Anni Lenti - Fernando Aramburu. Recensione

9 Agosto Ago 2018 1319 09 agosto 2018 9 Agosto 2018 - 13:19

Ho letto Anni lenti subito dopo aver letto Patria, mi mancavano le parole in euskera, mi mancavano le atmosfere di San Sebastián, mi mancavano quei personaggi “amari”, di Fernando Aramburu.

Intanto vi propongo la trama, poi le mie considerazioni.

TRAMA

Txiki ha otto anni quando per motivi economici la mamma lo manda a vivere dagli zii a San Sebastián. Lo accoglie di malavoglia il cugino Julen, taciturno e scontroso, che però in breve tempo gli si affeziona e, nelle loro chiacchierate notturne, cerca di appassionarlo alle idee indipendentiste che gli inculca il parroco del quartiere. L’occhio ingenuo del protagonista bambino fotografa le vicende della famiglia di adozione, dove lo zio Vicente, mite e debole, divide la sua vita tra la fabbrica e il bar, mentre l’autoritaria zia Maripuy, quella che realmente comanda in casa, non fa che litigare con la figlia Mari Nieves, ossessionata dagli uomini, che finirà per rimanere incinta di non si sa bene chi. Intanto Julen viene spinto ad arruolarsi in una banda dell’ETA, scelta destinata a generare sofferenza e di cui solo col tempo capirà davvero la portata.
Anni lenti è una storia di formazione sullo sfondo cupo degli anni Sessanta in cui il terrorismo basco muove i suoi primi passi, ma anche una riflessione ricca di ironia e profondità su come la vita possa essere distillata in un romanzo e il ricordo personale trasformarsi in memoria collettiva.

DUNQUE

Con questo romanzo di poco più di 200 pagine Aramburu ci racconta l’infanzia “donostiarra” di Txiki che io ho voluto immaginare fin da subito come voce dell’autore stesso.

In Anni lenti c’è un “racconto principale”, scritto in prima persona, la voce narrante è quella del protagonista Txiki Mendioroz che ha otto anni, e un “racconto secondario” che fa sempre Txiki ma da adulto e chiamando esplicitamente in causa Aramburu. Questa seconda narrazione si alterna a quella principale sotto forma di “appunti” numerati (sono 39) in cui il personaggio riferisce all’autore fatti o pensieri circa quella che vorrebbe fosse la trama di un possibile romanzo sulla sua vita, ci racconta accuratamente escamotage e idee, le motivazioni sulla scelta di questo o quel termine, è una sorta di “behind the scenes” un dietro le quinte ecco!.

Lo stile di Anni lenti risulta quindi molto particolare e interessante, due storie parallele, la prima narrata da un punto di vista infantile del protagonista, l’altra, la seconda, quella che prende spunto da fatti veri per costruire la fiction (o così ho capito io!). In questa narrazione secondaria alcuni avvenimenti sono indipendenti dalla narrazione principale.

E’ impossibile, leggendo Anni lenti, non fare paragoni con Patria e non parlo di stile, parlo piuttosto del modo in cui Aramburu riferisce dei sentimenti che i personaggi dell’uno e dell’altro romanzo provano rispetto a certi fatti storici. Siamo alla fine degli anni Sessanta e l’ETA sta prendendo piede, l’autore lo riferisce semplicemente disseminando indizi nel racconto: il prete, la bandiera, espressioni come “non basco”, o “sei navarro”, diverso.

Anche qui c’è un giovane “rivoluzionario”, Julen, che vuole a tutti i costi credere nella causa dell’organizzazione (i protagonisti qui non parlano mai esplicitamente dell’ETA che viene raccontata unicamente da Txiki bambino secondo il suo punto di vista infantile) soprattutto perché ha necessità di sentirsi parte di un tutto, è una esigenza identitaria, la figura di Julen è quella di un ingenuo, di un ignorante che non riesce neppure a imparare a memoria qualche parola in euskera.

Un povero ragazzo, che è ciò che in realtà era mio cugino […] un ragazzo povero e remissivo, senza cultura, sicuramente più adatto a essere oggetto di studio psichiatrico che a sostenere con le sue banali e mediocri peripezie la trama di un romanzo. […] Cercava di teorizzare sulle sue inquietudini politiche; ma in nessun caso, mi creda, andava oltre la goffa ripetizione di slogan e frasi sentiti da altre persone”.

Ritroviamo la Chiesa che è quella che mette il “sigillo di approvazione” sulla lotta armata, lungi dal dissuadere chi si appresta a porre in essere azioni violente (in questo caso Julen), incoraggia raccontando la necessità di indipendenza di un “Paese che non c’è”.

