri, che hanno utilizzato una Fiat Doblò intestata al padre di uno di essi, Roberto De Pascali, consigliere comunale PD a Vinovo. I ragazzi dichiarano di aver lanciato le uova per una goliardata. Il clima a questo punto si accende: aldilà delle contrapposizioni tra le forze politiche, comincia una vera e propria guerriglia social che ha per obiettivo Osakue, anche perché membro dei Giovani democratici locali: “indegna della maglia”, “fosse per me l’avrei cacciata dall’Italia” dato che “tanto di italiano ha solo la maglia”, “barcone, valigia e tornate in Africa“, “non ci sono neri italiani”, sono solo alcuni dei deliri, stavolta dichiaratamente razzisti, rivolti all’atleta. Si condanna il sistema dei media perché, si sostiene, eguale clamore non c’è stato nel caso di Pamela Mastropietro, barbaramente uccisa: una notizia, peraltro, ampiamente trattata su giornali e televisioni. Non manca chi parla di guarigione miracolosa della ragazza dopo l’individuazione dei tre giovani (chissà perché, poi) e rilancia che la goliardata (termine pronunciato dai tre ragazzi lanciatori di uova, è bene ricordarlo) sia stata usata ad arte all’indomani della acclarata insussistenza dell’ipotesi razzista in quanto uno dei tre era figlio di un rappresentante del Partito Democratico. Il fatto che i tre ragazzi piemontesi lanciassero uova per il solo diletto di farlo, secondo taluni, sarebbe, inoltre, la controprova che in Italia non vi sia nessuna febbre razzista e che, anzi, l’episodio sia l’esempio di come ormai funzioni una macchina ben collaudata col compito di fabbricare fake news sul tema, a danno degli Italiani. Arriva, infine, la notizia, rilanciata da alcuni quotidiani, che il padre della Osakue, arrivato in Italia dalla Nigeria più di venti anni fa, abbia avuto in passato problemi con la giustizia: altro motivo, per qualcuno, per innescare ulteriori polemiche sulla cospicua presenza di immigrati che delinquono in Italia, impattando, con chissà quale correlazione, sulla vicenda che ha visto protagonista Daisy.

Ripercorsi fatti e date, possono trarsi alcune conclusioni dalla storia del lancio delle uova. La prima, del tutto ovvia, è che occorre lasciar lavorare gli inquirenti, gli unici a poter contare su prove e fatti certi, sospendendo ogni giudizio sino ai primi risultati delle indagini. Il fatto che i tre ragazzi non fossero apparentemente mossi da motivazioni razziste e che uno di loro sia figlio di un esponente del PD non ha, inoltre, nulla a che vedere con la gravità dell’episodio (la ragazza avrebbe potuto perdere l’uso dell’occhio). Tale specifica circostanza non ha, altresì, relazione alcuna con gli altri, numerosi episodi di cronaca in cui la matrice razzista è evidente (che i social network amplificano nel dar spazio a una brodaglia di fanatica intolleranza) e sui quali l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica dovrebbe essere altissima, dato che la nostra Costituzione democratica non fa distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali. Va aggiunto che la conclamata presenza di episodi di razzismo, che vanno sempre contrastati in ogni sede, non intacca di un millimetro la necessità che chiunque risieda, stabilmente o meno, nel Paese, sia tenuto a rispettare le leggi Italiane: normale buon senso, prima che una questione di legalità. Ancora: banale dirlo, ma le colpe dei padri, anche di quelli che hanno chiuso i loro conti con la giustizia, non ricadono sui figli. Le vicende giudiziarie di Iredia Osakue, quali siano state, appartengono a lui e a lui soltanto e nulla hanno a che fare con la figlia. Si è quindi assistito ad una macchina propagandista intenta a mettere in piedi fake news? Francamente, no. L’episodio si prestava, alla luce dei precedenti casi di aggressioni e ostilità nei confronti di migranti neri, ad una interpretazione che, fortunatamente, si è rivelata, in questo caso, sbagliata. Da qui a dire che vi sia una complessa macchinazione tesa a incolpare artatamente i cittadini Italiani di razzismo per fini poco chiari (senza tirare in ballo Soros e presunti piani di sostituzioni etniche) ce ne corre. E ce ne corre molto. A meno di voler iniziare a dar conto delle sonore bufale, montate ad arte, sui crimini di migranti, come quella, che recentemente ha trovato spazio nelle cronache e sui social, relativamente ad un nigeriano che avrebbe abusato di una minore e picchiato il cuginetto accorso a difenderla: come ha dimostrato David Puente, una notizia palesemente falsa, costruita con perizia e malanimo. Infine, il vero aspetto preoccupante di tutta questa vicenda: la schiumante onda rabbiosa, piena di acrimonia, che si è abbattuta su una ragazza di 23 anni, Italiana, che gareggia per i colori Italiani. C’è da restare sconcertati per come sia ormai lecito dar sfogo alle pulsioni più basse, troppo spesso venate di atteggiamenti dichiaratamente e orgogliosamente fascisti, di cui in altri tempi ci si sarebbe vergognati e che si avrebbe avuto pudore ad esternare, sia pure solo per timore di una condanna sociale. Occorre constatare, con amarezza, che la diga delle decenza sia ormai crollata e che si stia perdendo, gradatamente, il senso di comunità aperta in favore di una identitarietà intollerante, ognuno immerso nella propria, infernale trincea. Il dilagare di un pensiero unico - questo sì - che non ammette diversità, refrattario all'alterità.

Insomma, chi ne esce a testa alta è Daisy Osakue: buoni e cattivi ci sono a prescindere dal colore della pelle, ha detto. È bene far tesoro di queste parole di buon senso.

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