Elisabetta Favale
E(li's)books
4 Settembre Set 2018 2150 04 settembre 2018

La prossima rivoluzione. Dalle assemblee popolari alla democrazia diretta.

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Mai come in questo momento storico leggere certi libri può, probabilmente, aiutare a “tradurre” la realtà quotidiana in qualcosa di maggiormente comprensibile.

Condividere o meno il pensiero di un filosofo come Murray Bookchin non è indispensabile per apprezzare gli stimoli di alcuni ragionamenti, i punti su cui mi sono concentrata io maggiormente sono stati quelli relativi alla “democrazia diretta e internet” e la “crisi ecologica”.

Tengo molto a segnalare che la prefazione all’edizione italiana è a cura di Martino Seniga.

In breve:

“Murray Bookchin è stato un vero erede dell'illuminismo, con il suo rispetto per la chiarezza di pensiero e la responsabilità morale, e con la sua ricerca senza compromessi di una speranza realistica. Gli otto saggi che compongono questo libro rappresentano la sintesi del suo lavoro: le fondamenta teoriche per una società ecologica, egualitaria e democratica, con un approccio pratico alla sua realizzazione. Analizza i fallimenti dei vecchi movimenti per il cambiamento sociale, rilancia la prospettiva della democrazia diretta e, nell'ultimo capitolo, disegna il suo progetto per trasformare la crisi ambientale globale in un'opportunità di superare le stantie gerarchie di genere, razza, classe e nazione, l'occasione di trovare una cura radicale per il "male" che governa il nostro sistema sociale.”

Partendo dall’idea di democrazia diretta:

quello a cui ambisce il progetto di Bookchin è porre le basi per una politica democratica decentrata con una gestione della complessità che non sia di tipo gerarchico, Seniga nella sua prefazione, ci offre un esempio efficace: “come il sistema informatico del blockchain utilizzato per la gestione delle criptovalute (tipo Bitcoin) che ha reso inutile la presenza di un’autorità monetaria centrale”.

Interessante l’osservazione che proprio in territori difficili, tormentati e disastrati come la Siria, in città di cui conosciamo il nome per episodi terribili come Kobane, si sono realizzati esperimenti di autonomie politiche e sociali. Le conseguenze lo sappiamo, sono state nefaste, paradossalmente proprio i movimenti di liberazione dei curdi hanno contribuito a far saltare le trattative di pace tra i turchi e i movimenti filo-curdi della Turchia.

Nella società di oggi la diffusione sempre più ampia del web contribuisce allo sviluppo dei progetti di democrazia diretta, un esempio nel nostro Paese è il Movimento Cinquestelle che ha fatto della condivisione democratica delle decisioni di governance il suo fulcro e forse il cavallo di battaglia che gli ha consentito di arrivare al Governo.

Di certo arrivare semplicemente a mitizzare la rete con la convinzione che possa rappresentare una soluzione o un metodo infallibile è sbagliato, ce ne stiamo accorgendo mi sembra...

Se leggiamo Bookchin in questi giorni ci prende lo sconforto perché passare dalla condivisione alla oligarchia è davvero facile!

Per quanto riguarda invece la terribile crisi ecologica che stiamo vivendo, Bookchin osserva:

“ incolpare la tecnologia per la crisi ecologica ha come risultato non intenzionale di impedirci di vedere che i metodi tecnologici possono essere utilizzati anche in modo creativo per una società razionale ed ecologica “.

Ironico il filosofo nei confronti di certa “politica green”, fa notare che per quanto il mondo si “tinga di verde”, in assenza di cooperazione tutto risulterà vano.

E ancora, citando l’autore e qui le argomentazioni richiedono certa concentrazione:

“ il punto di vista ultra-economicista del socialismo ortodosso e del sindacalismo ha causato ritardi sui temi e la cultura ecologica, così come ci sono ritardi per quanto riguarda la questione femminile. [...] Catastrofi come il meltdown della centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina hanno creato il panico in chiunque sia stato esposto alle radiazioni, non semplicemente tra operai e contadini. [...] se riuscissimo a raggiungere una società senza classi e senza sfruttamento economico, avremmo davvero raggiunto anche una società razionale?”.

Interessante ancora il modo in cui affronta il concetto di “municipalismo libertario”, Bookchin fa riferimento al fallimento di tutti i cosiddetti “partito-non partito” come i Verdi della Germania o altri partiti (ne abbiamo anche in Italia o sbaglio?) che “nello scontro elettorale propongono vacui programmi di giustizia sociale [...] e una volta ottenuto il posto, i loro programmi si trasformano in una serie infinita di compromessi “.

Insomma, penso di aver fornito spunti a sufficienza per incuriosire un lettore attento, non conosco abbastanza Bookchin per analizzarne il pensiero ma certo ho apprezzato queste pagine per i numerosi spunti di riflessione che mi hanno dato e ringrazio Martino Seniga per avermi segnalato il libro.

La prossima rivoluzione. Dalle assemblee popolari alla democrazia diretta

Murray Bookchin

Traduttore: N. Santi

Curatore: D. Bookchin, B. Taylor, M. Seniga

Editore: BFS Edizioni

Anno edizione: 2018

Pagine: 188 p., Brossura

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