Come disse una volta Aramburu, in un clima di ignoranza generale i preti avevano un enorme potere di persuasione sulla gente e spesso “confundían el sermón de Dios con el de Sabino Arana”. Arana fu il vero pioniere del nazionalismo basco, a lui si deve la Ikurriña:

Ti faccio vedere una cosa che è la più sacra del mondo. Txiki viene convinto dal cugino Julien a guardare sotto il proprio materasso ed ecco che stesa sulla rete, apparve una bandiera basca, la prima che avessi mai visto. Non sapevo cosa fosse”.

Sempre Arana inventò la parola Euskadi. L’impronta fortemente “confessionale” di Arana, “integralista cattolico”, e la sua “religione politica” hanno rappresentato una base solida per la nascita e l’evoluzione dell’ETA e nei romanzi di Aramburu la figura del prete è un simbolo forte di questa esperienza dolorosa della storia spagnola.

Volendo descrivere l’atmosfera mesta di Anni lenti si può paragonarla a quella pioggerella fitta fitta che l’autore ci dice essere frequente a San Sebastián e che si chiama “sirimiri”, con questa pioggia comincia il romanzo. Torna il tema del matriarcato basco con la figura di Maripuy, zia di Txiki e mamma di Julen e il carattere molle del marito Vicente, gran lavoratore che solo sa tacere, piangere per il figlio e passare tutto il suo tempo libero al bar.

Qui la figura del padre non nutre rancore nei confronti del figlio e neppure lo giustifica, semplicemente soffre:

Seduto accanto a lui (a Julen), zio Vicente lo scrutava con gli occhi che dimenticavano di sbattere le palpebre, il sorriso ebete, i lineamenti del viso placati in un’espressione di orgoglio, felicità”.

Ancora un linguaggio semplice e diretto quello di Fernando Aramburu che non è avvezzo ai giri di parole, l’ambientazione di Anni lenti è in luoghi a lui conosciuti, siamo nel “barrio di Ibaeta” un quartiere umile di San Sebastián ci racconta di Franco già vecchio ma ancora ostacolo alla democrazia e il racconto è ironico, amaro.

Quello che alla zia dava fastidio della visita annuale di Franco era che i negozi di alimentari aumentavano i prezzi dei prodotti e in casa c’erano restrizioni alla fornitura di acqua, perché, dicevano, ne avevano bisogno per lavare i cavalli della scorta del generalissimo, anche se quel giorno io vidi soltanto dei motociclisti

Non manca di divertirci però Aramburu, il secondo personaggio femminile del romanzo è Mari Nives, cugina di Txiki, adolescente goffa e dai facili costumi che pensa, senza troppa convinzione, al suicidio in seguito ad una gravidanza indesiderata e nell’Appunto n 9 troviamo un elenco di tutti i possibili modi di “far suicidare” Mari Nives:

Opzione Madame Bovary: Mari Nives inghiotte tutte le pasticche che trova sul comò dei genitori: O beve tutta la bottiglia di candeggina. Opzione Anna Karenina: si butta sotto il treno a scartamento ridotto delle Ferrovie Basche, che per di più passa vicino a Ibaeta: Opzione Virginia Woolf: si getta nel fiume con un secchio di pietre in ciascuna mano. Siccome il ruscello Ibaeta, nei tratti più profondi, arriva al massimo alle ginocchia, va in città e si getta nell’Urumea dal ponte di…

In Anni lenti il simbolo vero della “decomposizione”, del disfacimento inesorabile, lento appunto, innescato da troppi anni di dittatura è la famiglia. Ricorre anche qui come in Patria il personaggio “deformato dalla malattia”, l’infermità è un tema che viene inserito spesso nei romanzi di Aramburu, quel che vien da pensare è che sia, anche questo, un simbolo, il simbolo della “infermità” che ha afflitto il suo Paese persuaso di poter avere un futuro migliore a patto di superare un ostacolo e raggiungere una meta: l’indipendenza che è una meta collettiva, non individuale e quindi tutto giustifica, anche l’omicidio. Anni lenti è un romanzo che possiamo far rientrare tra i romanzi di formazione, la lezione che il protagonista è destinato a imparare è una lezione dura, Aramburu ci racconta quella “transizione” dalla dittatura “franchista” alla dittatura indipendentista e lo fa con il sentimento di chi è nato in quella terra e di quella terra narra (nonostante sia lontano oramai da tanto tempo).

Anni lenti
Fernando Aramburu
Guanda, 2018
Traduzione di Bruno Arpaia
pp. 230
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

P. S. In Spagna è uscito nel 2012