Elisabetta Favale
E(li's)books
10 Settembre Set 2018 1230 10 settembre 2018

Figli del segreto. Intervista a Cinzia Tani

Figli Del Segreto Cinzia Tani

A proposito di romanzi storici che a me piacciono particolarmente, oggi voglio proporre una intervista a Cinzia Tani, parliamo del suo bellissimo Figli del segreto (Mondadori).

Lei ha scritto diversi libri, si è confrontata con vari generi, un romanzo storico fornisce una buona base per la trama, per lei è più facile o più difficile rispetto alla fiction pura?

Tutti i miei romanzi sono storici e le raccolte biografiche al femminile hanno la storia alla base. Anche i due libri per bambini hanno personaggi storici. Così per i libri riguardanti i “Delitti storici” (Assassine, Coppie Assassine etc.) Quindi posso dire che scrivo solo libri che parlano di storia. Dico sempre ai miei studenti dei corsi di scrittura che scrivere un romanzo storico non fa parte della tradizione italiana ( a parte i capolavori come I promessi Sposi, Il Gattopardo, La Storia della Morante e Il nome della rosa) perché è FATICOSO. Non amo la narrativa italiana contemporanea perché ci sono troppi gialletti facili e romanzi autobiografici. Scrivere un romanzo storico vuol dire: studiare, leggere centinaia di libri in lingua e fare sopralluoghi. Tre cose che mi appassionano moltissimo ma che non piace fare a gran parte dei nostri autori.

Come nascono i suoi romanzi? Da dove parte?

Partono da qualcosa che conosco poco e voglio approfondire: la guerra civile spagnola, la rivoluzione messicana, il rapporto tra nazismo e dittatura argentina, la caduta di Berlino, l’immigrazione italiana in Australia, la nascita del jazz e la storia criminale a Marsiglia, Federico II di Svevia e ora gli Asburgo.

Figli del segreto fa parte di una trilogia, quanto tempo ha impiegato a scriverlo? Si è confrontata con degli storici?

Raccolgo materiale su Carlo V e gli Asburgo da vent’anni. Da quando andai al Prado e vidi la sala che li riguardava con i loro ritratti. Ho proposto un libro perché mi sono chiesta come mai nessuno avesse scritto una saga su questa famiglia nel Cinquecento visto che sono stati realizzati volumi e serie televisive sui Medici, Borgia, Tudor etc. Il direttore della narrativa mi ha chiesto una trilogia, genere abbastanza difficile a cui non avevo mai pensato.

Io la guardo volentieri in Tv, mi racconta come concilia il suo lavoro in Rai e la sua attività di scrittrice?

La televisione mi serve per pagare la mia passione di scrittrice. Considerando che per ogni libro che scrivo ne compro circa 400 (anche antichi) e che faccio lunghi viaggi nei luoghi che descrivo. Mi piace fare programmi televisivi solo perché i miei sono culturali. Altrimenti lo farei controvoglia. Ma a cominciare da Italia Mia Benché con Giordano Bruno Guerri fino ad arrivare al programma di questi anni Il caffé di Rai Uno, i miei programmi sono tutti culturalissimi. Parlano di libri, di storia, di geografia, di filosofia etc. Quindi gli interessi tra la scrittura e la televisione sono gli stessi. Poi oggi la tv (a parte quando vado ospite) mi occupa solo una giornata e quindi ho moltissimo tempo per scrivere. Per il resto insegno scrittura alla Luiss e in scuole private, quindi ancora libri!

Premesso che adoro i romanzi storici e che la invidio per la possibilità che ha, scrivendoli, di leggere e approfondire la storia, la prima domanda che mi viene da farle, per aiutare i lettori è: il suo romanzo è ambientato in Spagna, ci racconta in breve com’era il Paese in quel momento? Intendo dal punto di vista socio economico.

Era un paese ricchissimo dal momento in cui sono cominciate le grandi scoperte geografiche e la colonizzazione delle Americhe. Nel primo libro parlo di Colombo, Magellano, Cortés, Pissarro etc. C’era una grande differenza tra ceti ricchi di commercianti, nobili, professionisti e il popolo minuto. Era un paese che considerava le donne solo una merce di scambio per ottenere favori e potere. Le donne non potevano scegliere il marito e si sposavano giovanissime, solo per dare figli maschi al paese.

La Spagna è sempre stato un Paese molto cattolico, quali vantaggi e quali svantaggi ha avuto da questo secondo lei?

Era un paese religiosissimo. Direi bigotto. Pensiamo che i Re Cattolici vollero l’Inquisizione e Torquemada per compiere i peggiori crimini della storia religiosa. Isabella di Castiglia portava il cilicio e si autoflagellava. Carlo V e poi il figlio Filippo II hanno fatto della religione la loro bandiera, combattendo contro ebrei, musulmani e protestanti.

Mi è molto piaciuto l’escamotage di “usare” il personaggio di Angela per far conoscere al lettore la realtà di diverse corti dove lei riesce a introdurre i 4 orfani Acevedo, finga di essere uno di loro, dove avrebbe voluto vivere? Presso quale corte? E perché?

E’ vero, è proprio un escamotage. Questo perché io non sono uno storico ma un romanziere e quindi devo appassionare il lettore. Il mio libro racconta i grandi personaggi ma per farlo dovevo avere dei personaggi di fantasia che li affiancassero. Ecco perché i quattro orfani, dopo l’omicidio dei loro genitori, crescono con la zia Angela che ho immaginato fosse la cugina della regina Isabella di Castiglia. In questo modo ho potuto mandarli in diverse corti. Manuela segue per tutta la vita Giovanna di Castiglia rinunciando all’amore, Gabriel è prima al seguito di Filippo d’Asburgo, poi di Carlo V e infine di Filippo II, Sofia (una delle gemelline) va alla corte di Danimarca e Octavia vive il suo amore infelice alla corte delle Fiandre.

