Elisabetta Favale
E(li's)books
21 Settembre Set 2018 1429 21 settembre 2018

Jami Attenberg ospite a Pordenonelegge. Intervista

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Quest’anno Pordenonelegge ospita una scrittrice americana che a me piace molto, Jami Attenberg che ci parlerà, insieme a Federica Manzon, del suo ultimo romanzo Da Grande (Giuntina editore). L’incontro con Jami sarà domenica 23 settembre alle 17.00 nella bella cornice del Palazzo Montereale Mantica, in attesa di assistere ho approfittato per farle una breve intervista.

Per chi non avesse letto Da Grande, trova la mia recensione qui su Linkiesta intanto ricordo la trama:

Ci vuole un gran coraggio per vivere quando tutti intorno a te sembrano avere chiaro cosa significhi essere adulto, quando amici e parenti si sposano e mettono al mondo dei bambini e tu continui a lottare con l’esistenza, a voler vivere secondo le tue regole. A un certo momento però la vita ti costringe a riesaminare tutto e a decidere cosa conta davvero. Allora finalmente la compassione troverà la via per venire fuori e prevalere su tutto il resto.”

Ecco cosa ho chiesto a Jami:

Come mai hai deciso di scrivere la storia di Andrea in prima persona?

Volevo che il lettore leggesse la storia come se fosse una sorta di memoir, volevo che fosse immediata, vera, che Andrea parlasse al lettore raccontando la sua vita e che il tono fosse autentico, veloce, che lasciasse senza fiato, divertente.

Come fai a prendere le distanze dai personaggi e dai loro sentimenti?

Non lo so, quando scrivo sono completamente assorbita dai personaggi, lo sono profondamente, solo dopo, una volta finito, riesco a guardare indietro, ad allontanarmi e vedere cosa ho creato.

Che ruolo hanno oggi gli scrittori negli Stati Uniti?

Non so se il ruolo degli scrittori cambi di anno in anno necessariamente. Non vedo il mio ruolo diverso ora rispetto a dodici anni fa quando ho cominciato a pubblicare libri. Penso che la maggior parte degli artisti, in generale, stia solo cercando di guadagnarsi da vivere pur rimanendo fedele alla propria visione. Io sono sicuramente grata di potermi dedicare alla mia scrittura senza dover fare anche un altro lavoro, quindi cerco di sostenere i miei colleghi nel miglior modo possibile. Ovviamente sostengo la libertà di parola e le istituzioni culturali coinvolte, come penso la maggioranza dei miei colleghi.

Cosa è cambiato (se un cambiamento c’è stato) nel tuo “processo di scrittura” tra la stesura del tuo bellissimo romanzo Santa Mazie e l’ultimo, Da grande?

Da grande è stato un libro molto più veloce da scrivere, non ho dovuto fare tante ricerche, è un libro “contemporaneo”, ambientato in un paesaggio familiare. Per Santa Mazie ho fatto mesi di ricerche. E’ stato più difficile immaginare me stessa nel tempo e nello spazio di Mazie. Dopo aver compreso la voce di Mazie però e le voci delle persone che la conoscevano, mi sono sentita come quando ho scritto da grande o un altro dei miei libri. Una volta che conosco la voce del mio personaggio è come se ogni giorno mi infilassi un guanto quando mi siedo a scrivere.

Tu vivi tra New York e New Orleans, due città molto evocative nell’immaginario collettivo, ci racconti come passi le tue giornate?

(in realtà ora vivo solo a New Orleans)

La mi vita quotidiana è molto semplice. Mi alzo, do da mangiare al cane, gli accarezzo la piccola testolina morbida, facciamo una lunga passeggiata, io bevo un caffè, leggo per un’ora. Scrivo sul mio taccuino, mi siedo al computer. Cerco di non urlare troppo contro lo schermo del mio computer per “lo stato del nostro governo” . Lavoro molto duramente nei periodi di stesura di un libro. Più tardi forse faccio un’altra passeggiata o vado in bici o incontro qualcuno per un drink o per mangiare qualcosa di buono o per sentire musica insieme. La vita a New Orleans è molto “casual and easy” e io sono grata per questo.

Il rapporto tra Andrea, la protagonista del tuo romanzo e sua madre, è simile al rapporto che ho io con mia madre. Tu che rapporto hai con la tua?

Amo mia madre, penso sia molto divertente e saggia. Le faccio sempre domande sugli argomenti dei miei libri e le chiedo di scrivermi lettere. Per da grande le ho chiesto cosa significasse secondo lei essere adulti e lei mi ha scritto i suoi pensieri su questo. Lei mi è di supporto, è un supporto anche per la mia carriera di scrittrice, ama i miei libri. Mia madre legge molto e costantemente, legge di tutto, mi ha instillato l’amore per la letteratura.

Indigo, l’amica di Andrea si sposa, la cosa sembra essere terribile per Andrea, ma cosa c’è di così terribile? E per Jami?

Andrea non crede nell’istituzione del matrimonio e probabilmente soffrirebbe molto se fosse costretta a impegnarsi in un matrimonio o in qualunque altra cosa oltre forse, forse alla sua arte.

Io invece riconosco il valore dei rapporti sentimentali, conosco persone che “fioriscono” nel matrimonio, a me però non interessa, non è sicuramente nella mia lista delle cose da fare.

Ma alla fine è davvero necessario crescere?

Si. Devi crescere abbastanza in modo che nessun altro debba prendersi cura di te. Per me età adulta significa sapere perché hai fatto le scelte che hai fatto e “stargli dietro”. Ciò non significa che devi smettere di divertirti. Significa solo che ti stai assumendo la responsabilità della tua vita.

La foto te l’ho rubata su Instagram! È perfetta vestito giallo come il colore di Pordenonelegge!

Allora arrivederci a domenica.

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