Emanuele Rigitano
Ego politico
10 Settembre Set 2018 1253 10 settembre 2018

Le elezioni in Svezia ve le hanno raccontate male (vi spiego come stano le cose nel 2018)

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Photo by Jonathan Brinkhorst on Unsplash

Sulle elezioni in Svezia molti media italiani non vi hanno informato bene. Vi hanno fatto credere che il partito anti immigrati dei democratici svedesi potesse essere il primo partito alle elezioni. Vi hanno detto che ora sono "l'ago della bilancia" e che "tutti i partiti dovranno confrontarsi con loro" (fonte inviata a Stoccolma di Sky tg 24) per fare un governo. Vi raccontano anche che i democratici svedese sono un nuovo partito. No. Le cose non stanno così e sarebbe bastato poco per informarsi correttamente.

Partiamo dall'ultima affermazione. Sverigedemokraterna, a dispetto del nome, è un partito che nasce nel 1988 dalle ceneri di una formazione neonazista. Come Marine Le Pen in Francia (e per diversi aspetti Matteo Salvini in Italia) hanno fatto un restyling al partito (oltre al nome anche un nuovo rassicurante logo rappresentante un fiorellino con i colori della Svezia, anziché la torcia tipica di formazioni filofasciste), facendolo diventare una roccaforte nazionalista contro gli stranieri.

Stamattina ho letto un articolo su Repubblica.it pubblicato la serata del voto e già l'attacco non lo ritengo coerente con la realtà. "Svolta in Svezia Paese modello del welfare e della competitività a vantaggio di sovranisti locali e di tutta Europa", non capisco quale sia la svolta, addirittura l'attuale premier socialdemocratico sta tentando di formare un nuovo governo. "La nuova destra antimigranti oscilla intorno al 18 per cento dei voti. Un volo che rende difficile a chiunque governare senza tenere conto delle proposte degli SD", continua l'articolo, parlando di una nuova destra ma il partito non è nuovo, esiste dal 1988. E' come dire che il Front National di Marine Le Pen sia la nuova destra francese o la Lega di Salvini la nuova destra italiana.

Nell'articolo si dice che nella coalizione di centrodestra si preferirebbe un accordo di appoggio esterno dei Sverigedemokraterna piuttosto che un accordo coi socialdemocratici. I partiti Liberale e di Centro hanno detto no a qualsiasi collaborazione con gli anti immigrati, gli altri due comunque si troverebbero in difficoltà a portare avati un'opzione del genere, visto che innanzitutto romperebbero un'alleanza per una scelta e non un obbligo, per altro controversa.

In un secondo articolo, apparso oggi sempre su Repubblica e scritto dallo stesso autore, già si fa una ricostruzione più adeguata della situazione:
Eppure la situazione era già intellegibile alle 21 del 9 settembre.

La situazione politica in Svezia dopo le elezioni 2018

Il partito dei moderati, pur stando all'opposizione, ha perso voti, i socialdemocratici ne hanno persi di meno di quanto sembrasse. Le due coalizioni sono praticamente alla pari. Difficile che i partiti di centrodestra appoggino una coalizione di centrosinistra con il partito di sinistra Vänsterpartiet, più facile un appoggio esterno dei socialdemocratici alla coalizione di centrodestra. Anche perché il governo di centrosinistra ha finito il mandato senza una maggioranza parlamentare, quindi con l'appoggio di altre forze politiche. Sostanzialmente sono state sovrastimate le perdite di voti dei due principali partiti, i cui voti sono in parte rientrati perché la campagna contro i Democratici Svedesi è stata recepita. Una situazione difficile da analizzare per chi fa i sondaggi perché sono opinioni che cambiano il giorno prima o il giorno stesso del voto (classico esempio sono i risultati del Movimento 5 Stelle nel 2013 e 2018 superiori a quelli indicati dai sondaggi).

L'aumento dei voti negli anni per i Democratici Svedesi

E' stato detto che i democratici svedesi hanno aumentato notevolmente i consensi a causa dell'ondata migratoria del 2015. Questa è una delle cause per cui hanno avuto un ulteriore aumento di voti ma minore di quanto prospettato. Il vero exploit c'è stato alle elezioni del 2014, che li portarono oltre il 12 per cento da meno del 6. Alle elezioni precedenti presero addirittura meno del 3 per cento. Erano gli anni della crisi finanziaria che cominciò a portare problemi all'economia reale. Quando l'economia va male, c'è poco lavoro e la qualità della vita si riduce, a cominciare dalle periferie, ecco che le sirene nazionaliste, xenofobe e razziste cominciano ad avere una voce quasi soave per una parte della popolazione. A questo si aggiunge un aumento di insicurezza nelle città a causa di un aumento di reati di violenza, con spesso protagonise persone straniere, immigrate.
Le persone, si sentono più insicure con il lavoro, con la vita e poi con la sicurezza. Il collegamento tra meno sicurezza-più immigrati fa sì che la formazione politica che urla meglio contro gli immigrati a facile accesso al consenso. Che, altrettanto facilmente, può evaporare.

Il prossimo governo deve essere in grado di controllare i flussi migratori, deve essere in grado di far integrare al meglio i richiedenti asilo, deve essere in grado di ridurre i reati commessi. Deve inoltre garantire maggior welfare e risolvere problemi seri come la carenza di insegnanti, medici, infermieri e altri lavori generici o qualificati (addirittura un'azienda prese una persona straniera impartendo ordini sul lavoro con i disegni su fogli di carta). Meno reati, integrazione degli stranieri, stipendi decenti e casa, riempire i vuoti di personale saranno il tornasole per vedere i risultati delle prossime elezioni in Svezia (e non solo).

Conclusione: i media italiani a volte mostrano scarso lavoro di approfondimento, anche quando basterebbe un account Twitter e qualche ricerca su internet. Quindi è abbastanza stonato vedere un giornalista professionista inviato nella capitale di un Paese dove si svolgono le elezioni e non riuscire a rappresentare lo stato delle cose ma proporre una visione che lasci più suspence del necessario. Come se informare significasse puntare sulle emozioni anziché sulle notizie, sui fatti, sulla realtà delle cose.

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