Due figure che spiccano sono ovviamente Carlo V e Giovanna di Castiglia (conosciuta come Giovanna la pazza), quali sono i meriti maggiori che riconosce a questi due personaggi?

Amo molto Giovanna che non era assolutamente pazza. Era una giovane che contestava alla madre, Isabella di Castiglia, una religiosità morbosa ed esagerata. Lei era religiosa a modo suo ma questo non piaceva alla madre. Giovanissima sposa Filippo d’Asburgo, detto il Bello, e se ne innamora perdutamente. Le scenate che faceva erano dettate dall’estrema gelosia perché il marito la tradiva e questo ha fornito il pretesto allo stesso marito e ai genitori di farla considerare matta. Inoltre quando Filippo è morto giovane lei non ha voluto abbandonare la sua bara per molto tempo, altra prova che era “pazza”. Così le hanno tolto tutto il potere e l’hanno rinchiusa per il resto della sua vita nella fortezza di Tordesillas. La cosa interessante è che anche quando i Comuneros ribellandosi hanno voluto liberarla e porla sul trono che le spettava di diritto lei non ha voluto opporsi alla volontà dell’imperatore suo figlio.

Carlo V è stato un grandissimo imperatore. Era audace, socievole, sapeva delegare, sensuale, amante della buona tavola e delle donne. Il suo impero ha posto le basi dell’Europa e come sappiamo era un regno su cui non tramontava mai il sole, quindi immenso. Amava i figli, anche i bastardi e a ognuno ha dato moltissimo. Quello che ho tanto ammirato è la sua abdicazione prima del tempo. Pensando di non essere più al massimo delle sue forze, poiché soffriva di gotta, ha voluto lasciare il potere al figlio e lo ha fatto pubblicamente senza riuscire a controllare le lacrime. Pensando a oggi in cui nessuno, ma proprio nessuno, lascerebbe mai il potere non posso che ammirarlo.

Qual è il personaggio di fantasia del libro con cui si è divertita maggiormente e perché?

Da tanto tempo pensavo a una guerriera lanzichenecca. Si sa poco di questi grandi soldati mercenari e così ho creato Greta, nipote del comandante Georg Von Frundsberg e dopo di lei la figlia Agnes. Bellissime entrambe, coraggiose, determinate e passionali. Entrambe amano un uomo solo. Greta si innamora di Nicolò Guarienti (altro personaggio che amo molto perché ha luci e ombre. Commette delle cose terribili ma si riscatta alla fine) e Agnes di Alejandro. Nessuna delle due tradisce, ma nessuna delle due perde mai la propria dignità per amore.

Che cos’è il potere secondo lei?

Il potere è qualcosa di necessario e anche di positivo se controllato. Purtroppo oggi non si può parlare solo di potere ma di arroganza del potere ed è tremenda. Inoltre l’uomo o la donna di potere non dovrebbero basare tutta la vita sul mantenimento di questo potere ma pensare che c’è un momento in cui si dovrebbe fare altro e tornare a essere persone comuni con i propri interessi e le proprie passioni. Proprio come ha fatto Carlo V che ha abbandonato un potere gigantesco per farsi costruire un palazzo accanto a un convento dove ha messo preziose opere d’arte, piante favolose e tanti animali per vivere in pace.

De Gregori cantava “la storia siamo noi e nessuno si senta offeso”, ma abbiamo imparato qualcosa dalla società del Cinquecento? Che eredità ci hanno lasciato questi uomini e donne, nel bene e nel male, secondo lei?

La storia potrebbe insegnare tantissime cose ma noi ci rifiutiamo di imparare. Le cose peggiori del Cinquecento esistono tutte ancora oggi. In molti paesi ci sono spose bambine che vengono scambiate per ottenere favori, le guerre di religione (pensiamo a Sciiti e Sunniti) sono crudelissime come allora, la colonizzazione e uccisione degli indigeni è andata avanti per secoli e così via.

I Musulmani del Cinquecento in cosa erano diversi da quelli di oggi? (Se lo erano)

I musulmani erano un popolo fantastico che ha portato moltissime idee e scoperte alla Spagna ricevendo in cambio solo guerra ed emarginazione. Musulmani ed ebrei sono stati umiliati, torturati, cacciati.

Se poi pensiamo al Sultano Solimano il Magnifico, pur essendo un uomo illuminato per quanto riguarda l’arte e la cultura, portava morte nel Mediterraneo per la smania di potere. Lo stesso vale per il pirata Barbarossa e per tanti pirati e predatori musulmani di quell’epoca.

Una domanda che non ha nulla a che vedere con questo libro, una mia curiosità, lei in Darei la vita se non erro ha scritto di Gerda Taro, le è piaciuto La ragazza con la Leica?

Sì, moltissimo. Amo le biografie romanzate e amo gli autori che scrivono di personaggi quasi dimenticati. La storia di Gerda è bellissima, eroica, commovente. Doveva essere scritta!

Infine, quando scrive pensa ai suoi potenziali lettori ?

Cerco solo di non annoiarli ma non penso a come sarà accolto il libro. Io sono una grande lettrice. Vivo in una casa con venticinquemila libri e ne leggo circa seicento all’anno. Quando scrivo cerco di pensare a cosa mi piace leggere: quei romanzi che non vorresti lasciare, di cui la notte continui a leggere pagine su pagine pensano che la mattina dopo sarati stanchissima al lavoro!

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