Alfredo Ferrante
Tantopremesso
14 Agosto Ago 2018 0104 13 agosto 2018

Perché non serve la leva obbligatoria per formare cittadini

Parata Militare 2 Giugno

La recente proposta lanciata dal Ministro e vice premier Salvini circa la possibile reintroduzione del servizio militare e civile obbligatorio, sia pure per alcuni mesi, ha smosso le acque di un agosto politico già parecchio agitato. Dopo un comizio tenuto a Lesina, in provincia di Foggia, Matteo Salvini ha chiesto su Twitter ai propri follower se fossero d’accordo su “reintrodurre il servizio militare e civile per ricordare ai nostri ragazzi che, oltre ai diritti, esistono anche i doveri”. Lo confesso: da obiettore di coscienza (servizio civile anno 1992/93) ho una visione senza dubbio parziale sulla questione. Ricordo ancora i sorrisini di scherno alla presentazione della domanda presso il Distretto Militare e la parola usata più di una volta per irridere me e gli altri ragazzi in servizio: disertore. Altri tempi. Mi sembra, tuttavia, che l’esigenza di contesto messa in campo dal Ministro dell’Interno non sia campata per aria: il richiamo ai diritti e ai doveri è parte della nostra Costituzione democratica che ai cittadini richiede, da un lato, di contribuire in modi diversi alla vita pubblica e, dall’altro, garantisce loro un quadro ricco di diritti. La vera domanda da porsi, rispetto al tema, è se nel 2018 il servizio militare (e civile) obbligatorio sia la leva – passatemi il gioco di parole – per porre in atto tali fondamentali principi. Per provare a dare una risposta, occorre prima ricordare il lungo cammino che l’obiezione di coscienza al servizio militare ha compiuto nel nostro Paese: a fronte dei primi, sparuti episodi di rifiuto di prestare servizio, principalmente per motivi religiosi, pagati con la galera, sono seguiti tanti giovani che hanno sostenuto il diritto a servire la Patria senza imbracciare le armi. Di lì, la legge 772 del 1972, accompagnata da una serie di pronunce della Corte Costituzionale, che ha formalizzato il principio secondo cui la difesa della Patria, quale “sacro dovere del cittadino” (art. 52 della Costituzione), potesse essere adempiuta anche attraverso la possibilità di prestare servizio civile non armato. La breccia aperta dalla legge - e la corposa giurisprudenza della Corte- ha così permesso una ulteriore evoluzione del quadro normativo che ha preso due strade parallele: l’abolizione della leva obbligatoria (legge Martino del 2004) e la progressiva codificazione di un servizio civile volontario per ragazze e ragazzi, sfociato in quello che viene oggi definito servizio civile universale. Le forze armate hanno, conseguentemente, assunto sempre più la caratteristica di corpi professionali, atte anche ad intervenire con successo in quadri internazionali complessi e capaci di guadagnarsi sul campo la stima dei Paesi alleati e delle popolazioni locali. Il servizio civile, d’altro canto, da ultimo grazie all’approvazione del decreto legislativo 40 del 2017, ha assunto carattere universale, aperto – potenzialmente – a tutti i giovani fra i 18 e i 28 anni che vogliano mettersi alla prova, in Italia e all’estero, per un periodo massimo di un anno nei diversi campi – fra gli altri - dell’assistenza, della protezione civile, della tutela del patrimonio storico artistico, culturale e ambientale, del turismo sostenibile e sociale, della promozione e tutela dei diritti umani, della promozione della cultura italiana all’estero e sostegno alle comunità di italiani all’estero. Un campo d’applicazione, come si vede, vastissimo, che ha attratto negli anni un numero crescente di giovani. Se questa è la situazione odierna, si comprende come la proposta di ridar vita ad un servizio militare di leva sia stata accolta freddamente dalla Ministra della Difesa, in considerazione della sostanziale poca utilità di una coscrizione di massa rispetto alle esigenze di alta specializzazione delle attuali forze armate. Ciò non significa, naturalmente, che il tema di trovare modalità attraverso le quali permettere ai giovani di fare esperienze di crescita civile non sia fondamentale: non è, tuttavia, l’obbligatorietà del servizio militare o civile che può rispondere a tale esigenza. La costruzione della cittadinanza passa attraverso un reticolo complesso di esperienze, fra le quali la famiglia e la scuola sono certamente le più importanti. Aggiungo che l’obbligatorietà, in una società profondamente cambiata rispetto solo a pochi decenni fa, dona alla questione quel saporaccio di Stato Etico che mal si attaglia alla complessità di oggi, in un mondo iperconnesso che annulla le distanze ed in cui le invasioni del Nemico dall’Est non sono più un imminente pericolo e le minacce ai regimi democratici vengono combattute, in primo luogo, attraverso le azioni di intelligence. Senza scomodare visioni distopiche e terrificanti come quella di Paul Verhoeven nel suo "Starship troopers" del 1997 (tratto dal romanzo "Fanteria dello spazio" del 1959 di Robert A. Heinlein), in cui solo chi prestasse servizio militare poteva ambire allo status di cittadino, credo che lavorare con sempre maggior decisione sul servizio civile volontario universale, mirando all’obiettivo di soddisfare tutte le richieste che pervengano (ancora con un’alta percentuale di mancato inserimento, specie al Sud, per raggiunti limiti di posti a disposizione), possa costituire una delle chiavi più efficaci – non l’unica, certamente - per il passaggio dall’adolescenza alla adultità, contribuendo a fare affacciare i nostri figli a mansioni di responsabilità, verso le Istituzioni della Repubblica come a favore delle categorie più fragili, favorendo l’integrazione dei giovani stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, anch’essi candidabili, e, perché no, tentando di dare una mano verso la difficile entrata nel mondo del lavoro, altra emergenza nazionale. Non è un’impresa di poco momento, è evidente, anche perché richiede fondi adeguati e grande impegno, sia politico che amministrativo. Ma è un tema che non può che essere eminentemente trasversale e che dovrebbe stare a cuore di tutte le forze politiche, a dispetto dei diversi orientamenti. E per il quale occorre, soprattutto, avere grande fiducia nei giovani: attendono solo di essere messi alla prova.

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