Elisabetta Favale
E(li's)books
3 Settembre Set 2018 1809 03 settembre 2018

Svegliare i leoni, una storia di migranti e di coscienza. Recensione

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Ho impiegato molto tempo prima di decidermi a scrivere un commento su Svegliare i leoni di Ayelet Gundar-Goshen (Giuntina Editore), il motivo risiede nel fatto che il tema è un tema davvero complicato, addirittura ho provato a immaginare cosa avrei fatto io se fossi stata al posto del protagonista Eitan Green.

Intanto, per chi non conoscesse il romanzo, ecco la trama:

"Il dottor Eitan Green è una persona onesta e un ottimo medico, impegnato a salvare vite. Una notte, guidando la sua jeep a tutta velocità nel deserto, investe un uomo, un migrante africano. L’uomo è ferito mortalmente e il dottor Green, preso dal panico, fugge. Questa decisione cambierà la sua esistenza. Il giorno dopo, una donna bella, misteriosa e dalla pelle nera bussa alla porta della casa di Eitan e gli porge il portafoglio perduto nel luogo dell’incidente. La donna lo ricatterà, ma non chiedendo soldi. Lo condurrà invece in luoghi, reali e interiori, che il dottor Green non avrebbe mai immaginato di dover esplorare."

Il personaggio di Green è un personaggio vicino a chiunque di noi, è un uomo stimato nel suo lavoro, è un neochirurgo che sceglie di auto esiliarsi pur di non essere complice o omertoso rispetto alle attività illecite del suo maestro e capo, accetta di andare a lavorare nel deserto a Beer Sheva (a Sud di Israele) con tutte le frustrazioni del caso. La moralità di Green è indiscutibile, sua moglie è un commissario di polizia, loro sanno cosa è bene e cosa è male.

Ma l’onestà, come dicevo, comporta dei sacrifici per cui Green cerca di sfogare la sua frustrazione facendo una corsa nel deserto con il suo potente suv, è una sera come tante, è uscito dall’ospedale e decide fatalmente di fare una cosa che di solito non è da lui, invece di correre a casa da moglie e figlio eccolo lanciarsi ad alta velocità nel buio di quel deserto sperduto.

Un momento di debolezza, una reazione umana comprensibile lo porta dritto verso un capovolgimento del suo destino, come poteva immaginare che la sua auto si sarebbe scontrata con un uomo nero come la notte, un eritreo, un migrante clandestino che non avrebbe dovuto trovarsi in quel posto, eppure c’era.

Il Dott. Green appura, con orrore, che l’uomo non ha scampo, capisce subito che neppure lui ha scampo se a prevalere è la sua morale, sa con certezza che quell’uomo è in grado di distruggergli la vita e lo lascia a terra, a morire.

Da quel momento in poi Ayelet Gundar-Goshen costruisce una trama avvincente dove vengono fuori prepotentemente tutti i lati deboli del dottore che, ricattato dalla moglie dell’eritreo ucciso (non vi dico come fa a scoprirlo, lascio a voi il piacere di leggere), mostra non solo di avere in fondo una morale traballante e al servizio dei suoi interessi personali, ma addirittura non riesce neppure a fare il medico come dovrebbe, costretto a curare dei migranti, prova ribrezzo, quei malati sporchi non sono malati per lui.

Il mondo di Eitan Green crolla, diventa un mondo di menzogne raccontate al lavoro, raccontate in famiglia, raccontate ai suoi ricattatori. La moglie comincia a non riconoscerlo più, il lettore è travolto dai dubbi, cosa è giusto? Non si ha la forza di giudicare la paura di Green mentre ci si chiede subito: quanto conta il fatto che il morto era un clandestino eritreo? Tanto, anzi, conta tantissimo purtroppo.

Molto interessante il modo in cui l’autrice racconta la società israeliana, bellissimo il parallelismo che, in modo trasversale, fa tra quei migranti eritrei e gli ebrei per cercare di spiegare come si è finiti oggi in questa terribile situazione in cui si trovano le popolazioni dei territori occupati.

Un romanzo difficile, intenso, arrivando in fondo io stessa ho continuato a chiedermi se la paura di Green è una paura comprensibile, giustificabile come la sua fuga e, soprattutto, con estremo dispiacere l'autrice ci conferma che la piaga della migrazione disperata è identica ovunque come l'incapacità o la difficoltà di accogliere.

Bravissima la gazzella Ayelet Gundar-Goshen (Ayelet vuol dire gazzella in ebraico) che già mi aveva conquistata con il suo Una notte soltanto Markowitch (sempre Giuntina), restiamo in attesa di una nuova avvincente storia.

Autore:

Ayelet Gundar-Goshen

Anno di edizione:

2017

Traduzione:

Ofra Bannet e Raffaella Scardi

Pagine:

320 Giuntina ed.

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